Politica. Sambenedettoggi.it segue da tempo in diretta il Consiglio Comunale di San Benedetto per la gioia di voi lettori che, senza muovervi da casa, potete ricevere informazioni di prima mano ed in tempo reale. Devo ammettere però che assistere fisicamente alla seduta (a me non capitava da diversi mesi) è tutt’altra cosa. Vale anche per i protagonisti che il numeroso pubblico di ieri ha resi ancor più effervescenti.

E’ terminato a tarda notte ma, più che lungo, è stato un Consiglio Comunale inquietante. Vi spiego perché con alcune dichiarazioni che riporto più o meno alla lettera. Per i minimi particolari cliccate su CONSIGLIO COMUNALE IN DIRETTA.

Il sindaco: “Basta con le riunioni segrete o conviviali per decisioni che, da adesso in poi, si prenderanno nelle sedi opportune?. Parole che confermano il mio giudizio su Domenico Martinelli (‘bravo ma inesperto’) ma anche parole che il cittadino comune riteneva scontate.
Felicetti (Pri) e Bruni (Ds): “Basta con i sotterfugi, le delibere (qualunque esse siano) vanno pensate in modo corretto e nelle sedi opportune. Non vanno preconfezionate da funzionari o chi per loro?. Riferimento palese al caso Sestri.
Bruni ha fatto anche il nome: “Quali sono i motivi reali, legati alla vicenda Sestri, che stanno immobilizzando la città?? Legando le mani al sindaco, aggiungo io..

Che eroi, ho pensato: i due consiglieri hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto. Senonchè una terza dichiarazione, forse la più acuta della serata, è partita da Rosini (Lega Nord): “Non facciamo gli ipocriti, queste cose succedevano anche quando il timone di San Benedetto lo teneva il centro-sinistra?. Silenzio agghiacciante in aula. Nessuno dai banchi della sinistra ha osato dire che era una bugia. Anzi, a riprendere il discorso, si rischiava di alimentarlo facendo capire anche a chi non aveva afferrato al volo.

Conclusione: a chi è in mano la città? Chi decide da dietro le quinte? Voci di popolo sul segreto che avvolge il caso Sestri: il piano è fermo perché non sta bene o sta troppo bene ad una categoria di imprenditori (costruttori edili?) o a proprietari terrieri privilegiati. La verità non dovrebbe essere lontana.

Auspicio: la città deve tornare (se non lo è, come sembra) in mano al sindaco. Per il semplice motivo che San Benedetto è una città democratica come l’Italia tutta.

Problema: quanto è stato detto ieri sera, o meglio notte, in Consiglio comunale resterà lettera morta dopo che le pagine locali dei tre quotidiani avranno lanciato le proprie considerazioni sull’argomento più scottante. (Per la cronaca la seduta è stata interrotta e rinviata a domani, mercoledì 22 settembre). Nei giorni seguenti qualche reminescenza di cronaca ed il problema resterà tale e quale come prima e forse più di prima.

Soluzione: noi di Sambenedettoggi.it vogliamo provare a colmare il vuoto, continuando a parlarne senza peli sulla lingua per i prossimi giorni, fino a quando cioè la richiesta di Felicetti e Bruni, che vogliono la massima trasparenza sul caso Sestri, non sarà esaudita.
Possiamo farlo perché noi siamo l’unico vero giornale edito nella Riviera delle Palme che non ha altri interessi se non quelli di far crescere in tutti i sensi il nostro territorio. Con un’informazione coraggiosa, onesta, leale e corretta possiamo riuscirci. Se non altro perché il politico, sentendosi più ‘osservato’, cadrebbe meno in tentazione.

Augurio: per aiutarci qualche consigliere dovrebbe trovare il coraggio di fare dichiarazioni trasparenti seppur scioccanti. Il conseguente servizio sociale sarebbe grandissimo.
(Del resto, certe rivelazioni vengono fuori, seppur raramente, in zone molto più a rischio come Sicilia e Calabria per esempio; da noi, fino a prova contraria, il rischio maggiore sarebbe quello di… non essere rieletto perché ritenuto scomodo da chi tira le fila durante le elezioni. Un altro argomento questo da approfondire. Lo faremo in giorni più giusti)

Riflessione finale: siamo un po’ tornati ai tempi cosiddetti della Prima Repubblica con la differenza che allora l’omertà politica era una sorta di patto perché ritenuto motore inderogabile (che cavolata!) della politica stessa, oggi lo è un po’ meno.

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