*Circolano, ormai da tempo, le norme di pre-salvaguardia da approvare in attesa dell’adozione del PRG nuovo. Il rispetto delle regole non fa certo parte del bagaglio culturale di chi, sprezzante di qualsiasi principio etico, ha sottratto alle sedi istituzionali (Commissione Consiliare Urbanistica) uno dei compiti precipui.
Amareggia, ma non stupisce. Chi lo ha attuato è la stessa persona che ha proposto l’eliminazione di un altro organo collegiale (la Commissione Edilizia) colpevole, probabilmente, di aver espresso pareri “autonomi” o di aver seguito un principio di coerenza nell’applicazione delle norme.
Stupisce, invece, il contenuto del documento, che:
1) propone di attuare la Variante Generale al PR tramite piani di intervento preventivo di iniziativa pubblica;
2) subordina gli interventi diretti (permesso di costruire e denuncia inizio attività) alla esistenza di un piano di attuazione di iniziativa pubblica, PPE, PEEP, PIP, PR;
3) nega ai privati, siano essi semplici cittadini o imprese, la possibilità prevista dalle leggi dello Stato di intervenire attraverso i Piani di Lottizzazione Convenzionata (PLC), in tutte le zone del P.R.G. descritte di seguito:
– art.29 zone residenziali di completamento (per le parti prive delle caratteristiche individuate dall’art. 2 lettera b del d.i.24/1968 n° 1444;
– art.34 zone residenziali di espansione;
– art.38 zone di insediamento sparso all’interno delle zone destinate ad attrezzature pubbliche e di interesse generale;
– art.39 zone per le attrezzature turistiche collinari;
– art.40 zone artigianali – industriali- commerciali di completamento;
– art.41 zone artigianali di espansione;
– art.42 zone industriali di espansione;
– art.43 zone commerciali di espansione;
– art.44 zona portuale;
– art.49 zone per le attrezzature ed impianti di interesse generale.
La proposta di attuare la Variante al PR esclusivamente attraverso i piani di iniziativa pubblica non è condivisibile poiché regola l’intervento sul territorio penalizzando, fino alla eliminazione, le iniziative che la legge consente ai privati, ed è criticabile anche per i pessimi risultati che la loro applicazione ha avuto in passato qui e in altre realtà.
Certamente chi lo ha predisposto scotomizza le difficoltà dell’Amministrazione a predisporre validi strumenti urbanistici preventivi, od anche soltanto ad ottenere modifiche minime alle norme vigenti.
Ad oggi l’Amministrazione Comunale non è riuscita a dotarsi dei seguenti
urbanistici ed edilizi:
– una semplice regolamentazione della realizzazione di strutture accessorie (gazebo, tettoie, e simili), presente da tempo in molti Comuni vicini. Tale assenza costringe la Commissione Edilizia ad esaminare decine di richieste per tali opere, sottraendo tempo a questioni più importanti e crea perplessità nei cittadini qualsiasi, i quali si chiedono come la stessa norma non consente la realizzazione della copertura di una tettoia in legno e permette che possa esistere ed operare una strutture assurde le cui caratteristiche sono sotto gli occhi di tutti;
– del Piano Regolatore del Porto, la cui esecuzione viene ancora una volta richiamata dalla Variante al P.R.G (la legge che ne prevede l’esecuzione è stata emanata nell’anno 1994, e nonostante siano trascorsi oltre 10 anni nulla è stato fatto).
Risultati positivi non si sono avuti neanche quando i Piani sono stati redatti:
1) II Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica del Centro Storico, oltre
a NON PROPORRE alcun elemento caratterizzante e qualificante nelle tipologie
di intervento, ha drasticamente limitato la possibilità per i cittadini sambenedettesi di realizzare balconi in aggetto dagli edifici per dimensioni ragionevoli. Gli stessi balconi che gli abitanti di Cupra Marittima possono invece fare, per gli edifici del loro Centro Storico, con sporgenza proporzionale alla larghezza della strada su cui aggettano.
La normativa contiene evidentemente gravi lacune se il Dirigente del Servizio Edilizia e Protezione delle Bellezze Naturali, in centro storico A/2, acconsente ed approva la realizzazione di interventi assurdi nell’isola pedonale (permettendo l’uso di materiali inadeguati ed avulsi dal contesto degli edifici circostanti). E’ chiaro che chi prende tali decisioni è ben lontano dal solo pensare di predisporre strumenti di iniziativa pubblica adeguati al Centro Storico, come è stato fatto in Comuni del vicino Abruzzo da oltre venti anni.
2) La modifica dell’articolo n° 29 relativo alla normativa delle zone di completamento, richiesta dall’Ufficio Tecnico comunale, è stata licenziata con un testo che, paragonato con quello per identica zona posseduto dal Comune di Grottammare, consente un’operatività inferiore notevolmente ridotta. Usando un paragone calcistico, considerata l’importanza relativa dei due temi trattati, l’iniziativa pubblica ha fatto di S. Benedetto, una città di serie B rispetto a Cupra Marittima, e di serie C rispetto a Grottammare.
I cittadini fanno volentieri a meno dell’inutilità, o meglio, del danno che interventi di iniziativa pubblica simili a questi possono generare.
ART. 28 ZONE STORICHE
Come possono fare a meno – i nostri concittadini – anche della sibillina proposta urbanistica che prevede, per la porzione di territorio individuata dalla sotto-zona S4, Area Progetto 2, Lotti di intervento coordinato T3 e T4, un iter urbanistico diverso da quello di tutte le tre zone storiche A1/A2/A3.
Le disparità di trattamento sono da rigettare per principio in quanto socialmente inique in una prospettiva di equità sociale introdotta ne nuovo strumento urbanistico principale con la perequazione.
ART. 29 ZONE RESIDENZIALI DI COMPLETAMENTO
Spiegazioni che si rendono indispensabili anche e soprattutto per l’art. 29 dove, come nulla fosse, l’estensore delle N.T.A. afferma che esistono oggi Zone di Completamento in cui non è possibile costruire con intervento edilizio diretto, in quanto classificate tali senza in realtà possederne i requisiti ai sensi del DM 2.4.1968 n° 1444.
Spontanea la riflessione: se non li possiedono oggi i requisiti, certamente
non li avevano al momento del loro inserimento come tali nel PRG ancora
vigente. Dunque l’affermazione contenuta nella previsione di Variante, di per sé
contraddittoria, diviene assurda in quanto a formularla oggi è la stessa persona
che ieri fu progettista del PRG.
ARI. 49 ZONA PER IMPIANTI E ATTREZZATURE DI INTERESSE GENERALE
10 tipologie diverse fanno parte della stessa zona: in tutte la Variante al Piano si attua tramite strumenti urbanistici di tipo preventivo di iniziativa pubblica. E’ ammesso l’intervento edilizio diretto solo “su superfici territoriali di ridotta estensione” a meno che non risulti espressamente vietato per la particolare
sotto-zona in esame. La dicitura “RIDOTTA ESTENSIONE”, non indica un limite definito e si presta a valutazioni soggettive.
Valutazioni soggettive simili a quelle che hanno ispirato la decisione di limitare l’intervento edilizio diretto nella “zona per attrezzature sportive” e non in quella per la “protezione civile e l’ordine pubblico”.
Comunque sia, decisioni che comportano disparità di trattamento per casi apparentemente analoghi, dovrebbero essere accompagnate dall’elenco dei proprietari delle aree interessate, per mettere i cittadini nella condizione di valutare a chi giova e a chi nuoce una determinata normativa.
CONCLUSIONE
Il tempo necessario per l’approvazione definitiva della Variante Generale al PR e dei piani di intervento attuativi di iniziativa pubblica non potrà essere, ragionevolmente, inferiore a due anni. Le conseguenze legate all’approvazione in Consiglio comunale delle norme di salvaguardia sarebbero disastrose: stasi edilizia, inevitabile aumento dei prezzi di mercato degli immobili, ulteriore intensificazione nella costruzione di immobili nel territorio dei Comuni vicini, confinanti con S. Benedetto, che fornirà i servizi, senza aver ricevuto in cambio alcun utile: né oneri di “Bucalossi”, né ICI o altro introito. Solo il potere del Sindaco e del Dirigente del Servizio Urbanistica e Protezione Bellezze Naturali sarà maggiore di quello attuale; quanto possa risultare utile ai cittadini di San Benedetto lo si ricava dalle brevi note da me redatte. Trattasi di una proposta di Variante al PR assurda che fa tornare indietro San Benedetto di almeno 50 anni e che costituirà un ulteriore impedimento alla crescita di tutto il territorio di cui S.Benedetto è capofila. Chi si assumerà il ruolo di impedire di raggiungere le grandi aspettative che la laboriosità dei nostri concittadini meriterebbe? Continuerò a vigilare.
*Dr. Vincenzo Rosini – Presidente I Commissione Consiliare

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