da www.repubblica.it

NASSIRIYA – Non ce l’ha fatta Matteo Vanzan, 23 anni, il caporale del reggimento anfibio dell’esecito gravemente ferito ieri durante i combattimenti a Nassiriya. Il giovane lagunare è morto durante la notte dopo che una scheggia di granata gli aveva reciso l’arteria femorale e aveva causato una massiccia emorragia. Una crisi cardiaca lo ha stroncato, nonostante gli sforzi dei medici italiani andati avanti per tutta la notte. Il decesso è avvenuto alle 4.35 ora irachena.

“Le condizioni del caporale Vanzan – riferisce la nota del ministero della Difesa – sono apparse subito molto gravi per le profonde ferite riportate. I chirurghi hanno effettuato un lungo intervento al fine di stabilizzare le sue condizioni, ma ogni tentativo è risultato inutile”. “Profondo cordoglio” è stato espresso dal ministro della Difesa, Antonio Martino.

“Un’amarezza grandissima – ha detto il colonnello Giuseppe Perrone, portavoce del comando del contingente – per aver perso un commilitone venuto qui solo per fare del bene. E’ un momento tragico, che nessun comandante vorrebbe vivere”. La salma, riferisce il ministero della Difesa, sarà riportata in Italia da un velivolo dell’Aeronautica militare.

Vanzan era originario di Dolo, in provincia di Venezia, e viveva a Campo Nogara. Era in servizio al Primo Reggimento Lagunari Serenissima dal 2003 con l’incarico di fuciliere assaltatore. Lascia i genitori, Lucia ed Enzo, 48 e 49 anni, ed un fratello, Marco, 25 anni. “Era partito per una missione di pace, invece la pace non è” ha detto il padre, raggiunto dalla notizia nell’abitazione di Campo Nogara. “La notizia della morte di mio figlio l’ho avuta questa notte alle tre – spiega -, poi alle sette mi è stata confermata da una telefonta del Capo di Stato maggiore. E pensare che ieri, quando ho saputo alle otto di sera, che mio figlio era stato ferito, mi avevano detto che forse sarebbe rientrato in Italia domani”.

Matteo Vanzan era in Iraq per la seconda volta, “aveva firmato – dice ancora il padre – per diventare militare di carriera presso i Lagunari della caserma di Malcontenta, a Venezia. Era partito mercoledì scorso, a lui piaceva questa vita, erano partiti per una missione di pace, adesso non so più cosa dire. Ci eravamo sentiti venerdì, è stata l’ultima volta che ci ho parlato con mio figlio. Gli avevo detto: stai attento. Purtroppo le tensioni si erano acuite e per quanto uno possa stare attento gli capita una bomba dall’alto e non sai dove questa possa finire. E questo è accaduto a mio figlio”.

“Matteo – ha detto invece la madre del marò – era andato in Iraq col cuore, era convinto che si trattasse di una missione di pace. Diceva: se non sono costretto non sparo”. Cosa chiederebbe ai politici italiani, della maggioranza e dell’opposizione?, ha domandato il conduttore di Omnibus: “che li mandino tutti a casa non è giusto che li lascino lì per farli morire”.

Lo sconcerto e il dolore del paese è espresso da don Giorgio, parroco di Camponogara. “Ho saputo la notizia stamane – dice il parroco – da un amico che mi ha telefonato. Sono subito andato alla casa dei genitori di Matteo, e naturalmente vi ho trovato lo sgomento. In questi casi il silenzio è meglio di tante parole. La loro, poi, è una famiglia già molto provata. Siamo come storditi incapaci ancora di reagire.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 155 volte, 1 oggi)