CITTADELLA – Si stenta a riconoscere quello che fu il Cittadella di mister Glerean – calcio champagne e gol a grappoli – e che adesso è nelle mani, da due stagioni, di Maran. Difficile rinverdire i fasti di un tempo ed in fin dei conti anche la stagione passata, contrassegnata da una salvezza tutto sommato abbastanza tranquilla, frutto di 42 punti messi in cascina (4 sopra – non troppi – la zona “calda?, con la Pro Patria a quota 38), non è stata certo orfana di sofferenze.
L’organico non è sostanzialmente mutato, al limite c’è un Giacobbo (cittadellese doc) in più nel reparto arretrato. La squadra insomma si conosce e gioca a memoria, eppure in queste prime cinque giornate sembra davvero fare fatica a trovare la via della porta. 3 punti in classifica, conseguente ultimo posto – il “coinquilino? Sora è magra consolazione – appena cinque le esultanze granata (una sola quella in formato casalingo). Di contro Peresson ha dovuto raccogliere ben nove volte il pallone in fondo al sacco. Numeri che allarmano e cruccio maggiore per tutto l’entourage granata.
Giocar bene, palleggiare in maniera disinvolta, arrivare nei pressi dell’aria di rigore avversaria e poi sprecare tutto, come se lì, a pochi metri da quella rete da gonfiare si materializzasse un sortilegio che “fiacca? le gambe e le idee dei calciatori. Ieri l’altro, ad Avellino, è andato in onda lo stesso film, con i granata votati all’attacco con un elastico 4-2-3-1 che spesso diventa un 4-5-1, con i centrocampisti che “tagliano? e “cuciono?, ripiegano e avanzano, spezzano e propongono. Irpini in chiara difficoltà, ma ospiti che non ne sanno approfittare palesando la solita (da inizio torneo) “sindrome da gol?. E così va a finire che becchi la rete al 45’, giusto un attimo prima di andare a bere il tè e poi, una volta rientrati per disputare la ripresa, gli avversari si sono scrollati di dosso paure e amnesie. Traduzione: Ghirardello – ex di turno – sigla il 2-0 e di fatto chiude il match. In sostanza bene il gioco, male il risultato. Lo sa anche mister Maran, il quale si è illuso di imbrigliare la capolista per circa 45 minuti, poi la rete di Puleo lo ha fatto ritornare sulla terra.
Maran ha in ogni caso pensato bene di scuotere l’ambiente. Urge un’inversione di tendenza. Diktat primario:rimboccarsi le maniche. «È tutta la squadra che deve fare qualcosa in più – afferma convinto l’allenatore – tenendo salde le cose buone che stiamo facendo. Abbiamo messo in difficoltà tutte le formazioni finora incontrate, ma abbiamo pagato in maniera eccessiva certe situazioni. Bisogna migliorare in concretezza quando capitano le occasioni per segnare, altrimenti la nostra supremazia di gioco rimane sterile. Ma bisogna anche non prendere gol quando all’avversario capita la prima occasione. Ci vuole maggiore cattiveria agonistica in ogni reparto per andare oltre. Dobbiamo diventare più concreti per riuscire a capitalizzare la mole di gioco che normalmente riusciamo a produrre».
Contro la Sambenedettese, prossimo avversario dei veneti, Maran pretende quindi un Cittadella più grintoso: «Lavoreremo in settimana per affrontare nel modo più adeguato una squadra che in trasferta ha già vinto due volte. Ma più che guardare all’avversario dobbiamo insistere sul nostro gioco per renderlo più efficace».

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