Innanzitutto, confermiamo la tua “sambenedettesità?: quando sei nato e dove?Sono nato a San Benedetto del Tronto il 20 febbraio 1967 ed ho vissuto sempre in tale città.
Ripercorriamo la tua carriera da allenatore: quando hai iniziato e dove?La mia carriera da allenatore è semplicissima: ho iniziato a Grottammare, formazione nella quale inizialmente giocavo ed allenavo i giovanissimi per poi approdare ad allenare la prima squadra. Ad essere pignolo, questa è stata la mia seconda esperienza da allenatore dato che in precedenza ho allenato una formazione di calcio a 5 composta da miei amici, e cioè La Vela Rossoblu: è stata una bella esperienza. Tuttavia, la mia prima esperienza vera, ufficiale, è stata, come dicevo, quella di Grottammare. Dopo aver vinto il campionato, mi hanno affidato la formazione in eccellenza con la quale sono approdato in C.N.D., per poi essere tuttavia esonerato nel dicembre della scorsa stagione.
Come è stato vincere il campionato con il Grottammare?Indubbiamente una esperienza bella: siamo entrati nella storia di tale paese che mai, fin d’ora, aveva raggiunto tale livello sportivo. Con l’apporto di tutti, dopo ben sette spareggi, abbiamo raggiunto la serie D: sarà un ricordo indelebile.
Ora, che rapporti hai con il Grottammare Calcio?Attualmente sono in buoni rapporti anche se, debbo dirlo, quando avevo bisogno di un aiuto, questo non c’è stato! Venivamo da cinque sconfitte consecutive, avevo parecchi infortunati ed hanno pensato di esonerami senza aspettare almeno dicembre e, sinceramente, per me questa è stata una brutta batosta. In ogni modo, son rimasto in buoni rapporti sia con il Presidente Pignotti, sia con il DS Aniello, con il quale mi sento ancora spesso.
Dopo di che c’è stata l’esperienza estiva con il Team Estate che alla luce dei fatti è stata fondamentale per approdare alla Samb: come è nata tale cosa?Dopo l’esonero ero molto rammarico ed abbattuto, ma allo stesso tempo avevo una gran voglia di ripartire. Amando tale sport fin da bambino, vivendo di calcio e per il calcio, ho pensato di sfruttare tale periodo per capire i miei errori e quindi per aggiornarmi. Ho incominciato a girare l’Italia per vedere allenamenti, carpire segreti di mister blasonati, ho seguito corsi di aggiornamento…ma poi, quest’estate, non avendo avuto un’offerta seria, avevo deciso di attendere. È arrivata poi la telefonata di un mio amico, nonché ex compagno di gioco, De Feis, il quale mi ha proposto di fare il vice a Guerrini nel Team Estate (ideato per far svolgere la preparazione atletica a chi era ancora senza contratto): non me lo sono fatto ripetere due volte. Fare il vice ad un allenatore che ha più di 200 panchine in serie A per me era un onore. Lì ho conosciuto D’Ippolito con il quale mi sono spesso confrontato e nel momento in cui è diventato consulente nonché fac-totum della Sambenedettese mi ha proposto di fare il vice qui: per me una gioia indescrivibile. Sono di San Benedetto, orgoglioso di essere sambenedettese e da sempre tifoso della Samb…non potevo chiedere di meglio. È una esperienza che sicuramente, professionalmente, mi servirà per maturare.
Attualmente come la stai vivendo tale esperienza da vice allenatore?La sto vivendo molto bene. Ho avuto la fortuna di incontrare un tecnico come Ballardini che oltre ad essere una persona squisita, intelligente, è anche molto competente…capisce di calcio. La fortuna di un secondo allenatore è quella di apprendere ed allo stesso tempo di confrontarsi con tutto lo staff e ciò con Ballardini è possibile: anche se sono l’ultimo arrivato c’è sempre un ottimo dialogo-scambio di idee. Insomma, di meglio non mi poteva capitare: sono contentissimo.
Attualmente quali sono i tuoi compiti di vice nello specifico?Usualmente il vice allenatore è quella persona più vicina ai ragazzi, quella più giocherellona, ma che allo stesso tempo li ascolta, che ne sente gli umori. Fa da trait d’union tra la squadra e l’allenatore. Poi ovviamente vi è anche un discorso più tecnico-tattico: con Ballardini c’è un interscambio di idee, ascolta molto…poi, come logico che sia, è comunque autonomo nelle sue scelte.
A livello di esperienze, sia da giocatore, sia da allenatore, quale è stata quella più bella che hai vissuto? Quella che ricordi con più piacere?Essendo appassionato di tale sport, non vi è stato un anno in cui posso dire di essermi trovato male. Ho girato molte città (Gubbio, Benevento, San Marino, ecc…) e dovunque sono stato ho degli ottimi ricordi avendo vissuto tali esperienze con grande entusiasmo. All’inizio non ero molto maturo ma col passare degli anni e con l’avvicinarmi a casa per motivi di lavoro, ho anche iniziato a vincere dei campionati anche grazie ad una maturità diversa. Anche ora che mi trovo alla Samb, mi sembra di esser tornato indietro di vent’anni, quando venivo qui a fare gli allenamenti con la primavera: l’entusiasmo è fondamentale.
Ed un rammarico legato alla tua carriera da calciatore?Quello di non aver sfruttato appieno quelle che erano le mie potenzialità: non ho usato la testa agli inizi! Giocavo perché mi piaceva, ma niente di più: se avessi utilizzato la stessa testa, lo stesso modo di ragionale degli ultimi anni di carriera probabilmente racconterei qualcosa di diverso e di migliore.
Quali sono i tuoi amici attualmente nel mondo del calcio? Se ve ne sono…Nel calcio tutti dicono che vi sono amicizie di comodo, di convenienza. Probabilmente è anche vero ma non sempre: ovviamente, quando le cose non andavano bene ho avuto meno telefonate rispetto a quante ne ricevo ora…ma probabilmente i veri amici li selezioni anche in tale maniera. Fare dei nomi non lo ritengo opportuno: potrei dimenticare qualcuno a discapito di altri. Insomma, quelli veri li ho capiti quando mi continuavano a chiamare anche quando non gli serviva.
Nella tua carriera da giocatore, quali allenatori possono essere stati importanti per te, anche alla luce della tua nuova carriera da allenatore?Tutti: nel calcio non si finisce mai d’imparare! Ricordo Tribuiani, Simonato, Ortega ed altri…ma ripeto…tutti mi hanno dato qualcosa. Gli ultimi anni sono stati quelli dove forse ho “rubato? qualcosa utile per la mia carriera da allenatore.
Hai qualche scaramanzia particolare?Da giocatore non molte mentre da allenatore qualcosa ho…ma ovviamente non la rivelo.
Andiamo sul personale: sei sposato?Si, sono sposato con Emanuela ed ho due bimbe: una di quattro anni e mezzo (Chiara) l’altra di dieci anni (Elena). Nei momenti di difficoltà, da dicembre in poi, la mia famiglia è stata una grossa ancora di salvataggio. È stato un anno di forti emozioni, sia dalla vincita del campionato a Grottammare per arrivare poi all’esonero, ma la mia famiglia mi è stata sempre vicina.
Ti seguono spesso nella tua attività calcistica?No, tutt’altro. Pensa che mia moglie non capisce neanche molto di calcio. Ricordo un aneddoto simpatico quando mi venne a vedere una volta a San Marino: a fine gara ero arrabbiato perché avevamo pareggiato 0-0. Mia moglie mi disse: “ma come, non sei contento di aver vinto 1-0??. Insomma, non aveva capito che il goal realizzato era poi stato annullato. Per farti capire che rapporto ha con tale sport. Probabilmente mi sono innamorato anche per questo: lei non si è mai immischiata nella mia vita sportiva.
Nel tempo libero cosa ti piace fare, fermo restando l’impegno familiare?Non ne ho molto tra il lavoro sul campo, quello della mia attività, la famiglia. Tuttavia, una cosa a cui non rinuncio sono le cene del giovedì sera con gli amici dove mi rilasso veramente. Senza contare tutti gli altri sport in cui amo cimentarmi: tennis, ciclismo, nuoto…appena posso li pratico volentieri.
Con i ritiri che rapporto hai?Vado controcorrente: a me piacciono parecchio! Mi piace stare nel gruppo e vivere col gruppo. Capisco che come secondo allenatore sia più facile mentre già un primo allenatore deve essere un po’ più distaccato. Fondamentalmente sono un compagnone, e per tale motivo che non li disprezzo.
Torniamo sul discorso Samb e soffermiamoci sul settore giovanile: come saprai qui a San Benedetto si necessita di una rifondazione. Tu che apporto darai, anche a seguito del livello di amicizia che ti lega con Voltattorni (Responsabile settore giovanile)?Questa è una società che mi ha colpito subito, oltre che per la sua serietà, per come ha affrontato immediatamente il discorso “settore giovanile?: si vogliono buttare delle basi importanti per rifondare a San Benedetto un settore giovanile forte. E ciò è fondamentale prima per la crescita della Sambenedettese, secondo perché si tolgono dalla strada molti ragazzi. Ovviamente per far ciò necessitiamo di strutture adeguate che purtroppo sono carenti. Attualmente noi, come prima squadra, stiamo girando parecchio…troppo. Ci alleniamo a Nereto: non è possibile. Dopo di che i tifosi vengono e chiedono la serie B, pretendono che noi diamo più di quello che abbiamo: debbono tuttavia sapere quali sono le condizioni nelle quali ci alleniamo. L’organizzazione e la preparazione di una gara, di una squadra, sono importantissime: non si possono prendere le auto e fare 30 km per fare degli allenamenti. Ci si deve allenare in loco, come accade da ogni altra parte. E per far ciò occorrono strutture adeguate. Attualmente , il più grave problema della Samb non è la mancanza di un settore giovanile, ma quella di strutture adeguate sia per la prima squadra, che quindi anche per i giovani.
Fai quindi una esplicita richiesta alle autorità competenti?
Ovvio…il massimo sarebbe costruire una piccola cittadella dello sport, con diversi campi di calcio, dove far allenare anche le giovanili. Purtroppo tale città vive solo di calcio lasciando le briciole agli altri sport: ed allora si faccia in modo che il calcio qui possa tornare ad essere fiorente e rigoglioso come quando sfornava talenti in quantità, visto che comunque tale territorio è prolifico (calcisticamente parlando).
Tu sei anche un grande tifoso della Samb: quel’è il ricordo più bello che hai? Il ricordo più bello è quello legato a domenica scorsa, quando sono entrato per la prima volta allo stadio come allenatore ed ho visto tutti i miei amici sulle tribune (dalla curva ai distinti, ecc…), dato che, bene o male, ci si conosce tutti… Mi vien ancora la pelle d’oca al pensiero. Se poi ripenso alla partita, uno immagina che un secondo allenatore non abbia poi molto da fare in panchina: ebbene, a fine gara, per quanto ho vissuto la partita, a tratti più del consentito, mi son dovuto fare la doccia per quanto ero sudato.
Un appello ai tifosi?Quello di stare vicino alla squadra che è molto giovane. La società è nuova, deve crescere e non ha soldi da sperperare come magari poteva essere la precedente. Ecco che quindi si sta attenti anche al biglietto da dare ai giocatori…insomma si pone attenzione su tutto. E questo alla lunga è sinonimo di buona gestione: i tifosi debbono capire e darci una mano, lasciando anche perdere polemiche inerenti anche al costo dei biglietti, ma stringendosi tutti attorno a tale maglia, a tale squadra che può dare molto ma ha bisogno di pazienza. Occorre sia il calore che la comprensione del pubblico.
Un ultima cosa: un desiderio sia da tifoso, sia da allenatore…Mi auguro un ritorno al più presto in serie B (nella programmazione e nei tempi previsti): pensiero che va in parallelo con quello precedentemente specificato inerente la creazione di una struttura adeguata per gli allenamenti sia della prima squadra, sia del settore giovanile. Ripeto: non si può chiedere la Serie B se non si hanno neanche i campi di allenamento! Occorre una struttura serie: non è possibile che ogni giorno non si sappia dove ci si allenerà il giorno dopo. Per quanto riguarda il mio sogno nel cassetto, è quello di fare quanta più strada possibile come allenatore, anche se non sarà facile. Quest’anno lo prendo come un grande corso di aggiornamento che sicuramente mi sarà utile per il futuro.
Grazie ed in bocca al lupo per il futuro, nella speranza che un sambenedettese come te possa rimanere il più possibile con la Sambenedettese.

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