Non è facile fare previsioni su come evolverà la situazione della Samb, ma secondo te ci sono ancora dei margini per affrontare con un po’ di serenità il prossimo campionato?
La Samb è in ritardo spaventoso sui tempi, ma io voglio essere ottimista. Se dovesse cambiare la proprietà o se invece dovesse saltare tutto e Gaucci decidesse di tenere seriemente la Samb, allora ci potrebbe essere una svolta. Il tutto però dovrebbe avvenire al massimo entro le prossime 24 ore, perché occorre contattare i giocatori e partire per il ritiro entro il prossimo fine settimana. Solo in questo caso la stagione potrebbe non essere definitivamente compromessa. I tempi sono molto ristretti perché fra tresettimane è previsto l’inizio del campionato.
Alessandro Gaucci vuole vendere, ma alle sue condizioni (2,5 milioni di euro). Minaccia di non far neanche partire la Samb. Come giudichi questo comportamento?
Alessandro ha tutte le ragioni del mondo per essere incavolato con San Benedetto, perché il modo con cui è stato offeso ha dell’assurdo. La contestazione ci può stare ma l’offesa gratuita non ha senso. Qualcuno mi dice che qui a San Benedetto si è contestato anche Zoboletti, ma questa non è una giustificazione, anzi, è un doppio errore! Ricordiamo che se non fosse stato per l’arbitro Giannoccaro, la Samb di Gaucci sarebbe volata dalla Serie D fino alla Serie B. Alessandro è inoltre una persona intelligente, oltre che un ottimo dirigente. Detto questo, non capisco perché questo suo livore verso San Benedetto non sia diminuito col passare dei mesi: non dico che dovrebbe dimenticare totalmente, ma forse sta un po’ esagerando. Devo anche dire che in questo momento il Perugia ha un numero incredibile di calciatori, alcuni dei quali, come Aprea, Maschio e Scandurra, starebbero benissimo a San Benedetto.
La principale trattativa di vendita è con Pieroni e Anellucci, dirigenti che sono coinvolti nel crack finanziario dell’Ancona. I tifosi si devono fidare?
Difficile rispondere: spero di sì! C’è da dire che Pieroni ha preso l’Ancona che era quasi in C2 e l’ha portata in Serie A, e se non avesse preso una colossale fregatura con i diritti televisivi, nello scorso campionato, adesso l’Ancona sarebbe probabilmente in Serie B. Certo che bisogna stare con gli occhi aperti, comunque Ermanno Pieroni non è certo un “fesso?.
Gli imprenditori locali, però, non si muovono. Troppo rischioso l’investimento o troppa pressione da parte della tifoseria?
Ho avuto modo di parlare con alcuni di loro. Sono un po’ deluso dal fatto che da quindici anni manca una dirigenza locale a livello professionistico, anche se va fatto un plauso a quei benemeriti dirigenti che hanno sostenuto la Samb negli anni del dilettantismo. Certo, gli imprenditori non hanno un obbligo, neanche morale, di acquistare la Samb. Eppure potrebbero farlo: è una piazza splendida, che forse mette troppa pressione. Ma i tifosi potrebbero dare una mano riducendo, almeno per un po’, le loro aspettative.
I tifosi, comunque, sognano sempre la Serie B e il derby con l’Ascoli. È il caso di non sognare più e di pensare a difendere la C1?
Secondo me i tifosi della Samb, questa estate, stanno dando una prova di grande maturità: sono tranquilli e in attesa che accada qualcosa. Se un imprenditore acquistasse la Samb e parlasse loro di programmi pluriennali, puntando alla salvezza in questi primi campionati, nessuno si scandalizzerebbe. D’altronde, se saltano squadre come Fiorentina e Napoli, c’è da stare attenti, anche se sono convinto che qui a San Benedetto, con una gestione oculata, si possono ottenere grandi risultati pur spendendo poco.
Il calcio è in crisi: cosa accadrà nei prossimi anni, si tornerà al calcio di una volta, per lo meno sul fronte ingaggi?
Sicuramente. Stiamo cominciando a capire che una squadra di calcio, seppur diversa rispetto ad una industria, deve pur sempre basarsi sul pareggio delle entrate rispetto alle uscite, a meno che non si abbia alle spalle un Berlusconi o uno Zamparini. Non mi scandalizzano gli alti ingaggi, ma mi scandalizza il pagamento di stipendi altissimi a fronte di entrate non altrettanto elevate. La nostra classe dirigente, dopo un periodo di stordimento seguito alla sentenza Bosman, sta capendo la lezione.

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