Ci parli un po’ del suo quartiere
I confini di Sant’Antonio vanno da via Voltattorni a via Formentini lato sud. Il quartiere abbraccia punti nevralgici della città come la SS16, viale De Gasperi e via Piemonte: praticamente va dal mare alla collina. Credo che con i suoi circa 9 mila abitanti sia il più popoloso di San Benedetto.

I problemi più urgenti del quartiere?

L’elenco è interminabile. Partiamo dal nodo irrisolto dell’inquinamento elettromagnetico in via Bianchi. La questione non è stata mai affrontata seriamente. Non invidio chi lavora e abita in questa zona. E poi c’è la problematica storica dell’inquinamento atmosferico e dell’alta densità del traffico sulla SS16.
Tutto qui?
Macché. Abbiamo la fortuna di avere la nuova Sentina in viale De Gasperi, via Monte San Michele e nel sottopasso di via Monfalcone, ogni qual volta si scatena il maltempo in città. Per non parlare del mercatino ortofrutticolo più bello di San Benedetto, servito da servizi igienici all’avanguardia. Uso l’ironia per non ricorrere a toni più pesanti nei confronti di chi non ha fatto il proprio dovere. E della pulizia delle strade ne vogliamo parlare? Praticamente la Picenambiente è scomparsa dal nostro quartiere.

L’Amministrazione sembra intenzionata ad avviare la riqualificazione di viale De Gasperi: cosa ne pensa?

Anch’io ho sentito parlare di quest’opera che l’Amministrazione vorrebbe realizzare a partire dal prossimo gennaio. Peccato che nessuno ci abbia mai informato. Non sarebbe più opportuno interpellare il nostro direttivo per poi convocare un’assemblea pubblica prima di mettere in cantiere un intervento del genere?
Avvertite il problema dei parcheggi?
So che è stato approvato il piano sosta e sono a conoscenza di un progetto per Largo Lazio, che al momento si trova in uno stato pietoso. Siamo in attesa di novità.
Dalle sue parole si può dedurre che i rapporti con l’Amministrazione non sono proprio idilliaci
L’Amministrazione non ha mai avuto buoni rapporti con i quartieri sin dall’inizio della legislatura. Io credo che veda in questa forma di partecipazione democratica dei cittadini una sorta d’opposizione all’azione di governo. Il sindaco non sa cosa perde trascurando il contributo dei quartieri: la nostra attività può essere davvero preziosa per risolvere i problemi quotidiani della cittadinanza.

A quanto risale l’ultimo incontro del Comitato di Sant’Antonio con il sindaco?

Dall’inizio del mandato lo abbiamo visto solo due volte. L’ultima risale al 2 dicembre 2003, quando incontrò tutti i presidenti dei quartieri cittadini. Quel giorno ci fece una promessa che ancora ricordo: “Vi sarò vicino, d’ora in poi ci riuniremo una volta al mese?, disse. Da allora non abbiamo avuto più sue notizie.

Eppure il quartiere Sant’Antonio è a due passi dal Municipio: un bel vantaggio, no?

Magari. Spesso passo in Comune ma questo non significa nulla. Il sindaco è rinchiuso nella sua stanza ed è praticamente impossibile incontrarlo.

Secondo lei i Comitati di quartiere corrono il rischio di essere soggetti a condizionamenti politici?

A parer mio il senso civico non ha colore politico. L’attività dei Comitati è una forma di volontariato che non dovrebbe mai prestarsi a pressioni di alcun genere. Sono presidente da 10 anni del quartiere Sant’Antonio: la mi
I presidenti di quartiere da noi intervistati nelle settimane precedenti hanno chiesto più poteri per i Comitati. E’ d’accordo?
Basta solo tanta buona volontà delle parti e un fattivo spirito di collaborazione, soprattutto da parte dell’Amministrazione.

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