Prezzi alle stelle, inflazione inarrestabile anche nella ‘Riviera delle Palme’? Abbiamo girato la domanda ai consumatori. Per la signora Adele Morganti, casalinga di San Benedetto “fare la spesa nei negozi di alimentari del centro è diventato ormai un lusso. Cerco di approfittare delle offerte dei centri commerciali ma non posso sempre spostarmi con la macchina. Prima dell’euro spendevo 100 mila lire a settimana per la spesa, oggi comprare le stesse cose mi costa almeno 70 euro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Teresa Piccioni, impiegata di Martinsicuro: “Con uno stipendio di 1000 euro al mese e due figli da mantenere è difficile fare la spesa per tutta la famiglia. I prezzi dei generi di prima necessità sono diventati impossibili. Perché? La colpa non può essere solo dell’euro, per me da quando è entrata la nuova moneta ci sono state molte speculazioni. Qualcuno deve farsi un esame di coscienza!”.

Per il signor Luigi Paolini, pensionato, le prospettive non sono rosee: “La situazione peggiora di giorno in giorno. Fino a cinque anni fa riuscivo a far avanzare 700 mila lire al mese, ora non è più possibile, anzi sto attingendo alla riserva dei risparmi. L’unica consolazione è che negli ultimi tempi i prezzi di frutta e verdura sono un po’ scesi”.

Secondo Stefania, una commessa che lavora al ‘Margherita’ di Viale De Gasperi da ben undici anni, tutto è cambiato da quando alla lira è subentrato l’euro: “Soprattutto la frutta e la verdura sono aumentate molto. Non so com’è, ma se qualche anno fa a fine mese si riusciva anche a mettere qualcosa da parte, adesso si fa fatica ad andare avanti”.

IL PARERE DI UN GROSSISTA

Sul fenomeno del caroprezzi abbiamo ascoltato anche il parere di un grossista, Antonio Pozzo della ditta Caruso Angela, che da qualche giorno si è spostato da Catania al Centro Agroalimentare di San Benedetto. Per il signor Pozzo “la colpa non è dell’euro o della lira, il problema è che sono aumentati i prezzi di acquisto già in campagna. Il carovita c’è ma è dovuto principalmente alle tasse, sono troppo alte e si prendono il 40% del guadagno, senza dimenticare che per ogni operaio paghiamo venti euro al giorno di contributi. Non ce la facciamo più”.

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