NAPOLI. Diciassette squadre sulla griglia di partenza. La diciottesima, probabilmente, ha già raggiunto il traguardo. Se si chiamerà Napoli, bandiera a scacchi. Diversamente, dovesse chiamarsi Andria, andrebbe inserita nella griglia di partenza. Per ora, meglio ragionare sul certo.
Posti di onore per due campane. Pole position per il Benevento, l’arbitro Pantana di Macerata è ormai alle spalle. Superati i dissidi con Corrado Benedetti il presidente Spatola gli ha affidato una Ferrari. Il pilota è di qualità, il traguardo non è così lontano: con Cutolo sulla fascia e il drago Molino in avanti, sognare è lecito. E’ possibile un pronto ritorno in B anche per l’Avellino, I fratelli Pugliese hanno allestito una squadra di primo livello. Vanin e Ghirardello rappresentano elementi di qualità, Cecere in porta checché se ne dica resta una garanzia. In più c’è Cuccureddu, che la C1 l’ha già vinta – e alla grande – con il Crotone. Dietro alle campane, due “forestiere”. Gli effetti di una C1 tagliata in verticale: Rimini e Padova nel girone per eccellenza centromeridionale. I romagnoli hanno dalla loro un gruppo che già lo scorso anno, alla prima apparizione in terza serie, si è fatto onore. E’ stato mantenuto un equilibrio fra acquisti e cessioni, alla fine la squadra ne è uscita rinforzata. Eppoi ancora una volta parliamo di un tecnico di primissimo ordine come Leonardo Acori. La vittoria del Padova affidato ancora al santone Ulivieri è stata quella di confermare un organico di qualità che può ambire al vertice. Ancora una volta c’è il fattore campo a frenare i patavini: le trasferte nel profondo sud sono un elemento nuovo, se verrà assorbito non ci saranno problemi a togliersi le dovute soddisfazioni.
Seconda fila per il Foggia, resuscitato da Giuseppe Coccimiglio. Il precampionato è stato altalenante, normale per un rooster tutto nuovo che deve cercare presto la giusta amalgama. Di buon livello anche l’organico della Sambenedettese, ma anche in questo caso vale il discorso fatto per i rossoneri: la squadra ha pochi giorni di vita, Ballardini dovrà lavorare duro per dotarla di un’impronta di gioco. Punta a confermarsi fra le prime otto il Lanciano di Angelucci. Chinaglia è stato un fuoco di paglia, si è deciso di puntare ancora sulla vecchia ma rassicurante gestione. L’organico non è stato smembrato, anzi ne è stata conservata quella competitività che contraddistingue la compagine frentana di ogni stagione. In buona posizione anche la Reggiana di Bruno Giordano, salvatasi con il brivido dei play-out. Elementi interessanti scuola Juve più l’innesto dell’ultimo secondo, quell’Andrea De Florio che conta di tornare ai fasti di un tempo cancellando la stagione teramana, in chiaroscuro.
In terza fila troviamo le mine vaganti. Non soffriranno, salvo complicazioni, Teramo e Spal. Gli abruzzesi di Malavolta, dopo una stagione anonima, sono tornati a fare le cose per bene. La squadra è stata fatta a luglio e puntellata ad agosto, può ritenersi soddisfatto Zecchini che manca però dell’attaccante da quindici gol. Arduo invece il compito di Massimiliano Allegri, che alla Spal dovrà far dimenticare Gian Cesare Discepoli. Potrà attingere da un organico di medio livello, dovrà cercare di metterci del suo per far levitare la storica società ferrarese.
La quarta fila è riservata a quelle squadre che non hanno un organico tale da poter sperare in una salvezza senza qualche patema. Le destinate a soffrire, tout court. Ecco la Fermana, giovane come al solito e affidata ad un debuttante della categoria come Marco Cari, lo scorso anno buoni risultati con il Giugliano-baby. C’è poi il Giulianova, che si affida alla qualità di Palladini e ai miracoli di mister Gentilini (due salvezza “impossibili” con L’Aquila). Il povero Cittadella si è ritrovato al pari di altre in un girone estraneo. La squadra è giovane, se riuscirà a confermarsi anche sui campi del sud sarà un capolavoro. Il Martina è poi un bel mistero: i rinforzi sono arrivati nelle ultime ore del mercato, sta al tecnico Roberto Chiancone confermare quanto di buono fatto anni fa sulla panchina pugliese. Di certo, ha tanto da lavorare, e potrebbe risentire di una partenza ad handicap.
Ultima fila per tre squadre che da tempo affollano il girone B. Al Sora manca ancora qualcosa per la salvezza, lo ha ribadito lo stesso tecnico Capuano. Che non è un tipo da retrocessione. Gli venga dato qualche innesto e salverà i ciociari, ma al momento non è in una posizione comoda. Dovranno sudare, e parecchio, Chieti e Vis Pesaro. Gli abruzzesi pagano l’ambiente insano (una polveriera) e la conseguente rinuncia del presidente Buccilli a fare una squadra competitiva dopo anni di buon calcio ed ottimi piazzamenti in classifica. I marchigiani si sono salvati dalla radiazione per il rotto della cuffia, ora sono affidati ad un tecnico inesperto come Lorenzini che fra le mani non ha certo un gruppo che può salvarsi tranquillamente. A Bruscoli l’ardua scelta: se non vuole retrocedere dopo anni di onorata C1, meglio che si dia da fare. Ed in fretta.

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