“Voi siete il primo istituto che io vengo a trovare� -inizia Masini- “perché abbiamo deciso di fare una serie di concerti che inizieranno il 13 di maggio e verremo subito qui a San Benedetto il 14 e poi andremo avanti con altre date, come Firenze, Genova, Livorno, abbiamo cercato di premiare più la provincia perché credo che a fare i concerti nelle grandi città siano un po’ tutti bravi. Ora noi abbiamo intrapreso una nuova politica che è quella di considerare innanzitutto il concerto una sorta di aggregazione, di gruppo, di un momento vissuto insieme che a mio parere vale più di ogni altra cosa, più di ogni altra situazione tecnico-musicale.

Voi siete una generazione giovane che non eravate nati quando ancora non esisteva l’era digitale, quando il computer non si sapeva neanche cosa fosse e quando comunque il disco era irriproducibile per via del materiale con cui veniva fatto, non masterizzabile, non scaricabile e quindi prodotto unico che già proprio per la sua unicità trasmetteva delle emozioni e riusciva ad aggregare delle persone in una sorta di identificazione sentimentale o di storia di vita. Invece ora tutto è cambiato, i dischi non si comprano più, i dischi si scaricano o si masterizzano. Secondo me dobbiamo cercare di vivere il concerto come un momento irripetibile, ovvero un momento in cui stiamo insieme, ascoltiamo della musica, ci guardiamo negli occhi e ripercorriamo la nostra vita, passato, presente e futuro, perché le note, le armonie e comunque certe atmosfere vanno vissute.�

Da parte sua cosa sta cercando di fare per far si che le parole dette possano trovare un senso pratico?

“Ho deciso a tal proposito di intraprendere una serie di iniziative dando la possibilità a tutti di partecipare ad un concerto, riducendo il prezzo del biglietto a soli 10 euro perché la mia produzione la gestisco io in maniera autonoma quindi sono in grado di poter decidere insieme ai miei collaboratori quanto deve costare il biglietto. Quanto si organizza un concerto bisogna tutelare il lavoro di tutti, parlo dei musicisti, dei tecnici, dei facchini, dei camionisti, degli elettricisti, di coloro che lavorano all’interno del palazzetto, quindi si va incontro ad una serie di costi che non sono assolutamente da sottovalutare.

Comunque ho deciso più che altro di venire a suonare e a cantare perché ci tenevo in primis a far conoscere la mia musica a coloro che magari non si sono mai avvicinati a me, poi per far si che la musica italiana abbia una marcia in più rispetto alle mega star straniere che arrivano qui e pensano di colonizzare il paese in un batter d’occhio grazie anche all’apporto di tanti media che comunque spingono molto di più a volte per la musica straniera che per la musica italiana. Una moda forse. Credo che gli artisti italiani si debbano avvicinare ancora di più al pubblico e considerare il pubblico come parte integrante della propria musica e non come i clienti e basta del loro prodotto. La musica la si vive in due: chi sta sul palco e chi sta sotto. Che concerto sarebbe senza il pubblico?

Che cos’è per lei la musica?

La musica è una ragione di vita, non potrei immaginarmi senza. Per prima cosa la musica non ha colori politici, la musica non deve essere settoriale. La musica va interpretata unicamente come un messaggio sentimentale, d’amore, per cercare di combattere quelle armi micidiali che sono le armi militari e le armi politiche che stanno spingendo questo mondo ad una brutta realtà. Di conseguenza vorrei che la musica fosse più una sorta di manifestazione pacifica a pro dei sentimenti e dell’amore che a mio parere hanno ancora molta vita rispetto invece alle cattiverie, rispetto all’odio, rispetto al business e ai soldi. La mia seconda iniziativa è quella di far pagare a tutti gli studenti sotto i 18 anni solo 5 euro il prezzo del biglietto perché mi rendo conto che i ragazzi non guadagnano come un qualsiasi altro professionista.�

Perché ha scelto anche San Benedetto tra le sue date?

“Io volevo venire a suonare in questa città perché anche se non ho mai suonato e cantato a San Benedetto, ho qui molti amici anche diversi musicisti e mi sono trovato subito bene appena ho saputo com’era gestita questa città anche a livello comunale, quindi sono molto contento di essere qua e ne approfitto per ringraziare l’assessore Gabrielli e tutti quanti voi, cogliendo l’occasione per invitarvi a prendere la musica come una sorta di comun denominatore che esiste tra noi e la vita.�

Come nasce una sua canzone, prima compone la melodia o prima il testo?

“Le mie canzoni nascono in maniera molto istintiva, ci sono dei momenti in cui nasce prima una linea melodica, quindi accompagnandomi con una chitarra o con un pianoforte, in maniera molto naturale, provo ad improvvisare delle note per capire poi dove la linea melodica può svilupparsi. Appena sviluppata una linea melodica abbastanza comprensibile e precisa, nasce una stesura della canzone e poi il testo che può ispirarsi a qualsiasi situazione di vita, da un amore, da una storia. Di solito nelle mie canzoni non ci sono storie che ho vissuto io direttamente, eccezion fatta per -Caro Babbo- e -Vaffanculo-. Le altre sono storie che parlano d’amore in generale perché credo che nella vita senza amore non si possa andare avanti, ed imparando ad amare se stessi si riesce poi a donare amore. Chi compie per esempio azioni terroristiche è uno che non ama se stesso.�

Che cosa l’ ha spinto a ricominciare a cantare?

“L’amore per me stesso e le grandi manifestazioni d’affetto che ho ricevuto da molti ragazzi, in particolare una lettera di una ragazza che io ho letto e che mi ha ferito molto perché ha messo a nudo tutte le mie debolezze. Non ricominciare mi sembrava un’operazione vigliacca e io sono sempre stato abbastanza combattivo per carattere. Ho smesso per problemi tecnici perché la mia azienda era in difficoltà e i miei dischi non vendevano per problemi mediatici in quanto i miei pezzi venivano considerati canzoni che rappresentavano una realtà negativa, ma la realtà è questa e bisogna solo viverla con grande con grande responsabilità e consapevolezze. Se noi conosciamo la verità e se la verità la si dice, secondo me si riesce a sognare mentre se non conosciamo la verità, non possono esistere i sogni.

In questi tre anni sono cresciuto, maturato e la mia ultima canzone -L’uomo volante- parla di un desiderio di paternità, di un desiderio di diventare un uomo e di non far commettere al proprio figlio gli errori che si sono commessi in passato; come se fosse un viaggio nel tempo. Ho fatto un grande lavoro su me stesso con grande freddezza e lucidità perché credo che non ci si debba mai fermare davanti al primo ostacolo ma si debba sempre andare avanti con grande fiducia in se stessi e nei propri mezzi.�

Un cantante vero, un uomo sincero con un sorriso rassicurante per tutti i giovani che hanno ascoltato e ascolteranno ancora per molto le sue parole.

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