Nella partita delle tre carte che vede coinvolti Comune di Monteprandone, Piceno Consind e Provincia di Ascoli, si aggiunge un nuovo tassello. Se il Piceno Consind non apre bocca sulla questione dell’area industriale di Monteprandone, quasi che la cosa non lo riguardasse (e quasi che non sia un ente pubblico pagato con soldi di tutti), il Comune di Monteprandone invece scarica completamente qualsiasi responsabilità.

Dagli uffici comunali trapelano alcune verità: per prima cosa, riferiscono sull’area industriale di Monteprandone la competenza è totalmente devoluta al Piceno Consind. In pratica, il Comune di Monteprandone non potrebbe nemmeno tappare una buca di una strada che è nel suo territorio, per non eccedere le sue competenze (a volte ciò è avvenuto per situazioni eccezionali). C’è dunque una sorta di podestà dimezzata dell’ente locale, un caso che crediamo quasi unico.

D’altra parte, nel gioco delle tre carte viene fatta rientrare l’Autorità di Bacino del Tronto: alla fine la colpa dell’inattività sarà sua? In sintesi: esistono diversi studi sulle aree a rischio di esondazione, alcuni favorirebbero la possibilità di nuovi insediamenti a sud dell’autostrada, altri limiterebbero questa espansione.

Da anni l’Autorità di Bacino, chiamata ad esprimersi, rinvia continuamente la decisione (sarà la volta buona la prossima riunione interregionale prevista per fine aprile? Vedremo), e da questa mancata decisione dipenderebbe la non attuazione dell’accordo di programma sottoscritto nel 2002 dalle imprese monteprandonesi, che si impegnavano a versare oneri di urbanizzazione doppi rispetto a quanto previsto, proprio per permettere la realizzazione delle opere richieste.

Si badi bene che la gran parte della progettazione relativa a questo accordo di programma è già stata realizzata: mancherebbe però il passaggio burocratico che permette di trasformare i progetti su carta in infrastrutture concrete, e questo passaggio si chiama approvazione del piano dei rischi di esondazione del fiume Tronto.

Ma siamo sicuri che, se anche ciò avvenisse, fra pochissimi giorni, si realizzerebbero le opere richieste? E se ciò non avvenisse (ricordiamo l’alluvione del 1992?), ovvero non potrebbero essere insediati nuovi fabbricati industriali e commerciali (si pensa ad un altro mega-centro…) a sud della superstrada, allora anche la zona a nord resterebbe abbandonata a se stessa?

Interrogativi che dovranno trovare risposta.

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