Un appuntamento gradevole quello che Altidona, da ben dieci anni, offre durante la stagione estiva. Ospitando, all’interno dei suoi edifici, interventi di artisti contemporanei, viene a proporre un incontro con l’arte disimpegnato, quasi casuale. La natura di Stanze Aperte è, infatti, quella di collocare le opere nel centro storico del paese adattando le stesse al luogo. In tal modo la visita della rassegna avviene come una piacevole passeggiata nella quale si scopre il borgo.
Dalle ore 18:00 alle 23:00 vengono aperte le porte e accese le luci e ciò che normalmente è celato nell’intimità di un abitato viene concesso ad una fruizione allargata. All’arte il difficile compito di convivere in un ambiente storicizzato, quotidianamente vissuto, offrendosi quale testimonianza d’espressione individuale.
Partecipano a questa edizione, dall’11 luglio al 29 agosto, tredici artisti eterogenei per età, formazione e provenienza. Varie le tecniche rappresentate: nelle opere di Marco Fulvi, Vincenzo Lopardo, Massimo Luccioli, Daniele Meloni e Amalia Piccinini la pittura viene ad essere eseguita su differenti supporti, dalla tavola alla tela alla carta, con medium che vanno dall’olio all’acrilico alla tempera all’uovo.
In Mario Maria Bianchi, David Ovidi e Teresa Pollidori l’opera esce dalla dimensione bidimensionale andando ad occupare lo spazio, ponendosi quale intervento plastico.
La fotografia in Barbara Di Cretico, Monica Gabrielli, Francesca Marcaccio, Benedetta Panisson e Stefano Taffoni raggiunge risultati diversi. Da processo artistico a strumento di sensibilizzazione a mezzo d’interpretazione di un contesto, si pone quale tecnica versatile capace di trasmettere in immagini la personale concezione dell’esistenza.
La sfida per questi artisti è dunque quella di misurarsi con il luogo, inserendovi un’opera che va a porsi come elemento nuovo, estraneo. La poetica individuale, in tale contesto, viene quindi ad essere più difficilmente percepibile e il giudizio è affidato all’interpretazione soggettiva del fruitore.

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