UNA NUOVA STAGIONE DELLA SINISTRA, PER IL NOSTRO TERRITORIO
Care Compagne e cari Compagni,
i tre anni trascorsi dall’ultimo congresso sono stati molto intensi e pieni di cambiamenti che non esiterei a definire epocali. Guardando infatti al passato, non certo con l’intenzione di fare della “dietrologia?, ci accorgiamo che se nel 2001 eravamo reduci da una serie di sconfitte elettorali (regionali del 2000, politiche e amministrative del 2001) già pesanti a livello nazionale, ma particolarmente incisive nel nostro territorio, con un partito quasi allo sbando, in cerca di una sua identità e di quegli iscritti che aveva perso negli anni, oggi affrontiamo questo Congresso in un contesto politico nuovo, diverso e sicuramente più favorevole.
Oggi in Italia, e complessivamente in tutto il mondo, si respira una marcata voglia di pace. Il contesto internazionale influenzato da un’azione illegale ed unilaterale dell’amministrazione degli Stati Uniti d’America ha accelerato una propensione verso le politiche di perseguimento di pace che trovano nella maggioranza delle compagini governative di centrosinistra una elaborazione rinnovata sulle strategie di politica estera. L’esigenza di mutare un panorama internazionale attraverso la ridefinizione dei ruoli e con l’alternarsi dei protagonisti rappresenta una necessità diffusa. Gli indirizzi che dobbiamo cogliere e fare nostri, nella vicenda della guerra irachena, sono quelli che indicano la strada del ritiro delle truppe americane nei territori ed un nuovo coinvolgimento di quelle nazioni (in primis del mondo arabo) che riescano a gestire un situazione oggi caratterizzata dalle divisioni e dal moltiplicarsi di soggetti che vedono nella strategia del terrore l’unica forma in grado di poter dar voce a diritti ed aspettative. Ritengo giusto affrontare questo tema facendo una netta separazione tra le cause del terrorismo e le ragioni dei terroristi, queste ultime da condannare in modo indistinto e forte.
Appare chiaro che la ripresa di un’azione diplomatica che rilanci e persegua la linea di dialogo nei territori del Medio-Oriente (Israele e Palestina) possa contribuire a velocizzare un processo di pace oggi, di nuovo, privo di certezze; sposare le politiche rivolte ad una ripresa della lotta alla fame e alla povertà del mondo significa darsi una prospettiva responsabile che diminuisca le differenze tra nazioni ricche, terzo e quarto mondo, al fine di sradicare alla radice i mali che consentono la nascita e la crescita del terrorismo internazionale.
Dobbiamo continuare ad alimentare in noi stessi la consapevole certezza che un altro mondo è possibile. Il nostro impegno, l’impegno del più grande partito della sinistra italiana, deve far scaturire un ragionamento che determini le proprie iniziative verso un cambiamento di mentalità e di abitudini della società prima che siano le abitudini a cambiare le dinamiche collettive.

1. Il riacquisito ruolo dei DS in Italia e nella compagine di sinistra
Le amministrative del 2003 e maggiormente quelle di quest’anno hanno premiato il centro-sinistra ed in particolare i DS. Hanno rappresentato per il nostro partito una vera e propria iniezione di fiducia e l’occasione per un rinnovato confronto con la base e con i movimenti che gravitano nell’area di centro-sinistra. Dobbiamo essere molto attenti a non sottostimare l’importanza di questi collegamenti e, nel contempo, considerarli come un possibile arricchimento e non come una sicura minaccia. La fiducia è stata sicuramente un elemento propulsore per l’avvio di una ristrutturazione interna del nostro Partito, che oggi ha più iscritti, e si presenta dunque anche più forte nella compagine di centro-sinistra. Un partito che sta ritrovando l’unità, condizione essenziale per affrontare le imponenti sfide che ci troviamo davanti.
In tutto ciò non possiamo però non riconoscere che l’inadeguatezza e l’incapacità politico-amministrativa del centro-destra – non solo italiano – hanno giocato un ruolo non indifferente nella creazione di un contesto più favorevole al centrosinistra.
Da un lato le azioni preventive e guerrafondaie di Bush, dall’altro il liberismo sfrenato di Berlusconi volto a minare le basi di un già malridotto stato sociale, arrivando ai governi locali che, in particolare nella nostra provincia, stanno dimostrando la totale incompetenza nel gestire le problematiche dei governi cittadini.
Questi dilettantismi oltre a creare grossi danni, spesso difficilmente risolvibili, screditano non solo la coalizione di appartenenza ma il ruolo stesso delle istituzioni che, ahinoi, rappresentano. Così l’Italia diventa lo zimbello dell’Europa e di quella parte di America democratica, e comuni come quello di San Benedetto del Tronto, che fino a qualche tempo fa rappresentavano un punto di riferimento per un vasto territorio, perdono totalmente questo ruolo.
Dalle elezioni politiche del 2001, quando i DS registrarono una pesante battuta d’arresto in termini elettorali che prefigurava un continuo e costante arretramento del nostro partito, il vento è radicalmente mutato. Oggi i Democratici di Sinistra sono di nuovo oltre il 20%, hanno aumentato gli iscritti in ogni parte del nostro Paese e si presentano come forza trainante dell’Ulivo. Il pluralismo oggettivo non ha impedito (probabilmente ha maggiormente sviluppato) un’azione politica, organizzativa e di proposta di alto livello. I DS hanno condotto una forte iniziativa protesa al confronto costruttivo con i cosiddetti movimenti riconducendo ad una complessiva riflessione politica diverse sensibilità collocate nel panorama della sinistra che avevano raccolto una protesta disordinata ma non priva di reali motivazioni di sostanza; si è riusciti a ripartire dalla ridefinizione di nuove regole organizzative e democratiche all’interno dell’Ulivo dando una forte spinta propulsiva prima con la lista unitaria “Uniti nell’Ulivo? alle ultime elezioni europee ed oggi promovendo con forza la definizione di regole per la costituzione della federazione dell’Ulivo; si è riusciti a ricucire lo strappo con gli altri partiti della sinistra italiana che, alle ultime consultazioni politiche si sono presentati da soli consentendo la vittoria delle destre, in principal modo si è recuperato, ed anzi rilanciato con determinazione, un rapporto di alleanze con Rifondazione Comunista e con l’Italia dei Valori. Il congresso nazionale che si svolgerà nel prossimo mese di Febbraio sarà quindi un appuntamento molto diverso da quello di Pesaro perché saremo chiamati a discutere sui temi riguardanti un programma di governo da sottoporre agli alleati per poi contribuire a disegnare le linee guida di una nuova stagione dell’Ulivo, colonna portante della Grande Alleanza Democratica, come è stata chiamata dal leader Romano Prodi, di tutti i partiti del centrosinistra italiano. Con la consapevolezza di essere tornati un grande partito dovremo svolgere tutte le fasi congressuali, dai livelli di base, a quello della grande assise di Febbraio a Roma.

2. La vittoria del centro-sinistra alle ultime elezioni amministrative
Per quanto riguarda il nostro territorio Piceno ed il lavoro svolto dai Democratici di Sinistra in questi anni, sono stati raggiunti importanti obiettivi nella riorganizzazione del partito, relativamente alla nostra federazione, ed è anche grazie a questi risultati che nelle elezioni amministrative del 2004 sono stati riconquistati dal centrosinistra tanti comuni dove, prima del 13 giugno, eravamo all’opposizione: Amandola, Castignano, Castorano, Colli del Tronto, Comunanza, Cossignano, Monsampolo del Tronto, Montalto delle Marche e Rotella; e in altri abbiamo riconfermato la coalizione governativa municipale della quale siamo protagonisti come Castel di Lama, Monteprandone, Offida e Spinetoli. Questi risultati si vanno ad aggiungere a quelli registrati con le elezioni del 2002 quando la nostra coalizione ha vinto anche in altri comuni importanti quali Ripatransone e Pedaso.
I traguardi raggiunti, oggi, ci mettono in condizione di poter elaborare, e quindi sviluppare, un percorso politico-amministrativo concertato territorialmente che stimoli una spinta propulsiva verso una fase di rilancio di un’azione di distretto. I DS della federazione Picena, in questo rinnovato contesto, dovranno continuare a svolgere un ruolo di coordinamento che metta in condizioni gli amministratori pubblici di lavorare ad un’iniziativa di programmazione necessaria che veda nella collaborazione dei soggetti politici, economici, sociali e produttivi in genere, uno sviluppo di ampio respiro del nostro territorio.
Le elezioni amministrative dello scorso giugno hanno, inoltre, consentito ad una larga compagine politica di centrosinistra di riconquistare, al primo turno, l’amministrazione provinciale. Un risultato determinante che ha visto i Democratici di Sinistra protagonisti in un percorso non privo di difficoltà. Il nostro partito ha lavorato, fin da subito, ad una soluzione unitaria insieme a tutte le altre forze politiche del centro riformista e della sinistra presenti nel nostro territorio (Margherita, SDI, RE, PdCI, Verdi, Rc, IdV) che ha consentito la vittoria di Massimo Rossi, candidato presidente.

3. Una nuova classe dirigente al governo del partito è candidata al governo delle città
In questo contesto che, di fatto, formalizza la maturazione di una nuova classe dirigente amministrativa, il centrosinistra non può permettersi di correre il rischio di confondere un approccio imperniato su una certificata propensione al buon senso come condizione finale della buona amministrazione. Non dobbiamo pensare che condizioni pre-politiche quali l’onesta, la disponibilità, l’interesse e la passione rappresentino, da sole, attestati di garanzia di buona e proficua attività amministrativa. Dobbiamo ripartire dalla volontà e da una naturale propensione a rimettere in gioco le nostre risorse e le nostre esperienze. Il nostro partito può, in questo senso, contribuire a mettere in campo iniziative volte alla formazione che siano in grado di poter rappresentare uno strumento da cui attingere e in cui misurare una crescita continua di una nuova classe dirigente. I Democratici di Sinistra devono rappresentare, operativamente, il punto di riferimento dell’elaborazione politica per i propri amministratori, mettendo a sistema gli indirizzi sviluppati ed indicati dal lavoro dell’organismo dirigente.
È questo il contributo determinante che i DS della federazione di Ascoli Piceno dovranno poter dare ai propri militanti; un partito che sia anche un centro di informazione primario, che riesca a mettere in condizione i compagni di poter svolgere un ruolo politico uniforme e conoscitivo nelle più svariate sfaccettature delle dinamiche che ci troveremo a dover indirizzare e gestire. Dobbiamo spingere verso una nuova fase progettuale la nostra proposta politica facendo leva sui nuovi bisogni dei cittadini senza perdere di vista quelli vecchi e le antiche criticità; dobbiamo incanalare il nostro patrimonio culturale e sociale verso la redazione di nuove e concrete risposte ad un mondo in continuo cambiamento che, gioco-forza, condiziona e ridisegna anche le prospettive della nostra comunità Picena in senso generale. La nostra organizzazione va ulteriormente irrobustita attraverso il rafforzamento delle nostre Unità di base, sentori primari dei continui mutamenti della società. In tal senso dobbiamo promuovere, dove ce ne sia concreto bisogno, la costituzione di visibili sedi operative del partito che siano punti di riferimento e di propaganda quotidiana in grado di sviluppare un’azione di contatto diretto con i cittadini.
Il nostro partito deve guardare avanti, ribadendo la centralità della città capoluogo di provincia anche attraverso un’organizzazione periferica in grado di costituire coordinamenti delle unità di base per collegi territoriali di riferimento in maniera tale da affiancare le istanze delle amministrazioni locali che hanno avviato un percorso volto alla caratterizzazione di “città territorio?. Dobbiamo ripartire dall’esperienza delle vecchie “zone? e mettere in campo una proposta nuova che dia il senso di una ramificazione produttiva e visibile della nostra organizzazione.
Le nuove tecnologie e i diversi mezzi di comunicazione che oggi abbiamo a disposizione devono poter ancor di più essere il motore di un coordinamento in tutto il territorio della nostra federazione.
Il nostro partito è patrimonio storico di esperienze di tante donne e di tanti uomini che hanno segnato i tempi del progresso e della crescita anche nelle nostre comunità. Una nuova classe dirigente alla guida del nostro partito deve poter emergere e gestire una fase nuova protesa a consolidare un’attività politica che sia in grado di rinnovarsi costantemente e di ridare ossigeno nuovo ai Democratici di Sinistra di Ascoli Piceno. Una nuova classe dirigente candidata al governo delle nostre città attraverso un investimento che porti alla ridefinizione di nuove “infrastrutture di capacità? in grado di garantire un necessario ricambio generazionale che altrimenti rischierebbe di paralizzare una politica incisiva e al passo con i tempi. In questo quadro è fondamentale lavorare affinché le donne dei Democratici di Sinistra possano davvero svolgere un ruolo determinante nell’elaborazione complessiva della proposta politica. Non credo ci sia bisogno di promuovere coordinamenti femminili se, però, davvero la nostra organizzazione riesca a prevedere un coinvolgimento attivo e prioritario delle donne negli organismi dirigenti. Dobbiamo pensare e fare propri, in ognuno di noi, concetti che sposino tutte le sensibilità ma non soltanto attraverso la concessione dei cosiddetti posti di “rappresentanza? ma con decisioni reali, concrete e indistinte che diano il senso ad un maturo pluralismo sessuale e generazionale.
E’ con la medesima propensione che i DS devono, dunque, rivolgersi ai giovani della Sinistra Giovanile che devono contare su un punto di riferimento certo di confronto e dibattito continuo in grado di accrescere entrambi le esperienze, quelle del partito e quelle dei compagni della Sinistra Giovanile. Dobbiamo continuare a sostenere, attraverso l’iniziativa della Sg, il contatto collaborativo con i movimenti studenteschi della nostra provincia che si trovano a contrastare quotidianamente il disastro che la riforma Moratti sta producendo.
Il rapporto con le associazioni culturali, sociali, di volontariato, presenti nei nostri territori comunali va maturato e rilanciato non soltanto con le singole iniziative amministrative, ma anche con un lavoro che porti il partito a farsi promotore di una collaborazione proficua con le realtà associative, motore propositivo di iniziativa collettiva.

4. L’unità e l’Ulivo come condizioni per il successo
Il principale aspetto di profilo strettamente politico che dovremo continuare ad alimentare è quello concernete il perseguimento di un percorso chiaro che si traduce nell’unità delle forze politiche del centrosinistra. Tale priorità rappresenta una condizione essenziale da raggiungere, non soltanto perché stimolata in modo sempre più crescente dai cittadini che si riconoscono nella nostra area politica, ma anche e soprattutto perché favorisce l’approccio complessivo ad un’assunzione generale di responsabilità di governo della cosa pubblica. Dobbiamo continuare a crescere in questo senso favorendo parallelamente la crescita complessiva della compagine del centrosinistra attraverso un sostegno coinvolto e deciso all’Ulivo quale punto di riferimento della Grande Alleanza Democratica. Anche la nostra federazione ha bisogno di trovare nei DS il medesimo ruolo. Un ruolo alto che accresca la consapevolezza di essere volano trainante di un processo federativo senza sfavorire l’identità delle esperienze partitiche che vi aderiscono. Un’unità, quindi, che non conosca i suoi effetti e i suoi vantaggi soltanto nei momenti elettorali ma che passi attraverso una forte alleanza sostanziale di proposta politica sui grandi temi che determinano i programmi di un territorio vasto e diversificato qual è il territorio Piceno. In questo senso l’esperienza dell’Ulivo di San Benedetto del Tronto, che ha messo insieme tutte le forze politiche del centrosinistra cittadino, ha dimostrato come anche attraverso la costituzione di luoghi fisici si possa passare celermente e con dimostrati risultati, da un’unità predicata ad una unità praticata quale risorsa propositiva e di riferimento.
Tracciare le linee di questo percorso significa creare le condizioni per un successo duraturo in grado di stimolare una vivacità propositiva ed omogenea di lungo periodo.

5. Il territorio di riferimento per la nostra azione politico – amministrativa
Il nostro territorio in questi anni sta vivendo una pesante crisi economica. L’uscita dalla cassa del Mezzogiorno non è stata adeguatamente sostituita da altri strumenti ed opportunità che pure ci sono stati, per ultimo l’Obiettivo 2. Il problema del non aver saputo sfruttare adeguatamente le opportunità offerte dai finanziamenti dei fondi strutturali, non si riscontra solo nel nostro territorio. Purtroppo rimane poco tempo a nostra disposizione perché questi finanziamenti si stanno esaurendo, ed è probabile che nel prossimo periodo di programmazione i nostri territori non vengano più classificati in modo da poter sfruttare tali risorse. Questo sarà uno degli effetti dell’allargamento dell’Unione Europea che non ci favorirà particolarmente.
Ma ciò non dovrà scoraggiarci e non dovrà inibire le possibilità di investimenti sia da parte della Pubblica Amministrazione, come co-finanziamento, sia da parte delle imprese come iniziativa privata, non solo in campo tecnologico ma anche nel campo delle risorse umane. Anche dal punto di vista dei finanziamenti del Fondo Sociale Europeo, dobbiamo e dovremo essere più attenti nell’utilizzare le possibilità offerte in modo più intelligente. Non possiamo più permetterci di organizzare, specie sul nostro territorio, corsi di formazione per disoccupati che poi non vengono frequentati quasi da nessuno perché non rispondono alle richieste che arrivano dal mondo del lavoro. Non si possono sprecare così le risorse finanziare e umane, spendendo soldi pubblici solo perché sono a nostra disposizione e perché si deve dimostrare di essere bravi a spendere.
Badiamo alla qualità dei corsi e soprattutto alla necessità della loro organizzazione. Basterebbe sfruttare le tante analisi ed i tanti studi socio-economici che spesso le Università promuovono, o che gli Enti Locali stessi commissionano senza dargli poi seguito.
In questi anni sono stati fatti interventi anche nel Piceno, ma è mancata una azione politica concertata capace di disegnare una cornice ampia entro cui far muovere l’economia del nostro territorio. Sono stati colti importanti obiettivi: mi riferisco in articolare all’apertura del Centro Agroalimentare, alla creazione del distretto industriale, al CO.I.CO., ma nonostante tutto questo l’economia, in particolare nella vallata del Tronto, vive una profonda crisi. Inoltre la divisione della provincia aumenta il divario tra “le marche? della nostra Regione. In questo contesto dobbiamo pensare ad un territorio più ampio di quello di competenza amministrativa. Il nostro naturale riferimento deve essere il quadrilatero che va da Ascoli a San Benedetto e da Giulianova a Teramo. Ovviamente anche il territorio della nuova provincia di Fermo deve essere una naturale opportunità per la nostra azione. Non solo: dobbiamo gestire la divisione della nostra provincia non pensando di trovarci a coordinare l’avvenimento di un dramma ma promuovendo un’azione fattiva che ci consenta di trasformare tale esperienza in un’opportunità di ricchezza e di ricerca di una programmazione delle migliori risorse che fanno capo al territorio Piceno.
Dentro questo ampio contesto territoriale, considerando la montagna e il mare, non come limite dunque ma come risorsa, dobbiamo riallacciare, e in qualche caso avviare, un confronto serrato con le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria, la camera di commercio, la Confindustria e gli Enti Locali; consapevoli del fatto che solo da un’azione unitaria può venire la soluzione per la grave crisi economica che investe il nostro territorio. In definitiva dobbiamo pensare che il “Tronto? no rappresenta un confine ma una congiunzione. Dobbiamo far si che il nostro territorio si candidi a sviluppare ed erogare servizi per il sud delle Marche e il nord dell’Abruzzo. Naturalmente il pensiero va anche alla sanità e la realizzazione di un nuovo ospedale nella Vallata potrebbe essere una risposta, una soluzione che comunque dovrebbe essere adottata dopo una concertazione che abbia coinvolto il partito, i sindacati e tutte le parti in causa.
Necessario, inoltre, risulterà concentrare ed intensificare un impegno verso le amministrazioni locali fornendo un adeguato supporto alla programmazione delle politiche sociali che oggi sono colpite da un continuo e mirato attacco portato avanti dalle politiche pubbliche del Governo di centrodestra.
La realtà sociale deve essere intesa ed interpretata come rete da cui gli attori o gruppi, prendono le mosse per interloquire attraverso codici e linguaggi socialmente e culturalmente determinanti. Un’azione efficace rivolta ad una famiglia con problemi di disagio sociale, con il dramma dell’handicap e dell’emarginazione, non può limitarsi all’elargizione di un mero contributo in danaro, pensando così di aver risolto il problema. Questa impostazione concretizza la creazione di una serie di relazioni di parassitismo che vanno a moltiplicarsi nel tempo. Il nostro impegno è quello di aiutare la nascita di opportunità di risposta alle esigenze, costruire risposte a domande che esistono. Molti bisogni, oggi, non sono conosciuti, altri lo sono ancor meno e possono assumere connotazioni singolari ed esprimersi attraverso codici eterogenei e non comunicanti. Dobbiamo porci nell’ottica di chi, non solo deve riuscire a razionalizzare e coordinare informazioni e dati pregressi, ma è tenuto anche ad oltrepassare saperi.
La qualità della vita non deve essere un semplice slogan. E’ una prospettiva di mondo possibile, una sollecitazione che la società sente già in atto, della quale ogni aspetto della vita istituzionale e politico deve farsi carico.
La prima condizione per una dignitosa qualità della vita è rappresentata dalla possibilità di avere un lavoro che dia delle garanzie per il futuro e, in questo senso, una forte critica alla Legge 30 del 2002(?) dovrà essere oggetto di una battaglia parlamentare che ne preveda una modifica. Allo stesso modo mettere in campo una politica per le nuove generazioni significa creare le condizioni perché le giovani coppie possano avere la possibilità e la legittima opportunità di continuare a vivere nel nostro territorio. Questo anche attraverso una politica urbanistica tesa a premiare quei Piani Regolatori che prevedano oltre al residenziale “puro?, una quota riservata alla locazione.
Analoga politica deve essere fatta per evitare che nel nostro territorio continui la “fuga dei cervelli?. In questo quadro, anche se sono da salutare positivamente la istituzione di nuovi corsi di laurea nelle città di Ascoli Piceno, San Benedetto e Spinetoli, non sono sufficienti a garantire che le intelligenze restino nella nostra zona. Occorre una politica economica che investa sui sevizi e sul terziario.

6. Uno sviluppo durevole e responsabile per il nostro territorio

Una via da seguire, anche per uscire da questi momenti di crisi e soprattutto per prevenirne altri di tipo diverso, dovrà essere quella di fungere da stimolo verso le amministrazioni pubbliche affinché adottino strategie di sviluppo sostenibile. Ciò anche in linea con gli attuali indirizzi della Regione Marche che sta elaborando la Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile, ed ha di recente finanziato azioni concrete per l’attuazione dello stesso. Bisogna favorire una presa di coscienza in relazione ad aspetti non solo economici, ma anche ambientali e sociali.
A tal riguardo non posso non sottolineare l’importanza che rivestono i cittadini, che attraverso gesti e scelte quotidiani hanno l’opportunità di condizionare l’attuale tessuto sociale nonché lo stesso mercato.
La nostra azione, in qualità di iscritti ad un Partito che è di Sinistra, deve essere ancora più incisiva rispetto a quella dei cittadini per quanto riguarda l’adozione di comportamenti responsabili. È importante iniziare a cambiare anche nei piccoli gesti quotidiani per innescare poi processi più complessi che ci possono aiutare ad adottare soluzioni a problemi già esistenti, e prevenire quelli che minacciano – non da molto lontano – la nostra società.
Cambiamo le nostre abitudini prima che siano esse a cambiarci.
È mia intenzione cercare di promuovere comportamenti più responsabili nel nostro territorio, anche attraverso campagne informative sulle opportunità oggi disponibili nel campo della sostenibilità. Ciò anche attraverso l’organizzazione di convegni e incontri che possano veicolare meglio le informazioni. Perché spesso è proprio la mancanza di informazione che non ci consente di cambiare, di scegliere strade alternative.
Prendiamo ad esempio la questione energetica: quanti oggi sono a conoscenza delle possibilità di utilizzo delle tecnologie per la produzione di energia alternativa e delle opportunità di finanziamento ad esse correlate (pannelli fotovoltaici, impianti a metano per le auto). Quante sono le Pubbliche Amministrazioni che oggi effettuano “Acquisti Verdi?. O ancora, quanti amministratori pubblici o imprenditori conoscono i Sistemi di Gestione Ambientale (EMAS, ISO 14001) che non solo consentono di limitare gli impatti negativi sull’ambiente, ma permettono una razionalizzazione gestionale che porta poi a risparmiare sui consumi, e quindi sulle spese.
Non si tratta ormai più soltanto di azioni orientate puramente alla tutela dell’ambiente, ma sono questioni che si intrecciano indissolubilmente con l’economia e con il sociale.
Non è pensabile però che le Pubbliche Amministrazioni si limitino a stimolare l’adozione di questi comportamenti nei confronti delle aziende e dei cittadini, senza che esse stesse ne diano l’esempio.

Conclusioni
Questa mozione fa proprio il programma con cui l’Ulivo – e il centrosinistra tutto – si è presentato alle ultime elezioni per il rinnovo dell’amministrazione provinciale di Ascoli Piceno. Vogliamo quindi dare seguito e sostanza agli spunti elaborati e sviluppati dalla nostra federazione nel progetto “Piceno di Qualità?, che ha assunto un ruolo di riferimento programmatico al fine della legittimazione politica-elettorale della coalizione guidata dal Presidente Massimo Rossi.
Una nuova stagione della sinistra, nel nostro territorio, ha bisogno di un partito dei DS in grado di saper cogliere e trasformare le aspettative di donne e di uomini, di ragazze e ragazzi che vogliono essere protagonisti attivi della vita pubblica nelle nostre comunità: noi ci candidiamo ad essere i promotori di questa nuova stagione politica di coesione sociale e di sviluppo.

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