VITERBO – E’ stato un tremendo risveglio. Soprattutto per quanti avevano creduto a un progetto che ritenevano solido e lungimirante. E che invece si è rivelato, alla fine, nient’altro che un fragile castello di sabbia. Chi ha lavorato, con profonda onestà intellettuale e puro spirito di servizio, affinché il sogno che credevamo di vivere si materializzasse, ora si sente perso.

Il rischio è quello di un pericoloso blocco mentale. Che lascerebbe campo libero ai tanti gufi che hanno da sempre svolazzato attorno alla Viterbese e ora si precipiteranno sulla sua carcassa. Che paralizzi ogni iniziativa concreta volta a minimizzare il danno. Che vanifichi l’obiettivo principale, quello di far pagare il fio a chi ci ha così dolorosamente turlupinato.

Questi sono i giorni dell’ira. Perché è giusto e umano scaricare la rabbia su quanti si ritengono (a ragione) responsabili di una fine ingloriosa quanto inattesa. Sono giorni di accuse incrociate, da cui pochi potranno essere risparmiati. Un’intera città è stata umiliata e offesa. Messa alla gogna da un manipolo di incompetenti. Se non di peggio. Ci saranno pochi (o tanti?) irresponsabili che, piuttosto che lavorare a tutela della squadra, lanceranno accuse a ruota libera.

L’esclusione della Viterbese dai campionati professionistici è una mazzata inattesa e immeritata. Essa cade, inoltre, in giorni di vacanza. Nei quali la mente dovrebbe essere libera e sgombra da pensieri. E’ su questo atteggiamento mentale che contano i responsabili di una malefatta che ha dell’incredibile per potersela sfangare.

Non sarà così. Ai giorni dell’ira seguiranno quelli della razionalità. Con il metodo e con la tenacia necessari, riusciremo a ricostruire il modo in cui questa vicenda è stata architettata. Chi ne è stato il mandante. Chi gli artefici. Chi, infine, i manutengoli sulla piazza di Viterbo. Avremo bisogno, per arrivare a questo risultato, dell’aiuto delle Istituzioni. Anch’esse vilipese da un gioco sporco cui non avremmo mai creduto di assistere. Sappiamo che non verrà meno. E, alla fine, vendetta sarà. Tardivamente quanto si vuole, ma alla fine sarà fatta giustizia. Perché la vendetta è un piatto che si serve freddo.

Ci eravamo illusi all’inizio di questa avventura di poter lottare finalmente a favore di qualcuno e di qualcosa. Evidentemente il destino ci propone di lottare sempre contro, mai pro. Siamo sempre stati presenti a difesa delle maglie gialloblù. Sarà così anche stavolta.

usviterbese.com

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 214 volte, 1 oggi)