ANCONA – La componente femminile è la protagonista del mercato del lavoro marchigiano anche se permangono problematiche e seri interrogativi circa gli scenari futuri. La crescita occupazionale femminile è infatti caratterizzata nella nostra regione da una forte componente di precarietà. I lavori a termine, i contratti parasubordinati assumono un peso crescente e definiscono il trend sfavorevole dei percorsi lavorativi femminili rispetto a quelli maschili. Questo trova riscontro anche dal fatto che nelle Marche le carriere delle donne, a parità di titolo di studio, tendono ad essere meno avanzate rispetto a quelle degli uomini.
Questa è l’analisi emersa nella conferenza stampa tenuta dall’assessore regionale Ugo Ascoli, dall’assessore alle Pari opportunità del Comune di Ancona, Stefania Ragnetti e dal presidente della Commissione regionale per le pari opportunità, Marinella Topi sul tema della presenza della donna nel mercato del lavoro delle Marche.
I tassi di attività, di occupazione e disoccupazione registrano, nella nostra regione, uno sviluppo del mercato del lavoro femminile identico a quello riscontrato nel nord est del Paese. I dati più recenti mettono in evidenza che il tasso di attività femminile è passato dal 53,6 % del 2000 al 57,7% del 2003. Il tasso di occupazione dimostra un incremento a favore delle donne: aumenta dal 49,6% del 2000 al 54,5% del 2003 mentre il tasso di disoccupazione diminuisce dal 7,5% del 2000 al 5,6% del 2003. Infine le donne occupate nelle Marche con contratti temporanei nel 2003 risultano essere 57 mila 422 contro le 37 mila 434 del 2000.
“L’inserimento lavorativo e sociale di soggetti che hanno superato i 35 anni di età è una questione che riguarda espressamente le donne?, ha precisato l’assessore Ascoli nel sottolineare gli ostacoli che il mondo in rosa deve affrontare alla ricerca di un posto di lavoro.
“E’ necessario ragionare insieme – ha proseguito Ascoli – e vedere se il problema delle donne over 35 che trovano difficoltà al reinserimento nel mercato del lavoro è strettamente connesso all’età oppure se è legato ad una questione di genere. L’iniquità di questo fenomeno deriva dal prevalere di una cultura maschilista dei lavori domestici e dalla presenza di stereotipi nei datori di lavoro privati che cercano di privilegiare le figure maschili?.
“Un dato rilevante – ha infine rimarcato l’assessore al Lavoro – è il notevole incremento dell’occupazione femminile nelle Marche rispetto ad altre regioni italiane anche se questo evidenzia un’occupazione temporanea e quindi precaria. La sfida è di trasformare la temporaneità in stabilità attraverso azioni di carattere sociale, culturale e con concrete politiche attive del lavoro.?

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