Non solo rose per il centrosinistra dal voto del 12 e 13 giugno. Se Ds e Rifondazione Comunista possono a ragione esultare per aver raccolto una sostanziosa crescita di consensi, meno esaltante si può definire il bilancio elettorale della Margherita. Il verdetto emesso dalle urne non ammette repliche: la seconda forza dell’Ulivo ha ottenuto un modesto 7%, davvero poco se confrontato con il ben più confortante 11,05% delle elezioni comunali del 2001. Non solo: la Margherita sambenedettese si è rivelata l’anello debole del partito, che complessivamente in ambito provinciale si è attestata all’8,2% (risultato già di per sé poco lusinghiero).

La lettura del dato elettorale offre, poi, un ulteriore spunto di riflessione. La crescita di consensi dell’Udc, seppur contenuta, mette a rischio il ruolo di quarta forza politica della Margherita (il ‘sorpasso’ è peraltro già avvenuto in ambito provinciale, dove l’Udc ha raggiunto un ottimo 8,3% contro il già citato 8,2% della Margherita).

Come spiegare una flessione così evidente? Certo, non si può giustificare adducendo situazioni sfavorevoli contingenti, tutt’altro: il calo di consensi decretato dalle urne ha profonde radici strutturali. A livello nazionale la Margherita sta ‘pagando’ l’ambiguità della sua azione politica (in primis la posizione ondivaga sul conflitto in Iraq) e la progressiva perdita d’identità all’interno dell’Ulivo. Ad oggi è difficile, infatti, collocarla nella coalizione: forza riformista di centro o forza moderata della sinistra riformista?

In ambito locale, l’esito del voto sancisce, invece, la disarmante apatia politica della Margherita, evidenziata da un’azione scarsamente incisiva sia all’interno della coalizione sia in sede istituzionale (emblematica l’assenza dei suoi due rappresentanti in Consiglio comunale alla seduta imperniata sul ‘caso’ Central Frigor Marconi). Uno stato d’inerzia che dura senza soluzione di continuità dal maggio 2001, ossia dal momento in cui il centrosinistra è passato all’opposizione.

Dalle urne solo note di merito per Ds e Rifondazione Comunista. Le due forze dell’Ulivo escono notevolmente rafforzate da questa tornata elettorale. L’impressione è che d’ora in poi l’asse politica dell’opposizione subirà un ulteriore spostamento verso sinistra. Insomma, per la Margherita si profila un ruolo sempre più di ripiego nella coalizione.

Certo, è doveroso tener conto del fatto che Rifondazione e Ds hanno tratto notevole beneficio dalle candidature di Massimo Rossi e Pietro Colonnela, che hanno portato in dote ai due partiti un ‘bottino’ di consensi davvero consistente. A proposito dell’ex presidente della Provincia, è opportuno fare una costatazione: per lui il test elettorale si è tramutato in un vero e proprio successo personale, un trampolino di lancio che in prospettiva futura gli schiude orizzonti di ‘gloria’. Auguri.

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