Sambenedetto Oggi propone questa settimana un libro uscito da pochi mesi – dicembre 2003 – ma che ha già riscosso consensi tra la critica ed i lettori.
“Le strade del tifo” a cura di due giornalisti, Emiliano Paperini e Tommaso Tintori, con una prefazione dell’ex cronista di Tuttosport, Darwin Pastorin, non poteva non essere accettato di buon grado perché va in un certo senso a colmare una “lacuna” di molte opere che parlano di calcio, ovvero fornire un abbecedario degli stadi nostrani, abbecedario che consta di notizie sugli impianti sportivi, ma anche su come raggiungerli, su dove poter passare la notte in attesa della partita, dove gustare le specialità enogastronomiche del posto, cosa vedere della città stessa.

132 foto concernenti gli altrettanti stadi delle squadre iscritte ai campionati professionistici – il sottotitolo del libro recita infatti “Stadi, città e informazioni utili per l’appassionato di calcio dalla serie A alla C2” – riempiono le 182 pagine dell’opera, pagine corredate altresì dai calendari dei tornei di A, B, C1 e C2 edizione 2003/2004 e dalle classifiche finali della stagione precedente.

“Il calcio senza tifosi è niente, perché lo stadio senza tifosi è niente. Niente è più solenne e malinconico di uno stadio vuoto” scrivono nella premessa i due autori, parafrasando una celebre affermazione di John King (l’autore del celebre “Fedeli alla tribù”), il quale sentenzia che il football senza pubblico è “una gran cagata”.

Partendo da questa affermazione Paperini e Tintori si sono avventurati in una raccolta di informazioni, precise, dettagliate ed esaurienti, riguardo non solo l’anno di fondazione, la sede, il telefono, l’indirizzo internet, l’e-mail, i colori sociali, il soprannome e l’albo d’oro dei vari clubs calcistici, ma anche a proposito delle stadio corrispondente trascrivendo la via, le dimensioni, l’anno di costruzione, i settori coperti, quello ospite, la distanza dal centro della città e soprattutto come arrivarci.

Dulcis in fundo una “lista” di bellezze artistico-architettoniche da vedere, una serie di ristoranti, trattorie e osterie dove mangiare e alberghi e ostelli dove invece pernottare (a prezzi abbastanza agevoli). Il tutto per far riscoprire al lettore quell’affascinante consuetudine che da una decina d’anni – con l’avvento delle pay tv – si è andata perdendo, cioè di abbinare la partita ad una sorta di gita turistica nella città in questione, andando a cercare bellezze da vedere e prelibatezze da gustare!

La logica da seguire, o almeno quella proposta dagli autori, è il concepire la trasferta come un evento che ha inizio molto prima del fischio dell’arbitro, magari anche con qualche giorno di anticipo; è la curiosità di conoscere la città e lo stadio degli avversari, è la voglia di accostare ai gol un piatto prelibato, un bel monumento, insomma una gita con i propri amici nella località in cui la propria squadra del cuore giocherà.

Nella premessa si parla di una vera e propria “sfida” al sistema calcio che con la politica delle tv a pagamento sta tentando di allontanare i tifosi dal luogo “sacro” chiamato stadio, ed è una piccola grande sfida che probabilmente troverà l’appoggio di tantissimi appassionati tifosi – ultras e non – perché chi in vita sua ha fatto una, almeno una trasferta sa cosa vuol dire viaggiare per i propri colori, gustare l’attesa dell’ “evento”, emozionarsi prima, durante e dopo.

Un libro insomma da mettere nel cassettino della propria auto o magari nello zainetto se si decide di partire in pullman, in ogni caso lontano dagli schermi per stare al fianco della “maglia” del cuore, perché, come dice Pastorin, “uno stadio è un baule pieno di gente, di prodezze, di storie. Perché lo stadio è il monumento alla nostra felicità”.

Ultima annotazione. A proposito di San Benedetto – a parte la foto non bellissima che ritrae la tribuna coperta del Riviera delle Palme – gli autori scrivono di un “centro marinaro balneare situato alla foce del fiume Tronto. Da vedere la trecentesca Torre del Gualtieri, il mercato ittico e il vicino Museo Ittico con esemplari fossili e vivi. Notevoli il Lungomare Buozzi e viale Trieste”. Citata anche Grottammare, il castello e le chiese di Sant’Agostino e di Santa Lucia.

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