Gino Vallesi è nato nel 1944 ad Ascoli Piceno. Perito Industriale, ha speso una carriera politica nelle organizzazioni cattoliche della sua città fino ad arrivare poi all’incarico di assessore regionale. Approdato al Ppi, ha cercato di ricostruire l’idea di un centro autonomo prima con Democrazia Europea e attualmente con l’Udeur.

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Perché ha deciso di presentarsi da solo?
Il sistema elettorale è sbagliato: non sono contro il bipolarismo ma contro il maggioritario. Alla fine si hanno dei cartelli elettorali che conducono ad una grande conflittualità per i vincitori. La politica non si fa per legge, decidendo che bisogna stare per forza a destra o a sinistra. Il mio impegno è per una politica in cui non si chieda “con chi stai? ma “che cosa fai?.

Ci può dire tre punti salienti del suo programma?
Il primo è quello della Città-territorio, intesa in senso ampio. Dobbiamo diventare un nucleo urbano centrale nel medio Adriatico, con un sistema integrato delle varie distrettualità economiche. Importante sarà collegare Ascoli con Teramo, per creare un quadrilatero assieme a San Benedetto e Giulianova. Già oggi la Val Vibrata gravita su Porto d’Ascoli. Centrale in questo senso saranno le nuove infrastrutture viarie. Bisogna inoltre puntare a creare un marchio di qualità piceno, che comprenda il territorio che va da Arquata a Grottammare. Infine è necessario dare valore ai nostri beni storici e culturali: solo il restauro degli archivi darebbe uno sbocco occupazionale per decenni. Il mio sogno è quello di realizzare un parco fluviale sul Tronto: natura e sport da Arquata alla Foce.

Nel 2009 nascerà la Provincia di Fermo. Che ne pensa?
Avremo vantaggi e svantaggi. Il territorio è molto più ordinato nella zona sud, a livello viario, di zonizzazione industriale, di distribuzione idrica: nel fermano ci sono troppe lacune. I problemi non si risolveranno subito, anzi la zona che va da Montalto a Smerillo vedrà sempre in Ascoli un polo di attrazione.

Come giudica l’operato di Colonnella?
In dieci anni ha lavorato poco sulle infrastrutture. Anche il decentramento tanto sbandierato non è stato attuato: basti pensare che a Fermo dopo sei anni attendono ancora che vengano avviati i centri per l’impiego.

La gente e i giovani si allontanano dalla politica. Qual è la sua ricetta?
Purtroppo nessuno parla di occupazione, lavoro e cose concrete, ma di Iraq o con chi stai e chi non stai. Bisogna ripartire dalla vita quotidiana.

Perché un cittadino dovrebbe votarla?
In tanti anni spero di aver dimostrato le mie qualità e di meritare la fiducia grazie al mio impegno in prima persona. La mia disponibilità è sempre stata completa e lavoro a fondo per risolvere i problemi dei cittadini.

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