NOME: Benevento Football Club Sporting
ANNO DI FONDAZIONE: 1929
COLORI SOCIALI: maglia giallorossa a strisce verticali, calzoncini rossi.
CENNI STORICI: i risultati più prestigiosi del club sannita sono inerenti solo ed esclusivamente alla terza serie: un quarto posto nel campionato edizione ’60/’61, la sesta posizione in quello ‘83/’83 ed i play off della scorsa stagione, caratterizzati dalla sconfitta in semifinale ad opera del Crotone, non senza polemiche (concernenti l’operato dell’arbitro). Una storia quella giallorossa, dunque, quasi mai costellata di soddisfazioni per il popolo beneventano, che pure in tutti questi anni ha sempre seguito con invidiabile passione e rinnovato calore le gesta degli “stregoni? – nomignolo che deriva da un’antichissima leggenda la quale narra di streghe danzanti nei pressi della città. Nell’estate del 1990, anzi, la squadra è stata perfino radiata per problemi economici. Ha ritrovato la C2 solo nel ’94. Poi due finali play off sfortunate contro Turris e Crotone, rispettivamente nelle annate ’96/’97 e ’97/’98 e la sospirata promozione in C1, dopo ben 12 anni di assenza, nel ’99. Da allora i giallorossi sono abituali frequentatori della categoria, con due “appendici? da segnalare: i play out (vinti) contro la Nocerina (2001-02) e i citati play off della scorsa stagione.
STADIO: “Santa Colomba?. L’impianto campano, costruito nel ’79, è costituito da due anelli, col solo settore di tribuna coperto. Può ospitare circa 19000 spettatori. La curva Nord (lato tribuna laterale) è adibita alle tifoserie avversarie, mentre la dirimpettaia Sud è la casa madre dei gruppi ultras beneventani. Situato in via Santa Colomba – da cui prende il nome – è distante dal centro della città all’incirca un chilometro e mezzo. Gli spalti fossero un po’ più vicini al terreno di gioco favorirebbero l’ “acustica? dell’impianto giallorosso che pure, in serie C, risulta uno dei migliori, se non altro per la capienza. Appare al limite piuttosto grande se rapportato alla media spettatori del pubblico sannita (l’anno passato circa 3500 a partita), il quale però nelle grandi occasioni non si fa pregare e dà dimostrazione di competenza e fedeltà. Un esempio gli 11000 dell’anno passato per la gara casalinga – andata della semifinale play off – contro il Crotone.
CITTA’: centro di poco più di 60000 anime è nato sotto il nome di Maleventum, ma dopo il passaggio nelle mani dei romani si tramuta in Beneventum. Conserva alcune testimonianze del passato quali l’Arco di Traiano, la Chiesa di San Francesco e il duomo, semidistrutto dai bombardamenti del 1943. Sul fiume Sabato si trova il Ponte Leproso (d’età romana), la Torre della Catena e la vicina Port’Arsa, che si apre nelle mura longobarde arrivando fino al teatro romano. Da visitare la chiesa di Santa Sofia, gioiello dell’VIII secolo. Infine, il Museo del Sannio, allestito in 48 ambienti del monastero e la Rocca dei Rettori (o Castello) costruita nel 1321.
TIFOSERIA: numerosa se pensiamo alla scarsa tradizione – in termini di categoria raggiunta – che “vanta? lo Sporting. Ma sappiamo pure che la Campania è regione assai generosa in quanto a tifosi, e da sempre si distingue come apprezzabilissima fucina del movimento ultras nostrano. A prescindere dalla categoria in cui gioca la squadra del cuore. E a proposito di ultras, da queste parti il movimento affonda le sue radici nella metà degli anni Settanta. Compare il primo gruppo “curvaiolo? denominato Brigate Giallorosse. Nell’83 è poi la volta del Commando Ultrà, il quale darà una forte impronta al tifo beneventano e che si ispira di nome e di fatto al celebre Cucs romanista. Al momento lo striscione del gruppo sannita fa bella mostra di sé sull’inferriata del primo anello della Sud e dietro la sua insegna si raccolgono tutte le entità della curva.
Il fallimento dell’88 abbatte la tifoseria che si rianima per lo spareggio del ’91 contro la Juve Stabia. E’ il segnale della rinascita del tifo organizzato che vede una proliferazione di gruppi: attorno al Cucs ed ai Mods, nati nel frattempo nel ’90, fanno la loro apparizione delle nuove entità, ovvero i Freak, le Teste Matte, gli Ultrà Shangai e il 1993, gruppo che prende il nome dall’anno di nascita e che ha da poco festeggiato il decennale.
Il 1994 segna il ritorno dei sanniti in C2. Due anni più tardi vengono alla luce gli Sconvolts, i quali nel giro di poco tempo da gruppo di quartiere assumono una posizione centrale in curva. Va segnalata la vitalità dei South Boys e degli Stregati, gruppi emergenti della Sud giallorossa.
La stagione passata, come abbiamo già avuto modo di rimarcare, è stata, in termini di partecipazione tifosa, globalmente positiva. 3500 la media del Santa Colomba e svariati esodi compiuti dalla tifoseria, prova ne sono i 2000 di Chieti e Lanciano, i 3000 di L’Aquila e i 350 di Paternò. Infine la splendida cornice delle due gare play off. 11000 tra le mura amiche ed un migliaio a Crotone, a fronte di una richiesta – non soddisfatta per via della ridotta capienza del settore ospiti dell’Ezio Scida – che si aggirava sui 3000 tagliandi.
Durante la stagione in corso il pubblico sannita si sta più o meno mantenendo sugli standard casalinghi dell’anno passato (in 3-4000), mentre gli abbonati sono appena 750 (l’annata scorsa furono 1221). La tifoseria campana dopo un inizio della squadra del cuore al di sotto delle aspettative nate in seguito ai proclami estivi – migliorare il quinto posto del torneo 2003-04 – si è a dir poco spazientita nei confronti di Molino e c., contestandoli pesantemente dopo la gara interna contro il Chieti e arrivando addirittura ad aggredire i giocatori Petrazzuolo (secondo portiere) e Martino (altro panchinaro), nei pressi del cortile del Santa Colomba, al termine della gara con gli abruzzesi.
Capitolo finale relativo alle amicizie ed alle rivalità. Fraterni i rapporti con Foggia (gemellaggio solidissimo che va avanti da oltre 15 anni), Paganese, Catania e Savoia, mentre i contrasti maggiori sono con Avellino – il derby numero uno per i giallorossi – Nocerina, Salernitana e Casertana.

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