NOME: Napoli Soccer
ANNO DI FONDAZIONE: 2004
COLORI SOCIALI: maglia azzurra, calzoncini e calzettoni bianchi. A proposito della nuova maglia del Napoli Soccer è doveroso sottolineare la bella iniziativa della società che ha voluto fortemente ritornare all’antico, facendosi fare dalla Robe di Kappa (ditta fornitrice del materiale tecnico), una casacca dal colore storico del Napoli, quello che potremmo definire “azzurro Maradona?. Il ds Marino ha infatti personalmente spedito una maglia del primo scudetto partenopeo all’azienda di Torino, proprio affinché la colorazione delle casacche indossate da Sosa e soci fossero identiche a quelle della storica annata ’86/’87.
CENNI STORICI: l’attuale società partenopea è nata la scorsa estate dalle ceneri della vecchia e gloriosa SSC Napoli. La “rinascita? è avvenuta grazie alla passione (ed ai soldi) del produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis, che si è avvalso della collaborazione del direttore sportivo Pierpaolo Marino e dell’allenatore Giampiero Ventura.
La neosocietà ha messo in piedi il proprio organico nel giro di poco tempo; sotto il Vesuvio sono arrivati calciatori di assoluto valore per la categoria e mi riferisco ai vari Sosa, Montervino, Varricchio, Toledo, Belardi, Gatti, Berrettoni, Montesanto e tanti altri. Una formazione che, almeno stando ai nomi, potrebbe di certo ben figurare nella serie cadetta. Ma i nomi non assicurano le vittorie e in effetti l’avvio degli uomini di Ventura è stato sinora sofferto e non privo di difficoltà e imprevisti.
Ma ripercorriamo in breve la storia degli “antenati? del Napoli Soccer. La prima squadra napoletana, il Naples, vede la luce nel lontano 1904 grazie all’operato di un inglese che lavora in un’agenzia marittima nel cento campano (James Poths) e di un ingegnere partenopeo (Emilio Anatra). Otto anni più tardi i napoletani si staccano dagli inglesi fondando un’altra squadra, l’U.S. Internazionale. Nel 1920 avviene la fusione tra le due realtà del luogo e nasce così l’Internaples, società alla quale si deve la scelta della maglia azzurra, maglia che ha caratterizzato la storia del calcio partenopeo sino ad oggi.
23 agosto 1926. Questa data segna un altro cambiamento topico: il sodalizio azzurro muta la propria denominazione in Associazione Calcio Napoli. Bisognerà attendere il 1964 per la definitiva trasformazione in Società Sportiva Calcio Napoli, il cui nome si è fregiato di innumerevoli vittorie e di alcuni trofei.
Tanti nomi di allenatori e di calciatori di valore hanno vestito la maglia del Napoli – da Pesaola a Sivori, da Zoff ad Altafini, da Careca a Maradona (a proposito, per il prossimo periodo natalizio è prevista l’apertura di un Museo itinerante dedicato al “pibe de oro?, che partirà proprio dalla città partenopea) – e se finora attraverso il nostro viaggio per conoscere meglio le avversarie della Samb, mai abbiamo potuto parlare di un albo d’oro, nel caso del Napoli ciò ci è possibile: 60 campionati di massima serie (a girone unico), una Coppa delle Alpi (1965/’66), una Coppa di Lega Italo-Inglese (1976/’77), due scudetti (1986/’87 e 1989/’90), tre Coppa Italia (1961/’62, 1975/’76 e 1986/’87) ed una Supercoppa Italiana (1990/’91), oltre alla Coppa Uefa vinta contro lo Stoccarda nel 1988-89.
I fasti partenopei sono macchiati dall’ultimo, infausto, decennio: la stagione 1997/’98 segna la retrocessione del “ciuccio? dopo ben trentadue anni. La serie A, riconquistata dopo appena due stagioni è una deprimente parentesi, in quanto il Napoli di Mondonico (succeduto a Zeman) ritrova l’inferno della B al termine dello stesso campionato. Tre tornei in cadetteria e poi i fatti di quest’estate con la società spedita – per sua fortuna, visto che poteva essere fatta partire da categorie più basse – in serie C1.
STADIO: “San Paolo?. Impianto costruito nel ’59, su due anelli, interamente coperto e capiente per 76.000 spettatori. Peccato solo per la pista d’atletica che allontana non poco il pubblico dal rettangolo verde, ma il clima che vi si può respirare è di quelli elettrizzanti, e non lo diciamo tanto per dirlo. La copertura amplifica l’urlo dei tifosi sugli spalti ed in parte ricompensa della distanza dai giocatori; il fascino gli è conferito in larga parte dal calore del fantastico pubblico di fede azzurra che sa trasformare l’impianto di Fuorigrotta in una vera e propria “bombonera? argentina. Il settore ospiti è la tribuna Ospiti (primo e secondo anello), ovvero la parte laterale adiacente alla curva A.
Per chi intendesse raggiungere Napoli e il San Paolo in treno, si hanno due opportunità: arrivare sino alla stazione Centrale, dove è opportuno prendere la metropolitana e scendere alla fermata “Campo Flegrei?, oppure giungere direttamente alla stazione ferroviaria Campi Flegrei, dalla quale lo stadio dista appena 300 metri; dovrete, dopo aver percorso piazzale Tecchio, percorrere un sottopassaggio.
Chi al contrario scegliesse la macchina o altri mezzi di locomozione privati, suggeriamo di percorrere strade a percorrenza veloce: imboccare l’A14 e uscire al casello di Giulianova, direzione Teramo, da qui prendere l’A24 sino a Roma dove poi la stessa si collega con la A1. Percorrere quest’ultima fino ad imboccare la Tangenziale di Napoli (A56), dalla quale dovremo uscire a Fuorigrotta. Quindi proseguire per strada vicinale Cupa Cintia, Via Terracina, Piazza Gabriele d’Annunzio e infine Piazzale Tecchio, dove è situato il San Paolo.
CITTA’: quasi 1 milione di abitanti. Città famosa in tutto il mondo per i suoi tesori artistici e le proprie tradizioni culturali. Si estende sulla costa tirrenica dominata dal Vesuvio. Tra i monumenti più rilevanti segnaliamo l’imponente Piazza del Plebiscito (ricca d’edifici storici), il Maschio Angioino, il Palazzo Reale e il Teatro San Carlo. Di notevole spessore sono anche il Museo Archeologico, la rinascimentale Porta Capuana, il duomo dedicato a San Gennaro, patrono della città, Castel Capuano e Piazza del Gesù Nuovo(con la guglia dell’Immacolata). Da visitare la suggestiva zona costiera di Posillipo, ricca di ville e ruderi d’età romana.
Per chi volesse raggiungere la Campania magari con un giorno di anticipo rispetto alla partita, consigliamo un paio di alberghi, abbastanza economici, dove pernottare: il Vittorio Veneto (via Milano 96, tel. 081-201539), il Camandoli (via Iannelli 586, tel. 081-5466836) e il Poker (via Milano 13, tel. 081-5544106). Buon riposo!
TIFOSERIA: Napoli può contare su un bacino d’utenza impressionante – non solo il milione di abitanti della città campana, ma l’intera regione e gran parte del Sud, visto che fino agli a metà anni Novanta (inizia il declino del “ciuccio?) il meridione pallonaro parla quasi esclusivamente partenopeo – ma, a parte i numeri, che sono sempre stati notevoli, a prescindere dalla categoria, il tifo azzurro è da sempre stato sinonimo di competenza, passione, amore cieco e indissolubile, talvolta persino sportività.
Anche l’attuale stagione in terza serie è cominciata all’insegna dello strabiliante affetto napoletano nei confronti della nuova società messa in piedi da Aurelio De Laurentiis: 19.065 abbonati (record di tessere tra B e C), in oltre 45.000 (parliamo di dati ufficiali…) al debutto contro il Cittadella, in 50.000 contro la Vis Pesaro (recupero infrasettimanale della prima giornata), più di 60.000 per il derby con l’Avellino e poi gli ultimi due dati (ambedue fermi all’incirca sulle 30.000 unità) – per i match al cospetto di Chieti e Benevento – che denotano una forte flessione (benedetti risultati!), ma che restano assolutamente fuori della “portata? della serie C. Pensate, per esempio, che il pubblico del San Paolo registrato al debutto è stato il secondo più numeroso della giornata di tutti i campionati professionistici oppure che i 60.000 e più accorsi allo stadio con l’Avellino hanno fatto del San Paolo, in quella domenica, l’impianto più “popolato? di tutta l’Europa calcistica.
Numeri da A quindi quelli mostrati dalla platea azzurra, mentre addentrandoci in un discorso prettamente ultras iniziano delle note un pochino più dolenti. I gruppi organizzati napoletani infatti hanno accolto piuttosto male – per utilizzare un eufemismo – la decisione del “palazzo? di far partire il nuovo sodalizio di De Laurentiis dalla C. Ma facciamo un passettino indietro.
Ricorderete di certo che durante l’estate passata, quando ancora il Napoli non aveva un proprietario e sembrava inevitabile il “crac?, come la città si fosse mobilitata allo scopo di “combattere untiti chiunque voglia pilotare il fallimento del Napoli per ricominciare dalle serie inferiori, quelle che non i competono?. Ecco allora l’idea di formare “orgoglio partenopeo?, sigla dietro la quale si uniscono tutti i gruppi di tifosi che popolano il San Paolo. Su un comunicato diffuso a luglio dalla stessa organizzazione si leggeva: “per la prima volta nella storia dei nostri colori, i tifosi del Napoli sono uniti sotto un’unica sigla. L’iniziativa è stata presa, dopo lunghe riunioni, dagli ultras delle due curve, stufi di aspettare, in maniera passiva, il fallimento del glorioso Napoli?.
Nulla fu però possibile, l’avvento di Gaucci fu il classico fuoco di paglia – resterà ai tifosi il bellissimo ricordo della serata del 26 luglio in cui 40.000 cuori azzurri si riunirono al San Paolo per celebrare l’ “orgoglio partenopeo? e dire “no?, con forza, al fallimento dell’SSC Napoli – ed alla fine arrivò il “De Laurentiis day?. Il celebre produttore cinematografico ha ridato speranza al popolo di fede azzurra portando sotto il Vesuvio il capace ds Pierpaolo Marino – che nel giro di pochi giorni ha messo i piedi un organico sprecato per la C – e il preparato allenatore Giampiero Ventura, al quale è stato affidato il compito di plasmare la nuova “creatura?.
Gli ultras napoletani però, sono rimasti fermi sulle posizioni stabilite in precedenza: via tutti gli striscioni dei singoli gruppi che hanno fatto la storia delle due curve del San Paolo (la curva A e la curva B) – Ultras Napoli (sono gli eredi del celeberrimo Commando Ultrà Curva B, gli autori tra le altre cose di un libro che narra le loro gesta dal titolo “25 di storia degli ultrà? ), Fedayn, Vecchi Lions, Masseria, Brigata Carolina, Teste Matte, Mastiffs, Blue Tiger – via le bandiere e qualsiasi altro elemento coreografico, via persino la voce (la Masseria, decisa a sostenere comunque la squadra nel corso dei 90 minuti di gioco, si è spostata dalla curva A ai distinti).
Lo stadio partenopeo è sinora stato teatro solo di scritte e canti contro Carraro e la Lega. Insulti, anche molto pesanti, e quant’altro per il numero uno del calcio italiano, individuato come il principale colpevole della situazione del Napoli. Un solo striscione cementa idealmente le molteplici entità del tifo azzurro – in casa come in trasferta – ovvero quel telone fatto stampare con su impressa la data di fondazione dell’SSC Napoli che fu, il 1926. Gli ultras napoletani hanno tenuto a precisare con una scritta: “che nessuno ci giudichi!?. Non lo faremo.
Giusto rispettare la decisione di una tifoseria che ha dato tanto al calcio e alla storia del tifo nostrano: precursori di cori (impossibile dimenticare il “porompompero?), striscioni (“Giulietta è ‘na zoccola?, diretto ai veronesi), inventori di fantasiose e poetiche coreografie – il maga-bandierone copricurva più grande d’Italia, la scenografia “Napul è mille culure? e quella delle banane di carta rivolte ai veronesi – i veri “padrini? dello spettacolo pirotecnico e della coriandolata.
Terminiamo l’ampia disamina del tifo napoletano menzionando le amicizie e le rivalità. Rapporti tesi, su tutti, con i veronesi (le due fazioni incarnano alla perfezione il prototipo dell’odio tra Nord e Sud), ma anche con laziali, juventini, milanisti (coi quali in passato esisteva un’amicizia), interisti, romanisti, salernitani, avellinesi, atalantini, fiorentini, pescaresi, baresi, bresciani, ternani, leccesi e cagliaritani. Amicizie con palermitani, anconetani e soprattutto genoani, coi quali è in piedi un solido e duraturo gemellaggio.

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