Quello avvenuto sabato 22 maggio è stato un incontro diverso da quelli a cui si è abituati ad intervenire, vuoi per l’atteggiamento di partecipazione tra gli spettatori, vuoi per i discorsi così fortemente pertinenti ai problemi della gente. Il dibattito era incentrato sulla presentazione per le elezioni europee del candidato indipendente di Rifondazione Comunista Nunzio D’Erme, già consigliere comunale a Roma, appartenente al gruppo dei Disobbedienti, noto alle cronache come colui che, insieme ad altri, ha scaricato 150 litri di letame sotto la casa di Berlusconi.

Ha partecipato alle lotte per la casa nelle periferie romane, per l’elettrosmog, per i lavoratori delle cooperative sociali, per i lavoratori socialmente utili. La candidatura di D’Erme, è sostenuta nella nostra regione da un comitato formatosi ad Ancona in 10 maggio, Europaction 2004, un’ iniziativa che non comprende solo centri sociali e Rifondazione Comunista ma anche e soprattutto la gente che lotta per le proprie idee.

Al dibattito era presente anche Massimo Rossi, per testimoniare l’esperienza in comune con D’Erme relativa alla Rete del Nuovo Municipio; due persone diverse che tuttavia arricchiscono in maniera differente la Rete stessa, vista come un’opportunità per amministrare le realtà locali in maniera democratica. “Le persone sono al di fuori delle decisioni che vengono assunte: le città e le istituzioni prendono decisioni funzionali ad una economia il cui impatto nella vita delle persone non ha importanza. I diritti dell’uomo al lavoro o all’ambiente sono diventati solo ostacoli.?
“La Rete del Nuovo Municipio
– prosegue Rossi – nasce dall’esigenza di rimettere al centro la persona, sia per quanto riguarda le scelte che per la democrazia.?

L’incontro tra Nunzio D’Erme e Massimo Rossi avviene nel 2001, a Porto Alegre, dove tutti volevano affermare lo stesso diritto, “contare per poter decidere e per poter essere protagonisti delle proprie scelte.? Ma mentre il primo si riconosce nel conflitto, nel dar voce ai bisogni, il secondo fa in modo che le istituzioni siano garanti della partecipazione collettiva. Il governo, secondo Rossi, ha legato le mani ai municipi, dando la possibilità ai privati di soddisfare le esigenze espresse dai cittadini; bisogna contrapporre alle logica privatistica un servizio pubblico democratico e partecipato.

Un pensiero condiviso anche da Nunzio D’Erme che in merito alla sua esperienza afferma “ Io rappresento una parte di poteri sociali e ritengo che all’interno di un processo partecipativo è possibile creare un meccanismo che riporti le decisioni in mezzo alla gente.?
E fa l’esempio del nuovo piano urbanistico di Roma, con il quale si dava il via alla costruzione di 60 milioni di metri cubi di cemento, ed a prevalere erano gli interessi privati. E le discussioni hanno fatto nascere a catena una serie di altri critiche da parte di architetti e filosofi.

Il suo obbiettivo è quello di far emergere le esigenze degli ultimi, le nuove figure sociali, gli immigranti, i senza fissa dimora, gli invisibili. “Rimettersi dalla parte della gente vuol dire mettere in discussione la politica così com’era. Bisogna aprire un nuovo spazio politico in cui sia possibile rimettere in gioco gli equilibri sociali. La Rete del Nuovo Municipio funziona se si salda con i movimenti: per si vuole allargare la partecipazione fare del buon governo non basta, bisogna fondarsi sul sociale, perché fare gli interessi degli ultimi vuol dire spostare gli interessi sociali e dare vita ad una nuova civiltà.?

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