Ottavio Palladini non ha mai dimenticato gli inizi della sua carriera seppur la sua passione calcistica l’abbia portato a vestire altre maglie. Un anno e qualche mese trascorso nelle file della Folgore sono stati sufficienti a gettare le fondamenta del Palladini professionista. È stato piacevole tornare indietro con il passato ricordando le dispute al vecchio Galoppatoio, le sgridate di mister Ursini per un rigore sbagliato o l’arrivo al campo sportivo in otto dentro la vecchia Ford Escort. Tuttavia nel futuro di Palladini, ancora lontano, ci sarebbe l’intenzione di insegnare il calcio come lo ha appreso dal suo primo maestro ai bambini che si affacciano per la prima volta sul mondo del pallone.
Quando hai cominciato a giocare con la Folgore?
Ero davvero piccolo. Avevo nove o dieci anni e militavo nei Pulcini.
Perché hai scelto la Folgore?
Tutti ne parlavano bene. Ma la mia è stata una scelta dettata dall’amicizia. Parecchi miei compagni, compreso mio cugino Olivieri, l’avevano scelta come squadra ed io li ho seguiti. Mi ricordo che ci allenavamo spesso al vecchio Galoppatoio, qualche volta a San Filippo Neri. Sono rimasto con la Folgore un anno e mezzo, dopo sono passato alla Vela senza dare nessun tipo di avvertimento a mister Ursini perché seguivo ciò che facevano i miei amici. Per diverso tempo non ci siamo parlati per questo accaduto. Poi tutto è passato.
Cosa ricordi dell’allenatore Luigi Ursini?
Era una persona severa, sapeva il fatto suo. Da lui sono passati diversi calciatori importanti come Fanesi, Manni, Vecchiola, Chimenti.
Qual era il tuo ruolo nella Folgore?
Con Ursini ho iniziato come centravanti e facevo anche parecchi gol. Mi ricordo che indossavamo delle magliette verdi con un disegno particolare sul davanti. Man mano che sono cresciuto sono arretrato di ruolo fino a ricoprire l’attuale ossia il centrocampista a partire dalle giovanili della Samb, con Gasparretti in panchina.
Chi erano i tuoi compagni di squadra?
Con me c’erano Antimo Di Francesco, Cristiano Troli, Capriotti, mio cugino Fabio Olivieri. Massimiliano Fanesi credo sia arrivato dopo di me. Li conosco tutti abbastanza bene, il rapporto d’amicizia è rimasto intatto nel tempo.
C’era qualche compagno di squadra che pensavi potesse diventare un professionista e invece non ce l’ha fatta?
Ti posso dire Troli, secondo me poteva fare di più. Comunque sono situazioni a cui non pensi quando sei piccolo. Non pensavo neanche io di fare il calciatore eppure lo sono diventato. I miei genitori non sono mai venuti a vedermi finché non sono passato ai professionisti. Anzi mi spingevano a smettere perché non andavo bene a scuola!
Hai un ricordo particolare legato alla Folgore?
Ne ho due simpatici: il mister ci veniva a prendere con la sua Ford Escort: in macchina ci ritrovavamo in otto, sembrava un pulmino! Ricordo poi che una volta in una finale pulcini che si giocava al vecchio Galoppatoio avevamo pareggiato e dovevamo disputare i calci di rigore. Sia io che mio cugino li abbiamo sbagliati, il mister ci ha sgridato ma è finito lì!
Eri piccolo, ma cosa diceva, di solito, Ursini prima delle partite più importanti?
Niente in particolare. Dovevamo divertirci dando sempre il massimo. Lui era una persona molto esigente, teneva all’educazione e al rispetto prima ancora che alla tecnica del giocatore.
Cosa ti è rimasto del tuo periodo nella Folgore nel proseguo dell’attività calcistica?
Un ottimo ricordo perché i primi calci li ho dati con questa squadra. In quel periodo, vista la tenera età, seguivo più le amicizie che l’attaccamento alla maglia. Mi dispiace che per un periodo di tempo io e il mister Ursini non ci siamo più salutati per essere andato via dalla Folgore in quel modo.
Luigi Ursini potrebbe chiudere la sua avventura da allenatore dei ragazzi. Che ne pensi?
Ne sono rammaricato, è un buon allenatore. Sotto di lui sono usciti tanti calciatori di ottimo livello.
Cosa ne pensi della situazione attuale del calcio giovanile a San Benedetto?
Devo ammettere che non sono perfettamente informato, tuttavia posso dire che prima c’erano squadre come la Picena, il Porto d’Ascoli, la Folgore e la Vela che lanciavano tante giovani promesse: al Campo Europa si giocava dalle otto di mattina fino all’una! Ricordo che l’anno in cui siamo retrocessi in C1 con la Samb erano venuti fuori i vari Vecchiola, Fanesi, Visi, Parlato, De Matteis oltre che me. Con le scuole calcio, oggi, tutto è cambiato: so che Simonato si sta dando molto da fare, ma, lo ripeto, non conosco bene la situazione.
E la Samb?
Ho ancora due anni di contratto con il Pescara. Non nego, però, che mi piacerebbe vestire la maglia della mia città.
Un’ultima domanda: qual è il futuro di Palladini?
Ora come ora al futuro non ci penso, fin quando sto bene voglio continuare a giocare. Mi piacerebbe sicuramente ripercorrere le orme del tecnico Ursini, allenando i pulcini.

Ilenia Virgili

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