La festa è finita: gli amici se ne vanno. L’immagine più amara è stata l’uscita di circa la metà del migliaio di tifosi sambenedettesi al seguito, 10 minuti prima del fischio finale.

Non un grido, non un urlo, non una imprecazione contro i giocatori, ma soprattutto nessuno alla fine della partita fuori dagli spogliatoi a rumoreggiare.

Qualche timido coro si era sentito nel secondo tempo quando la partita era ormai compromessa: al 59° si era levato il grido di “venduti?, al 64° “andate a lavorare?, al 73° “questa squadra è una vergogna?. Si è praticamente ripetuto lo stesso copione dello stesso anno, nella partita di ritorno della seimifinale dei play off contro il Pescara: una squadra entrata in campo senza nerbo, senza convinzione, senza la consapevolezza di affrontare la partita più importante della stagione.

E pensare che, quando avevamo letto le motivazioni del Chieti, prima dell’incontro (battere record di punti in C1, arrivare prima del Lanciano e di conseguenza a tutte le formazioni abruzzesi) eravamo scoppiati in una sonora risata.

Ma, evidentemente, le loro motivazioni erano superiori a quelle di una squadra ancora in corsa per i play off e che giocava praticamente in casa.

Troppo nervosismo in campo: Taccucci ha collezionato la seconda espulsione consecutiva in trasferta, lasciando ancora una volta la squadra in 10!

Eppure, nonostante l’amarezza, ci rimane la consapevolezza che il calcio ha mostrato anche oggi la sua faccia più pulita (per lo meno a questi livelli): le Cassandre sono state puntualmente smentite, come domenica scorsa dopo Viterbese- Crotone.

Però, perdere una partita del genere, contro una squadra demotivata, con un portiere in evidente sovrappeso, più noto per essere l’ex fidanzato dell’attuale Miss Italia, lascia più di un motivo per avere l’amaro in bocca.

Roberto Raneri

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 95 volte, 1 oggi)