SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Vidallè punta centrale. Speedy Martini pronto a saettargli intorno, in cerca di una torre, una spizzicata, o anche per un cross di ritorno al Batistuta della Riviera. Gutierrez nell’inedito ruolo di tornante destro offensivo. Bogliacino, l’uruguaiano che usa il piede mancino solo per assist vincenti, che si sacrifica senza perdere lucidità offensiva. Il duo tenaglia di centrocampo, Trattore Amodio e Bimbo Cigarini, che filtrano e ripartono senza sosta, aiutati dalla giovinezza che non ti stanca mai. Dietro, un quartetto perfetto e granitico: Taccucci che non lascia un metro di respiro, Zanetti che è un muro di muscoli e potenza, Canini che ha diciannove anni e sembra giochi da una vita, capitan Colonnello che è l’anima della squadra, Spadavecchia che non si lascia mai sorprendere. Ragazzini fuori, terribili dentro.
È questa la squadra dei sogni? Dopo averla vista a Lanciano, probabilmente sì. Se tutti avevano fino ad ora elogiato il 4-4-2 di ferro di mister Ballardini, in pochi si aspettavano che l’ex tecnico parmense modificasse questo assetto in una gara così importante come quella di Lanciano. Certo, è dipeso dall’infortunio di Tedoldi, ma tutti si aspettavano l’esatta riproposizione degli schemi precedenti che erano parsi i più adatti a questi uomini. Ballardini, inoltre, non è etichettato come un “sacchiano?, ovvero non fa parte di quella schiera di allenatori che prediligono gli schemi agli uomini e che fanno del 4-4-2 una specie di credo fondamentalista?
Ma quella del 4-4-2 fisso non è la vera natura di Ballardini. Sacchi non avrebbe mai effettuato i cambi di Ballardini a Foggia (fuori Vidallè, dentro Martini, Bogliacino trequartista, schema 4-4-1-1), e Fermo (out Vidallè, dentro De Rosa, attacco con Bogliacino-Martini, 4-4-1-1). È un tecnico più malleabile e più moderno, sulla scia dei Lippi e dei Capello: va bene la zona, il pressing, il fuorigioco sistematico, le ripartenze e gli automatismi, ma il calcio è un gioco e non una partita a scacchi.
Tornando sul concreto, però, la formazione di Lanciano è sempre riproponibile? Difficile a dirsi. Sicuramente in avanti la squadra è sembrata più imprevedibile, perché, pur avendo almeno quattro uomini offensivi, nessuno di loro garantisce punti di riferimento fissi: Vidallè è un attaccante che pressa moltissimo i portatori di palla, Martini una punta che ama spostarsi su tutto il fronte d’attacco, Gutierrez e Bogliacino partono dal centrocampo. L’unico dubbio riguarda la proposizione di una squadra così offensiva (anche se equilibrata, almeno a Lanciano) nelle partite casalinghe. “Fuori casa si gioca meglio perché affrontiamo squadre più aperte?, spiegava Colonnello al termine della sfida di mercoledì.
Infatti contro la Spal è stata una sofferenza perché si è incontrato una formazione che si difendeva costantemente con nove uomini, alla ricerca del pareggio. Ammucchiare uomini in attacco potrebbe, invece che scardinare le difese ospiti, ostruire tutti gli spazi per una Samb che, in attacco, resta una squadra veloce e tecnica piuttosto che di sfondamento (a meno che la situazione non sia risolta dai cross laterali e dai colpi d’ariete di Vidallè). E il Sora di Eziolino Capuano, ne siamo certi, verrà a San Benedetto per costruire barricate difensive.
Un bel rebus: un tridente e il gusto del calcio champagne val bene il rischio?
SQUADRA. Oggi i rossoblù si sono allenati al Campo Europa. Tedoldi ha recuperato dall’infortunio al ginocchio ma non è ancora al 100% della forma: probabilmente domenica prossima siederà in panchina. Ballardini potrebbe schierare la stessa formazione di mercoledì a Lanciano, anche se non è escluso il ricorso a sorpresa a Favaro. Domani la Samb effettuerà la rifinitura presso il Campo Rodi e a quel punto Ballardini scioglierà le ultime riserve.

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