Signori, la redazione di Sambenedetto Oggi si scopre “ultras” anche questa settimana e stavolta lo fa nel vero senso della parola perché il libro tirato giù dai nostri scaffali è il celeberrimo “Ultrà. Le sottoculture giovanili negli stadi d’Europa” (edito da Koinè nel ’94) di Valerio Marchi, giornalista e direttore dell’Osservatorio sulle culture giovanili dell’Eurispes che è, per chi non lo sapesse, un istituto di studi sociali senza fini di lucro che opera dal 1982.

Eccovi in pratica la “bibbia” del movimento ultras, uno dei primi lavori a trattare in maniera così ampia, complessa ed esauriente questo delicato e chiacchierato fenomeno. Lo fa sulla scia di altri lavori di quel periodo – ovvero sforzandosi di sviscerare le tematiche e le motivazioni del teppismo calcistico in Italia e in Europa. A partire dal ’90 in effetti, col mondiale di calcio alle porte, i sociologi di casa nostra – mossi diciamo dal timore nei confronti dei temibili hooligans d’oltremanica – si addentrano nel tortuoso “sentiero” della passione tifosa, sviscerandone perlopiù l’aspetto becero e crudo della violenza da stadio.

Il libro di Marchi è assai ambizioso, nel senso che si prefigge lo scopo di rintracciare un “comune denominatore” per gli ultras di tutta Europa, non si accontenta di guardare in casa nostra, ma mette il naso anche al di là dei confini italiani. Ecco allora la ricostruzione della storia del movimento, la trattazione neppure tanto sintetica delle varie scuole sociologiche sull’argomento e delle teorie più rilevanti prodotte a proposito della violenza nel calcio. Per far ciò Marchi si avvale della collaborazione di Antonio Roversi, noto studioso e ricercatore sociologico, ma soprattutto esperto in tematiche connesse allo sport.

La prima parte di “Ultrà” è in effetti costituita dal saggio del suddetto Roversi, nel quale viene fornita una “carrellata” sulle scuole e sulle relative teorie formulate sull’hooliganismo.

La seconda parte è invece formata da una serie di saggi di ricostruzione storica del “modello ultras” nei vari contesti europei.

Marchi si occupa dell’Inghilterra, attraversando il fenomeno dall’epoca vittoriana all’hooliganismo degli anni Ottanta e Novanta, Fabio Bruno invece – giornalista e ricercatore dell’Osservatorio sulle culture giovanili dell’Eurispes – dell’Europa continentale (Germania, Austria, Svizzera, Benelux, paesi nordeuropei e latini, area egea ed Europa centro-orientale e balcanica).

Il quarto e il quinto saggio sono al contrario tutti incentrati sull’Italia, sulla nascita, lo sviluppo ed il consolidarsi di quello che al pari del “modello inglese” diventerà uno stile da imitare.

Dopo le inevitabili conclusioni dell’autore destano particolare interesse le “mappe”, europea ed italiana, del movimento ultrà con gli eventi più significativi riportati e soprattutto le diverse “fanzines”, i gruppi tifosi e le loro amicizie e inimicizie. Il tutto, ricordiamolo, è da prendere per buono contestualizzandolo alla stagione ‘92/’93, visto che il libro è stato pubblicato nel ’94; intendo dire che magari ora certi dati riportati possono non corrispondere a verità, visto che il fenomeno tifo è assai soggetto ai cambiamenti – vedi scioglimento di gruppi o rotture di gemellaggi e rapporti di amicizia.

Un libro da leggere “tutto d’un fiato” e che forse, a chi magari “mastica” poco argomenti connessi al fenomeno ultras, darà la sensazione che l’argomento non è poi così scontato e banale, ma può destare curiosità. Del resto, da oltre trent’anni, l’ultras ha resistito a critiche, processi, decreti anti-violenza e quant’altro.

Allora vale davvero la pena conoscerli un po’ più da vicino, anche se il lavoro di Marchi, come tutte le opere scritte negli anni Novanta, vede la sua parte topica nel teppismo calcistico, ovvero una – ho scritto “una”, non l’unica, la sola, la più caratterizzante – delle molteplici sfaccettature che il “movimento tifoso” vede al suo interno. Punto debole o punto di forza di questo libro? Sta a voi deciderlo, anche se sono sicuro che chi almeno una volta nella sua vita ha frequentato il settore più “bollente” dello stadio della propria squadra del cuore, saprà che la curva può essere violenza, ma anche e soprattutto emozione, folklore, calore, colore, sostegno, spettacolo. Giù il sipario…

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 277 volte, 1 oggi)