NOME: Unione Sportiva Avellino
ANNO DI FONDAZIONE: 1912
COLORI SOCIALI: maglia verde con bordi bianchi, calzoncini bianchi e calzettoni verdi
CENNI STORICI: dopo il Napoli l’Avellino è indubbiamente la squadra campana più blasonata: 10 campionati di serie cadetta e altrettanti in A; tra le cosiddette provinciali nessuna ha saputo far meglio.
L’epoca d’oro degli irpini si inaugura negli anni Settanta con l’avvento del presidente Sibilia. Sotto la sua gestione infatti, corre la stagione ’72/’73, l’Avellino batte il Lecce 1-0 e approda nella cadetteria, per la prima volta nella sua storia. Quattro annate consecutive in B, poi alla quinta, l’impensabile salto nella massima serie; lo scenario è quello dello stadio Luigi Ferraris di Genova invaso da oltre 10.000 fans bianoverdi. I “lupi? liquidano la Samp con un secco 2-0 che non ammette repliche e il sogno della serie A si avvera. Dieci campionati consecutivi in A – l’amara retrocessione è datata giugno 1987 – nei quali gli irpini ottengono salvezze soffertissime, vere imprese in rimonta e due ottavi posti nelle annate ‘81/’82 e ’86/’87. La stagione più difficile, ma quella che senz’altro rimarrà indelebilmente nella mente degli sportivi biancoverdi, è targata 1980/’81, in cui a causa dello scandalo del calcio scommesse – il primo di una lunga serie nel mondo “pallonaro? – l’Avellino si posiziona ai nastri di partenza con una penalizzazione pari a 10 punti. Ma è anche l’anno del dramma del terremoto in Irpinia; la salvezza della squadra locale avrà una valenza doppia.
Terminata la parentesi nella massima serie, nell’87 si torna in B. Da rammentare lo scampato fallimento della società nella stagione ‘88/’89 grazie all’intervento di Pierpaolo Marino (attuale d.g. del Napoli), al quale viene affidata la squadra che si iscrive regolarmente e che poi sul campo sfiorerà addirittura la promozione.
In serie cadetta l’Avellino resta altri tre anni, poi retrocede in C1. L’inferno della terza serie relega i campani ai margini del calcio che conta sino alla stagione ‘94/’95, che in seguito ai vittoriosi play off disputati contro il Gualdo li conduce di nuovo in B. Retrocessione immediata e altri sette anni di C.
Siamo infine alla storia dell’altro ieri con il campionato 2002/’03 – dove militava anche la nostra Sambenedettese – nel quale i “lupi? si guadagnano l’accesso al piano superiore senza passare per gli spareggi (in virtù del vantaggio negli scontri diretti sul Pescara, finito in classifica a pari merito con i campani). Anche stavolta però la cadetteria risulta assai amara, tanto che si torna immediatamente in C1 dopo una stagione a dir poco fallimentare. Adesso – e stiamo parlando del torneo in corso di svolgimento – l’ennesima stagione in terza serie partita con i favori del pronostico dopo una buona campagna acquisti in cui il sodalizio di via Zoccolari si è rinforzato in tutti i reparti con gli innesti, di indubbia qualità, dei vari Riccio, Vanin e Criaco dal Benevento, di Evacuo dalla Viterbese e della coppia d’attacco Ghirardello-Rastelli dal Como. Il campo sembra sinora dare ragione alle previsioni estive.

STADIO: “Partenio?. Opera di quel Costantino Rozzi che in tutto il Piceno ricordano con affetto (assomiglia in effetti molto al Del Duca), l’impianto irpino è stato costruito all’indomani della promozione in serie B del ’73. Capiente per 26.000 posti, innalzato su due anelli e distante dal centro della città tre chilometri scarsi, ha due settori coperti, ovvero la tribuna Montevergine e la tribuna Terminio. Il settore adibito agli ospiti è la curva nord – anello inferiore nel caso in cui la tifoseria ospitata non si presenti in numero eccessivo.
I settori dello stadio Partenio sono abbastanza distanti dal terreno di gioco e questo non permette una totale immedesimazione del pubblico con lo spettacolo del campo, ma quando risulta abbastanza gremito, si respira un bel clima, anche grazie al calore che sa sprigionare la tifoseria biancoverde. Tant’è che il Partenio ha recitato un ruolo fondamentale nei dieci anni di A dei “lupi?; era un cosiddetto campo difficile, in cui non era facile giocare nemmeno per gli squadroni.

CITTA’: oltre 52.000 abitanti. E’ il principale centro urbano dell’Irpinia. Nella parte più antica si trova il Duomo, con annesso il Museo Diocesano. Piazza Amendola ospita il monumento a Carlo II d’Asburgo, il Palazzo della Dogana e la Torre dell’Orologio. Degni di nota anche Palazzo Caracciolo, la Villa Comunale ed il Museo Irpino.

TIFOSERIA: una delle migliori del girone B. L’Avellino è il simbolo di tutta l’Irpinia ed anche se la città da sola non fa un gran numero di abitanti i “lupi? sono un forte polo catalizzatore per tutte le realtà del circondario.
Il primo club biancoverde nasce nel ’73 – l’anno della storica promozione in B – ed è chiamato Lupi Irpini Club n.1 “Ubaldo Martinez?. Via via nascono altri club, fra cui “Gli Ultras?, “I fedelissimi? e tanti altri, i quali però non hanno ancora una connotazione ed una mentalità precipuamente ultrà. Bisogna attendere cinque anni: nel ’78 infatti, in concomitanza con l’approdo in serie A dell’Avellino, nascono i Green Stars, attuale gruppo guida, insieme a svariati altri – la frammentazione in gruppi più o meno grandi è ormai una caratteristica della tifoseria avellinese – della casa madre dei sostenitori biancoverdi, ovvero la curva Sud. Dopo di loro nascono molti altre entità del tifo; segnaliamo in particolare il Bronx ed il Bush, quest’ultimo ancora in vita, seppure consistente in poche decine di unità che domenicalmente si ritrovano nel primo anello della Nord.
Nel pieno dei campionati disputati nella massima serie menzioniamo la nascita, nell’anno 1985, dei Green Rock, generatosi da principio come sezione dei Green Stars.
All’indomani, o quasi, del ritorno dei “lupi? in serie cadetta vedono la luce due entità ultras attualmente assai importanti, vale a dire i Cruels ’88 e i New Bush Antonio Petrillo (1989), tra l’altro il primo gruppo biancoverde a poter vantare un sito internet.
Il ’92 è la data che segna il ritorno dei biancoverdi nell’anonimato della serie C. Due anni più tardi Sibilia si riprende la squadra che aveva portato in A e la riconduce nella cadetteria. Dura poco, perché si torna immediatamente al piano di sotto e ad aggravare la già delicata situazione si aggiungono i dissidi tra la presidenza e la tifoseria: in curva e nei restanti settori la gente praticamente sparisce ed il Partenio diventa un desolante “teatro? mezzo vuoto. Impazza la protesta sino a quando il sodalizio biancoverde viene prelevato dal duo Aliberti-Pugliese. Si registra il ritorno del grande pubblico e pian piano la squadra risale. La B sarà riconquistata nella stagione 2002-03, campionato che verrà ricordato anche per lo spiacevole episodio relativo all’aggressione ai due giocatori Diè e Pellicori, all’indomani della sconfitta di Lanciano. Il fatto ebbe una grossa risonanza mediatica ed il centro irpino venne dipinto come violento e razzista.
La stagione scorsa, quella del decimo torneo di B con in panchina il boemo Zdeneck Zeman, è stata una delle più brutte dell’intera storia avellinese.
L’attuale campionato al contrario pare essere nato sotto i migliori auspici e la tifoseria è di nuovo tornata ad essere il 12° uomo in campo. La curva trainante è come di consueto la Sud dove troviamo una miriade di gruppi: Green Stars, New Bush, Cruels, Southern, Splatters, Green Rock, Station Boys, Esagerati. Nella Nord invece da menzionare i Bush nell’anello inferiore e l’Armata Brancaleone, i Fedain ed il Collettivo Ultrà in quello superiore.
Una curva, la Sud, che presenta un potenziale enorme, ma che solo talvolta è capace di sfruttare appieno; certo non è cosa semplice compattare le svariate realtà esistenti e soprattutto “stimolare? sempre a dovere quasi 8.000 persone – questa la capienza del settore. In ogni caso la realtà biancoverde resta, a livello di tifoseria, una delle più significative del girone B (e non solo), anche in relazione ai numeri che la contraddistinguono. 2218 abbonati (al terzo posto nella speciale classifica delle tessere vendute nella divisione est), una media casalinga tra le più alte (quasi 7.000 spettatori a partita) ed un numero consistente di sostenitori in trasferta (dove da quest’anno viene portato un lungo striscione verde con la scritta bianca “Ultras della Sud?): oltre 1.000 a Foggia, 3.000 a Napoli, più di 2.000 a Benevento. Saranno tanti anche al Riviera delle Palme.

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