«È un po’ che non ci vediamo. Sentiamoci presto per prenderci un caffè da qualche parte». Emidio Galiè mi aveva richiamato al cellulare, dopo aver trovato il mio numero sul display. Lo cercavo per una questione legata all’IPSSAR, l’Istituto Professionale Alberghiero in cui egli era docente e vicario del preside. Era il pomeriggio del 23 giugno scorso. Come nessuno di tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato, mai avrei potuto immaginare che di Emidio – un amico che ancora non aveva neanche compiuto quarant’anni – presto, troppo presto, sarei stato costretto a parlare “al passato”.
È immenso il dolore, è indescrivibile lo sgomento nel doversi rassegnare ad una morte così repentina e all’apparenza inspiegabile. Conoscevo Emidio da almento vent’anni, da quando, ragazzo, egli era ancora studente nella stessa scuola in cui poi avrebbe insegnato. E da quando, con instancabile e generoso entusiasmo, cominciava a militare per una parte politica che all’epoca era considerata “perdente” e “sbagliata”, perciò mille miglia lontana da qualsivoglia possibile responsabilità amministrativa e di governo. Agile (l’anagramma del suo cognome) era “il nome di battaglia” con cui lo ha conosciuto una generazione di amici e avversari di allora.
Ciao Agile, tutti coloro che lasci su questa terra sicuramente ti hanno già portato nel “paradiso dei viventi”: l’affettuoso ed eterno buon ricordo. Un paradiso che meriti, perché in soli trentanove anni hai saputo mettere in pratica l’insegnamento di qualcuno (tu sai chi) entrambi abbiamo conosciuto: «Vivi come se dovessi morire subito. Pensa e opera come se non dovessi morire mai».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 320 volte, 1 oggi)