CROTONE – BENEVENTO 3 – 1: “Volano” in finale il Crotone ed i 7000 dell’Ezio Scida, coloratissimo – mille cuori su pannelli rossoblu in tribuna e cartoncini rossoblu ai distinti, oltre all’immancabile scenografia della Sud che sventola bandierine bianco-rosso-blu, espone un lenzuolo con lo stemma della città e srotola la scritta “Riprendiamoci la storia” – chiassoso e soprattutto traboccante d’entusiasmo dopo che i padroni di casa riescono a mettere gli “artigli” sulla finalissima solo negli ultimi otto minuti di gioco.

Il Benevento termina la partita in nove – espulsi al 23° Di Nardo per una gomitata rifilata a Rossi ed allo scadere Nocerino, per doppia ammonizione – ha un feroce battibecco con alcuni agenti delle forze dell’ordine e recrimina contro l’arbitro, il signor Pantana di Macerata. “Gara guidata”. Musica e parole di mister Benedetti. In casa giallorossa si recrimina sul rigore concesso al 37° per un presunto fallo di Criaco su Juric e per l’azione del fallo i mano di mano di Di Meglio che al contrario non ha causato la concessione del penalty a favore dei sanniti.

Match “maschio”, tirato, combattuto, nervoso. Ci si gioca l’accesso alla finalissima per la B e non può non essere altrimenti. Le squadre partono contratte, meglio gli ospiti che forti del vantaggio acquisito all’andata (1-0) giocano con maggiore scioltezza, pur non impensierendo più di tanto l’estremo difensore crotonese David Dei. A parte il gol naturalmente. Assist di Menolascina – corre il 22° minuto – bomber Gigi Molino si tuffa ed insacca con un bel colpo di testa.

I calabresi per tutta risposta producono due sole punizioni battute da capitan Porchia, eroe di giornata. Al 28° però arriva il pari firmato dallo stesso Porchia, sempre di testa.

Nella ripresa preme maggiormente il Crotone che ci prova prima con Bertolini e poi con Tarantino. Saltano i nervi a Di Nardo che “decide” di farsi cacciare fuori ed ecco che improvvisamente cambia anche la partita: Beretta, Ciarcià e Pagliarini fanno le prove generali del gol che arriva grazie al suddetto rigore. Porchia-gol. 2-1, lo Scida in festa. Al 42° c’è anche il tempo per la rete della sicurezza ad opera di Galardo, con un ottimo diagonale che non lascia scampo a Lotti.

Negli spogliatoi, come detto, il Benevento si lamenta (presentato il ricorso al Giudice Sportivo), col presidente Spatola che impone il silenzio stampa ai suoi tesserati, mentre in casa rossoblu la gioia è immensa per aver raggiunto la finale contro la Viterbese, dopo 180 minuti di notevole sofferenza. Mister Gasperini ringrazia il pubblico, i giocatori e sentenzia: “Abbiamo disputato una grande partita, credo che nell’arco dei 180 minuti il Crotone abbia meritato il passaggio del turno. Adesso – aggiunge euforico – ci godiamo questo momento di gioia e poi penseremo alla gara contro la Viterbese”.

Dopo il 90° incidenti tra le opposte tifoserie (circa 800 sostenitori campani avevano raggiunto Crotone). Otto feriti in tutto: quattro tra le forze dell’ordine e quattro tra i tifosi – due sanniti e due calabresi.

Segnalo infine che la società sannita ha indetto per le 19:00 di oggi una conferenza stampa in cui il presidente giallorosso avrà di che dire sul ricorso presentato al Giudice Sportivo e sui fatti accaduti in quel di Crotone.

VITERBESE – ACIREALE 1 – 0: Oltre 4000 persone gremiscono il Rocchi, con una rappresentanza di 2-300 tifosi acesi. Encomiabili: l’impresa dei granata era pressoché impossibile, eppure loro non hanno voluto far mancare il proprio calore.

La Nord viterbese si fa bella per l’occasione: cartoncini gialli ai lati, telone gialloblu con le effigi del gruppo Brigata Etrusca al centro e la scritta in basso “A difesa delle nostre origini”. Gli uomini di Carboni invece si sono prodigati a difendere i due gol segnati al Tupparello domenica scorsa.

Gara accorta infatti nel primo tempo, col pallino del gioco nelle mani dei siciliani che però negli ultimi sedici metri difettano di concretezza. L’unico tiro di una certa pericolosità è quello di Mortellitti che di testa “spara” di poco a lato. Poi nella seconda metà della prima frazione di gioco ci prova il centravanti granata Ventura a centrare il bersaglio, ma senza fortuna.

Al ritorno in campo i gialloblu sanciscono la fine dell’incontro col solito Santoruvo che servito da un assist al bacio di Andreotti, stoppa la palla , se la porta avanti ed infine insacca con un bolide dai dodici metri (2’). Da qui alla fine poche vere occasioni da gol per le due compagini, eccezion fatta per un tiro del solito Ventura che crea qualche problema a Paoletti.

Nel dopo-partita i commenti dei due allenatori. Carboni è raggiante e dopo aver fatto i complimenti ai battuti, dice: “Non ci sono più aggettivi per descrivere questi ragazzi i quali, anche stavolta, hanno interpretato alla grande l’incontro. Siamo in una condizione ottimale e speriamo di mantenerla ancora per due settimane, ma cercheremo in ogni modo di arrivare alla fine”.

Amarezza in casa granata. Era difficile ribaltare il risultato dell’andata, forse è stato impossibile buttarsi alle spalle il “trambusto” originato dall’acquisto del presidente Pulvirenti del Catania e poi – storia della immediata vigilia di questa gara di Viterbo – le dimissioni dello stesso numero uno acese. Maurizio Costantini ci tiene però a precisare: “Non crediate che le vicende societarie abbiano influito sull’esito finale, perché non è affatto vero”.

Questioni societarie a parte, l’Acireale esce mestamente dai play off dopo una stagione vissuta da assoluta protagonista, sempre ai vertici della classifica, talvolta anche sul gradino più alto. Costantini ritiene che il verdetto emesso da questa doppia sfida coi laziali non sia del tutto corretto: “Ha approfittato di mezzo tiro per vincere, ma la Viterbese ha sempre avuto queste caratteristiche in questa stagione, di raccogliere molto alla minima occasione, evidentemente contro di loro non siamo stati mai fortunati”.

PLAY OUT. Le Marche gioiscono per l’esito degli spareggi e per una C1/B che anche per il prossimo torneo vedrà ai nastri di partenza tre squadre della regione. Alla Samb infatti faranno compagnia sia la Fermana che la Vis Pesaro, uscite “vittoriose” nel computo dei 180 minuti valevoli per le gare di play out.

Ai canarini basta un poco spettacolare 0-0 per spedire all’“inferno” il Taranto di Pieroni, contestato anche ieri dai circa 800 tifosi jonici (3000 circa le presenze totali del Recchioni) che nella curva “Mare” hanno esposto un eloquente – riguardo il proprio stato d’animo – “Onorate la maglia bastardi!”. Dopo una gara intensa e combattuta, ma non certa bellissima, la Fermana del patron Battaglioni, il quale ha confermato che lascerà il sodalizio gialloblu, ovvero la squadra più giovane d’Italia, è riuscita ad amministrare il pari grazie ad una migliore gestione della palla e al solido 4-5-1 messo in campo da mister Bruniera. L’uomo in più a centrocampo ha in pratica costituito una diga insuperabile per gli ospiti, messi in difficoltà dalla velocità degli esterni canarini.

Il Taranto in ogni caso ha spinto di più e recrimina, a detta del suo allenatore, per due rigori non visti dal direttore di gara – fallo su Bettoni e tiro di Croce respinto dalla mano di un difensore di casa – ma recita pure il mea culpa per un’annata disastrosa. Il trainer Bianchetti infatti afferma: “La squadra retrocede non solo in questa gara, ma anche per la magra classifica, figlia di tutta una serie di problemi avuti quest’anno”. D’altro canto aggiunge convinto: “Nella doppia gara sicuramente meritavamo di salvarci, a differenza della Fermana”.

In casa gialloblu Bruniera parla di una prova di grande carattere dei suoi, mentre il presidente Battaglioni equipara l’impresa odierna alla trasferta storica di Battipaglia, ovvero quella che ha sancito la conquista della B. Dopo la Provincia, la permanenza in C1..

Decisamente più sofferta l’“impresa” della Vis Pesaro che deve soffrire molto prima di avere ragione di un Paternò coraggioso e battagliero. Il 2-1 finale è opera di un attaccante – provenienza Ascoli – che quest’anno ha assaggiato davvero poco il prato dello stadio Benelli: Emanuele Ferraro, spedito in campo da Fabbri al posto di un offuscato Staffolani all’8° della ripresa. La gara la conduceva il Paternò, in gol al 14° grazie a Chigou, aiutato da un’uscita tutt’altro che impeccabile di Ginestra.

I siciliani nel primo tempo hanno aggressività ed ardore agonistico da vendere, la Vis invece sembra crogiolarsi troppo sul risultato dell’andata (0-0), risultato che le consente di poter inseguire due risultati su tre, anche grazie alla migliore classifica nella “regular season”. Fatto sta che Kontè e Bertoni danno avvisaglie di quanto accadrà di lì a poco: il menzionato colpo di testa del coloured siciliano, che “gela” i 2000 del Benelli e scombussola i piani della Vis che pareva voler impostare una gara di attesa.

Come detto però il giovane Ferraro toglie le cosiddette castagne dal fuoco ed all’11° ed al 33° della ripresa (colpo di testa e punizione) riacciuffa per i capelli una gara che sembrava complicarsi maledettamente per Ischia e soci. In tribuna può esultare anche il pesarese – in forza al Milan – Ambrosini, così come la soddisfazione è enorme per l’allenatore biancorosso Fabbri, richiamato prima di questi play out da Bruscoli e riuscito a mantenere la Vis in C1 per il quinto anno consecutivo. L’allenatore vissino a fine match dichiara: “Per noi la salvezza è stata una cosa piuttosto difficile. Quando mi hanno richiamato io ci credevo a questa salvezza, perché sapevo che c’erano i mezzi per ottenerla. Ed è proprio ciò che ho cercato di far capire ai ragazzi tra il primo ed il secondo tempo. Ed è andata bene”.

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