Nato e residente a San Benedetto, Fernando Palestini ha 47 anni ed è sposato, con due figli che frequentano il liceo e la scuola media. È insegnante di economia aziendale all’ITC ‘A. Capriotti’ di San Benedetto. Da anni è impegnato con le associazioni di volontariato cattolico che si occupano di problematiche sociali, come la Caritas diocesana. Il suo impegno in politica ha inizio nel ’93, quando dà vita alla lista ‘Città futura’: “Il nostro obiettivo era avvicinare quanto più possibile la gente alla politica” spiega Palestini. Viene eletto consigliere comunale. Di recente ha costituito insieme ad altri colleghi un circolo della Margherita, chiamato ‘Partecipazione e solidarietà’.

Quali motivi l’hanno spinta a candidarsi?
Ho appoggiato la candidatura di Massimo Rossi come presidente della provincia perché rappresenta il nuovo. L’amministrazione provinciale precedente ha lavorato molto, certo, però alcuni passaggi sono stati poco chiari. Secondo me era importate dare impulso alla figura di Massimo Rossi, che tra le altre cose ha rappresentato al meglio il bilancio partecipativo e le assemblee di quartiere. Ha inoltre cercato di coinvolgere il più possibile i cittadini alla vita pubblica. In sostanza, Rossi è stato quel fattore in più che mi ha spinto alla candidatura. Credo sia importante che persone come, impegnate nell’ambito civile, possano dare sostegno alla figura di Massimo.

La scelta di candidare Massimo Rossi come presidente ha incontrato molte ‘resistenze’ nell’Ulivo: come lo spiega?
Le resistenze sono dovute in parte alla collocazione politica di Massimo Rossi. Anch’io non ho condiviso molte scelte di Rifondazione in passato, come quella sul governo Prodi, ricordando che Bertinotti è stato uno dei motivi che ne ha accelerato la caduta, creando malumore all’interno del centrosinistra.Rossi ha lavorato a stretto contatto con il mondo cattolico, con i movimenti e molte altre realtà associative che vanno ben al di là del colore politico che lui rappresenta.

Secondo lei quindi Rossi è senza dubbio l’uomo più adatto…
Ne sono assolutamente convinto. Tra le altre cose, ha ripreso alcune battaglie che noi, movimenti associativi e anche cattolici, abbiamo più volte portato avanti. Si è battuto per la cooperazione internazionale, il commercio equo e solidale, la campagna per il diritto all’acqua come bene comune, il tema della pace e molto altro. Inoltre si speso a favore di molte persone comuni, al dì là delle idee politiche che avevano.

La possibile nascita della Provincia di Fermo sta diventando un ‘caso’ politico e civile: qual è il suo giudizio in merito?
Dato che il nostro è un territorio piccolo e circoscritto, suddividerlo mi sembra un impoverimento per tutte e due le realtà. Al di là di un discorso campanilistico, si poteva arrivare alla provincia semplicemente con un doppio nome, come Ascoli Piceno-Fermo. Così facendo si sarebbero evitate le spese e molti altri problemi. La provincia di Ascoli e la futura provincia di Fermo dovranno pensare esclusivamente al bene dei cittadini.

Perché gli elettori dovrebbero votarla?
Ho scritto una lettera, che arriverà a tutte le famiglie, in cui riassumo i capisaldi del mio impegno. La politica per me è un servizio di solidarietà. Oggi più che mai c’è bisogno di essere presenti e partecipare. Partecipazione e solidarietà sono e saranno sempre i due elementi portanti del mio impegno politico.

(Paolo Damiani)

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