Quali problemi lamentate nel quartiere?
Da noi manca tutto. Marciapiedi, illuminazione, fogne, nuovi asfalti. Se piove la contrada Valle del Forno si riempie d’acqua, praticamente diventa un lago. Ci avevano detto che presto avrebbero asfaltato la zona ma ad oggi i lavori sono stati eseguiti solo in parte. E comunque abbiamo bisogno, proprio nella zona della Valle del Forno, di interventi definitivi come la costruzione di impianti di scolo perché il nostro quartiere è costituito soprattutto da campi coltivati. L’assessore Poli che fa? Viene, esegue dei controlli, fa dei rilievi e poi manda la Picenambiente a far ripulire solo alcune zone. Ma agire così significa solo sprecare dei soldi. E ancora, le zone Col Fiorito, Col dei Pioppi, la zona industriale e le altre lottizzazioni devono essere sistemate ed erano priorità nel programma elettorale di questa Amministrazione. Quando ci verranno consegnate queste lottizzazioni?
Parliamo dei passaggi pedonali rialzati di Via Manara
I “trampolini�, come li chiamiamo noi, sono un esperimento fatto dall’Amministrazione comunale solo nel quartiere Ponterotto. Il nome corretto di quelle strutture è “strisce pedonali rialzate� ma quei dossi, secondo il Codice della Strada, non sono a norma. Sono troppo alti. Allora cosa si sono inventati? Delle strisce disegnate sopra che non hanno alcun senso, dal momento che la gente non le usa perché non ci sono parcheggi dove recarsi o marciapiedi da percorrere. Per cui, fate voi. Una mattina ci siamo alzati e li abbiamo visti posizionati di fronte alla Chiesa. Il quartiere voleva che il traffico rallentasse in via Manara ma forse era meglio ricorrere ad altri deterrenti. Ha percorso mai quel tratto in macchina? Devi fare sempre molta attenzione e rallentare altrimenti spacchi tutto e se sei distratto sterzando all’improvviso finisci giù nel torrente. E poi sarebbe stato più intelligente, secondo me ma anche secondo altri, sistemare i “trampolini� per esempio 50 metri più ad ovest sul ponte che porta alla sede dell’associazione degli anziani, sempre molto frequentata.
Secondo lei, le auto ‘corrono’ solo in Via Manara?
No, purtroppo. Si procedeva e si procede tuttora a gran velocità in via Montagna dei Fiori, strada che porta alla zona Industriale. Lì sì che ci vorrebbero i “trampolini� o “trampoloni� o altri deterrenti per la velocità.
Per la questione delle scuole state portando ancora avanti la vostra battaglia?
La mobilitazione popolare che abbiamo creato è tuttora molto attiva. Quegli spazi sono un nostro diritto sociale, non potevamo perderli. Vede, quei plessi non sono stati importanti per noi solo come luoghi d’insegnamento per i nostri figli, ma soprattutto costituiscono dei veri e propri punti di ritrovo. Nel quartiere non ci sono posti di aggregazione; forse lo è la Piazza della Libertà, ma non ci basta. Per creare vita sociale e comunità, quelle strutture sono l’ideale. L’associazione per anziani, per esempio, che conta oggi più di cento iscritti, è al momento sistemata in baracche. Il comitato di quartiere non ha una sede. Al Ponterotto mancano poi una farmacia, uno sportello postale e uno bancario. Ebbene tutte queste esigenze potrebbero trovare in quelle scuole la giusta collocazione. Ben vengano anche altre associazioni, che potrebbero creare movimento in questo quartiere, che altrimenti condannato a diventare una zona-dormitorio.
A che punto si trova l’iter burocratico delle scuole?
Al momento la situazione è statica. Al bando di gara che prevedeva la costruzione della scuola media Curzi per una somma di due milioni e cinquecento mila euro circa, con in pagamento la cessione in permuta delle scuole Borgo Trevisani e Castello, la vecchia Capitaneria di Porto, la scuola Curzi e poi l’ex macello di via Cairoli. Noi ci siamo opposti. Abbiamo fatto ricorso e l’Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici lo ha accolto. A questo punto, però, l’Amministrazione Comunale ha dichiarato che la ditta vincitrice della gara di appalto, la Li.Ta. Srl di Fano, è insolvibile. Ecco perché tutto si è fermato.
Tempo fa lei ha dichiarato che il suo quartiere non voleva più far parte del Comune di San Benedetto e che avrebbe preferito stare sotto Acquaviva. Lo ripeterebbe?
Certo. C’è bisogno di provocare ogni tanto per smuovere certe situazioni stagnanti. Il Ponterotto è un quartiere di periferia e in quanto tale abbandonato. Tutto si fa solo per il centro cittadino. Si curano le solite cartoline: il lungomare, il molo, ma dove vive veramente la gente non si fa nulla. Approfitterei di quest’intervista per lanciare un’altra sfida all’Amministrazione: dobbiamo aspettare le elezioni regionali della prossima primavera per veder sistemato qualcosa del nostro quartiere? La realtà è questa. Solo nei periodi precedenti il voto i cittadini “di Serie B� vengono ascoltati.
Crede nella funzione dei comitati di quartiere?
Ci credo, altrimenti non avrei accettato quest’incarico. Lo considero un grande strumento di partecipazione democratica della città. Non tutti, però, la pensano come me. Forse la funzione dell’assemblea pubblica non è stata recepita in pieno né dai cittadini né tantomeno da questa Amministrazione comunale. Occorrerebbe più filo diretto tra amministratori ed abitanti della città, più comunicazione. Io non mi accontento delle rarissime riunioni periodiche di questi ultimi anni. Personalmente cerco di essere presente a tutti i consigli comunali e alle commissioni e quasi ogni giorno, verso l’ora di pranzo, vado in Comune con la speranza di parlare con qualcuno.

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