SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Capitano, parlaci un po’ di te: quando sei nato e dove? Sono nato a Tollo, in provincia di Chieti, 31 anni fa.
Tre aggettivi che descrivono il tuo carattere? Sono una persona allegra, tranquilla, con tanta determinazione.
Quando hai iniziato a giocare e dove?
Ho iniziato a giocare in parrocchia a Tollo, il mio paese di nascita. Fino 13 anni sono stato lì, per poi andare a Francavilla, squadra con cui ho esordito a 17 anni in serie C2. Sono rimasto lì tre anni, dopo di che sono passato al Castel di Sangro dove sono restato per due anni, vincendo tra l’altro un campionato, per poi passare al Pescara dove sono stato due anni in Serie B sfiorando in entrambe le occasioni la promozione. Poi sono passato al Perugia dove ho vinto il campionato che ci ha portati dalla B alla A, per poi salvarci l’anno dopo nella massima serie. Un traguardo importante dato che il Perugia era da vent’anni che non si salvava nella massima serie. Poi sono stato tre anni a Lecce in Serie A per retrocedere nell’ultimo in B per poi tornare immediatamente in A. L’anno scorso sono stato a Pescara e quest’anno mi trovo a San Benedetto.
Il ruolo in cui attualmente giochi, quello di terzino, è stato sempre lo stesso nella tua carriera oppure ne hai ricoperto altri?
All’inizio ero una punta esterna, giocavo con l’11, ma poi piano piano ho fatto qualche passo indietro fino a ritrovarmi terzino.
L’esperienza più bella che hai vissuto finora, la stagione che ricordi con più entusiasmo?
La promozione dalla B alla A a Perugia.
E quella che ricordi con più rammarico?
Probabilmente la scorsa stagione a Pescara. Nel girone di andata ho giocato tutte le partite ed eravamo a due punti dalla A poi l’allenatore e la società hanno deciso di mettere da parte alcuni ragazzi, senza alcuna motivazione (Pescara retrocesso in C a fine stagione, ndr). L’unico rammarico è quello di non aver avuto la possibilità di dare il mio contributo fino alla fine.
Nel mondo del calcio hai stretto amicizie particolari?
Ho diversi amici con cui giocavo a Pescara, a Perugia, a Lecce. Con Max Tonetto mi sento spesso, conosco bene anche Tovalieri e Matrecano.
E con quale allenatore hai avuto un rapporto speciale?
Con Castagner. Penso sia stato il miglior allenatore che io abbia mai avuto, soprattutto sotto il profilo umano. E poi anche col nuovo mister, Ballardini, mi trovo bene.
Con i Presidenti invece, che rapporto hai?
Io ho avuto pure Gaucci ma con lui non ci sono stati grossi problemi anche perché abbiamo vinto il campionato in B, nonostante i cinque mesi e mezzo di ritiro. Ad ogni modo, sono sempre andato d’accordo con tutti.
Come è nato il tuo trasferimento qui a San Benedetto del Tronto?
Da Pescara volevo andare via dato che non c’erano più i presupposti per continuare, e poi, sotto il profilo umano si son comportanti in cattivo modo nei miei confronti, senza alcuna motivazione. Ci ha pensato poi D’Ippolito, che conosco da più di 10 anni a risolvere la situazione proponendomi la soluzione di San Benedetto. Ho accettato con grande entusiasmo, senza pensarci due volte.
Sei venuto qui anche alla luce di un programma ben definito, ce lo puoi svelare?
È una società ambiziosa. In tre anni vuole fare le cose per bene. Tutta ha visto come si sta muovendo, quale impegno e professionalità sta profondendo. La società, la squadra ed il mister in trenta giorni hanno fatto qualcosa di incredibile. Forse qualcuno non se ne rende conto, abbiamo fatto ciò che altre formazioni farebbero in 5 mesi. Basta prendere come esempio il Rimini, al quale abbiamo tenuto testa: la formazione è quasi la stessa da tre anni, hanno giocatori dagli ingaggi molto elevati, puntano alla vittoria, eppure… Insomma, va risaltata la grande professionalità ed il grande impegno che ci hanno spinto ad arrivare a questo livello. Fondamentali sono state le grandi motivazioni di ognuno di noi.
Con Ballardini quindi ti trovi bene…
Molto bene: è una persona molto preparata e per bene.
Quest’anno hai ottenuto anche la fascia da capitano: che emozioni ti dà?
Per me è un onore ma non solo: mi sento molto responsabile ma affronto quest’esperienza con il massimo dell’impegno, come ho sempre fatto.
Come ti sembra questa squadra, anche se molto giovane? Dovrai fare da chioccia?
Sicuramente! Ad ogni modo, è un ottima squadra. Ora che incominciamo a muoverci un pò meglio stiamo diventando una bella realtà. Possiamo fare molto bene.
Manca qualcosa?
Indubbiamente dobbiamo cercare di migliorare in diverse situazioni, e con il lavoro verranno anche i goal!
Andiamo ora sul personale: sei sposato?
Sono sposato con Tiziana ed ho due bambini di quattro e cinque anni (Chally e Luca; ci scusiamo fin d’ora se il primo nome non è scritto nella maniera giusta, ndr).
Ti seguono qui a San Benedetto, vivono con te?
Vengono ogni due settimane. Loro si trovano ad Ortona, ad una quarantina di minuti da San Benedetto. Spesso vado io. Mi seguono spesso anche la domenica allo stadio, anche quando i bambini erano più piccolini.
Nel tempo libero, se te ne rimane, che fai?
Studio. Sono iscritto all’università, Scienze Politiche Giuridiche Manageriali dello Sport. Devo fare un esame di Diritto Privato che mi porto dietro da quattro anni. Essendo stato a Lecce per più di quattro anni, il mio percorso universitario ha subito degli intoppi, ma ora mi riprometto di darlo (in bocca al lupo, conoscendo la difficoltà dell’esame in questione, ndr).
A San Benedetto come ti trovi?
Mi trovo benissimo: è una bella città, vivibile.
Col pubblico?
Non posso che dare un 10! Sono abituato a piazze belle e calorose, ma con questa sambenedettese ho legato subito. Sono sicuro che la città già ci vuole bene, anche perché noi diamo tutto.
Ultima cosa: un desiderio, un sogno nel cassetto?
Tornare in Serie A! mi auguro veramente di chiudere la carriera qui a San Benedetto, ma in Serie A.
Non ti stai sbilanciando?
Mi hai chiesto un sogno…e tale è: ho questo desiderio, che mi è stato tolto in maniera assurda, soprattutto per colpa della crisi del calcio, per gli ingaggi e non certo per demeriti personali. Quindi vorrei tornarci: spero e mi auguro, anzi ne sono certo, che se continueremo a lavorare con questo entusiasmo raggiungeremo mete importanti.
Che dire…per il momento ci basterebbe la Serie B. Ovvio che nessuno disdegnerebbe la Serie A. Che sogno di Colonnello diventi presto realtà. E se si avverasse solo a metà, saremmo felici ugualmente.

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