*Il dottor Dulcamara, che nell’opera buffa affascinava le piazze di paese declamando le virtù del suo elisir e promettendo agli ingenui villici eterna giovinezza, ricchezza e felicità, si è ormai trasferito nella sala consiliare della nostra città e imbonisce con la voce del sindaco e della sua maggioranza (quale maggioranza?) di centro destra, per uscire dal ristagno e dalle acque morte di un’amministrazione senza nessun progetto.
Come mai un elisir così miracoloso non sia stato ancora propinato e quindi non abbia ancora prodotto i suoi magici effetti, è cosa inspiegabile. Ma ancor più inspiegabile sono le certezze che animano il Dulcamara in questione e il coro dei suoi sodali a dispetto d’ogni senso della realtà.
La realtà è, infatti, che, se prima nel periodo iniziale della sua comparsa nella vita politica sambenedettese, il sindaco per tenere insieme un’eterogenea compagnia di seguaci (c’erano al suo seguito professionisti e imprenditori, operai, impiegati e bottegai, cattolici e laici, professori, insomma la cosiddetta società civile), si adoperava per conquistarli, con promesse vaghe, e ora non è il caso di stabilire se li conquistava con i ragionamenti o con le storielle: fatto sta che insieme, per un cero periodo di tempo (poco), è stato capace di tenerli.
Ora non ci riesce più: ecco il fatto nuovo della vita pubblica sambenedettese. Il consenso è scomparso. L’incanto è rotto. Assistiamo per tanto ad una crisi di leadership, che è all’origine dei nostri guai (perché i guai sono di tutti, di chi l’ha votato e di chi non l’ha votato). E’ un vecchio detto che quando la diligenza è ferma, i passeggeri bisticciano; quando la diligenza cammina, le liti si acquietano. Oggi la diligenza è ferma. Per la verità era ferma anche prima, però il cocchiere o chi per lui faceva schioccare la frusta e lanciava gridi promettenti, dando l’impressione che si sarebbe messa in moto da un momento all’altro. I passeggeri, molti passeggeri ci credettero. Ora non ci credono più.
Nell’autunno (ma anche dopo), se quest’analisi è giusta, la situazione può solo peggiorare. Perché il consenso, una volta rotto non si recupera. Un leader di ricambio, per ora non si vede. E quindi si continuerà a litigare più di prima nel consiglio comunale, fra il sindaco e gli assessori e fra i partiti della coalizione; anzi si litigherà con rinnovata lena, dopo che alcuni consiglieri di Forza Italia si sono staccati dal partito e hanno formato un nuovo gruppo consiliare.
“Zitti zitti piano piano/ senza fare confusione/ per la scala del balcone/ presto andiamo via di qua”, cantavano i protagonisti dell’opera buffa di rossiniana memoria. Così il sindaco e i nostri amministratori di centro destra, sperano ancora che crediamo alle loro balle miracolistiche.
*Tonino Armata

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