*Scontri, accuse, calunnie, eccessi verbali: la vita pubblica sambenedettese è deteriorata, si è imbarbarita. Si pone la domanda: com’evolverà nel prossimo autunno? Per rispondere conviene conoscere le cause dell’imbarbarimento.
Vi sono cause, diremo così, endogene, che nascono dall’interno. Certe manifestazioni troppo vivaci sono una costante della nostra politica. Il materiale umano è quello che è. Se un tale è abituato ad usare un linguaggio grossolano, continuerà a parlare in quel modo anche quando entrerà in un luogo austero e solenne, quale è, o dovrebbe essere, il consiglio comunale. Se un tale, quando è contraddetto, è solito quasi menare le mani contro di chi lo contraddice, prima o dopo aggredirà il suo avversario anche se si trova al consiglio comunale.
Ma quel che più indispone, a parte gli accessi verbali, è l’intolleranza, la lotta continua. Tutti sono arrabbiati contro di tutti; vi sono scontri non solo fra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno della maggioranza, fra partiti alleati e all’interno dei partiti (come abbiamo visto negli ultimi mesi). Sindaco e assessori fanno a gara a chi le spara più grosse. Insomma: regna la confusione. Abbiamo una coalizione di centrodestra che al massimo è un condominio litigioso.
Alle cause endogene, dovute al livello del materiale umano, si aggiunge una causa d’origine diversa: è questo il fatto nuovo della situazione. Vi è una crisi di leadership, e qui dobbiamo parlare, ahimè, del sindaco. Del quale si può dire tutto il bene e tutto il male che si vuole; ma nessuno che sia in buona fede può negare un certo carisma. Nel periodo iniziale della sua comparsa nella vita politica sambenedettese, il sindaco (oltre che offendere un cittadino ad un’assemblea aperta) ha usato questo carisma per tenere insieme un’eterogenea compagnia di seguaci. C’erano al suo seguito professionisti e imprenditori, impiegati e bottegai, cattolici e laici, professori e giornalisti (di entrambi sessi): lui li conquistava, e ora non è il caso di stabilire se li conquistava con i ragionamenti o con le storielle: fatto sta che insieme, per un cero periodo di tempo (poco), è stato capace di tenerli.
Ora non ci riesce più: ecco il fatto nuovo della vita pubblica sambenedettese. Il carisma è scomparso. L’incanto è rotto. Assistiamo per tanto ad una crisi di leadership, che è all’origine dei nostri guai (perché i guai sono di tutti, di chi l’ha votato e di chi non l’ha votato). E’ un vecchio detto che quando la diligenza è ferma (quella con i cavalli), i passeggeri bisticciano; quando la diligenza cammina, le liti si acquietano. Oggi la diligenza è ferma (per la verità era ferma anche prima, però il cocchiere o chi per lui faceva schioccare la frusta e lanciava gridi promettenti, dando l’impressione che si sarebbe messa in moto da un momento all’altro. I passeggeri, molti passeggeri ci credettero. Ora non ci credono più).
Nell’autunno se quest’analisi è giusta, la situazione può solo peggiorare. Perché il carisma, sia esso esercitato da uomini grandi o piccoli, da Napoleone o da qualche minuscolo capopopolo nostrano, una volto rotto non si recupera. Un leader di ricambio, più o meno carismatico, per ora non si vede. E quindi si continuerà a litigare, nel consiglio comunale, fra il sindaco e gli assessori e fra i partiti della coalizione; anzi si litigherà con rinnovata lena.
Di fronte a tanto sconquasso, mentre le associazioni e i movimenti dei cattolici si riconciliano e discutono per un dialogo sempre più intenso fra le varie culture, religiose e no, e di un’interazione continua fra i più diversi settori della società: scienze e arte, diplomazia e informazione, informazione e religione. Per superare una globalizzazione disordinata e minata dal diffondersi del virus terrorista. Che non ha ancora deciso come sarà il bipolarismo e se sarà compiutamente bipolare. Alcuni nostalgici democristiani di centrodestra (vecchi e giovani), rivolti con il pensiero al passato, invocano: “Centro se ci sei batti un colpo”, senza rendersi conto che in un sistema bipolare, non è più possibile pensare ad un centro dei due forni di stampo andreottiano. O si sta di qua nel centrosinistra, o si sta di là nel centrodestra. Non ci sono accorciatoie. Il centro è finito per sempre, come schieramento a se stante.
*Tonino Armata

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