SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La complessa situazione dell’economia locale vede le piccole aziende in difficoltà. Quale ritiene che sia la radice del problema e come pensa che possa essere risolto?
A mio parere la situazione non è così drammatica come si dice. Penso che troppo spesso ci si improvvisi imprenditori e che alla base di qualsiasi attività imprenditoriale dovrebbe esserci una solida preparazione di base. In questo modo si eviterebbero alcune leggerezze e si avrebbero più i piedi per terra. Dal 1992 la rivoluzione del sistema creditizio, che ha portato all’accorpamento delle banche, ha nuociuto all’economia del centro sud. Le banche locali stanno scomparendo e questo fa sì che si reinvestano i soldi guadagnati sempre nelle sedi centrali dei grandi gruppi, impedendo così l’instaurarsi di circoli virtuosi nelle località minori. La Banca Picena Truentina reinveste quello che guadagna nel nostro territorio mentre il denaro delle banche dei grandi gruppi finisce sempre al nord.
Si insiste sulle potenzialità del turismo, a suo parere è così importante per l’economia locale?
Il Turismo è molto importante ma non determinante. Non può essere considerato l’asse portante dell’economia locale, in quando nella definizione del reddito delle nostre terre influisce appena al 10%. Influiscono in modo molto più significativo i settori industriali o portuali. A mio parere gli albergatori devono imparare a gestire le loro attività come se fossero industrie, iniziando a pensare ed agire in modo meno provinciale. Se non si inizia a pensare in grande ed a investire in strutture alberghiere adeguate, il nostro sistema turistico rischia il collasso.
La macchinosità e conflittualità del sistema politico rischia di essere un freno allo sviluppo del territorio piceno?
Ovviamente buoni politici sono un importante sostegno allo sviluppo del territorio ma non ritengo corretto accollare troppe responsabilità al sistema politico. L’Amministrazione deve offrire un valido controllo ed una direzione allo sviluppo economico ma il lavoro maggiore spetta agli imprenditori.
La divisione della provincia di Ascoli Piceno può avere riflessi negativi dell’economia del piceno?
Assolutamente sì. Le condizioni economiche della nostra provincia già erano critiche prima, con questa scissione si caricherà il territorio di un peso economico aggiuntivo. Inoltre la nuova provincia di Fermo avrà bisogno di tempo per avviare le proprie attività e consolidarsi.
Il sistema bancario. E’ opinione diffusa che sia difficile per una piccola impresa ottenere prestiti e che gli interessi richiesti dalle banche siano troppo alti. La sua opinione?
La posizione delle banche in proposito sta cambiando, almeno per quanto riguarda la Banca Picena Truentina. Noi finanziamo anche il cervello dell’imprenditore, non ci basiamo solo sulle capacità economiche delle imprese ma anche e soprattutto sul valore dei progetti presentati. Come banca locale trattiamo con soggetti che in genere conosciamo e l’elemento determinate nella concessione dei crediti è più il valore dell’imprenditore che il suo capitale.
La sentenza della Corte di Cassazione, che ritiene ingiusto far pagare gli interessi bancari ai clienti che sono in rosso ogni tre mesi piuttosto che ogni anno, ha fatto molto scalpore e scatenato numerose proteste. Che ne pensa?
Ritengo che la giurisprudenza in questi casi debba tenere conto della varietà degli accordi che possono intercorrere tra le banche e i clienti.
Domenica 14 novembre avete celebrato la festa del socio lavoratore. Come è andata?
Molto bene. Questa festa si svolge ogni due anni e celebra l’assegnazione di borse di studio per i dipendenti, i soci e relativi figli che si sono laureati con i voti più alti.

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