Che ne pensa di un’integrazione politica e amministrativa sempre più forte, tra San Benedetto e il territorio circostante?

La fusione tra San Benedetto e i comuni vicini, almeno per quanto riguarda l’amministrazione, ha avuto già inizio. Ci sono delle strutture che riguardano l’assessorato al sociale che sfottono il ruolo della nostra città come comune capofila, ma che poi giovano del contributo economico e sociale dei comuni vicini.

Crede sia auspicabile, nel lungo periodo, la creazione di una ‘Città Grande’?

Questa è già una realtà di fatto. Ormai noi viviamo in una situazione geografica per cui San Benedetto e Grottammare ormai sono adiacenti, consecutivi. Molti cittadini forse non sanno dove si trova il confine tra le due città. Stessa situazione per quanto riguarda i comuni dell’entroterra come Acquaviva, Monteprandone, Centobuchi, ecc. Credo quindi che la ‘Città Grande’ esista già da un punto di vista geofisico. Quello che manca invece è la fusione da un punto di vista amministrativo.
Per quanto riguarda la mentalità, sarà un questione difficile da superare. Tanto per fare un esempio più vicino a noi, alcuni miei pazienti fanno sentire molto chiaramente la distinzione tra ‘Porto d’Ascoli’ e ‘San Benedetto’, se gli viene chiesto dove abitano. Questa realtà identificativa un po’ campanilistica è ancora molto presente. Io credo che, per quanto riguarda le generazione che seguiranno, tenderemo ad essere sempre meno individualisti e più aggregativi. Nel futuro, prima o poi, si arriverà al ‘villaggio globale’.

Integrazione dei servizi, unione, fusione dei comuni: per quali di queste eventualità è favorevole?

Per l’integrazione dei servizi sicuramente sì, ma esiste già in alcune zone. Sarei favorevole anche all’unione/fusione dei comuni. Il fatto è che questa dovrà essere una cosa da attuare in una condizione di massima democrazia. Non credo che il consiglio comunale o la maggioranza possano farsi carico di una cosa del genere. Ci vorrebbe una vera e propria consultazione popolare, tanto per capirci. Comunque non ci può essere una vera fusione economica se non c’è una fusione amministrativa, su questo non c’è alcun dubbio. Certo, più aumenteranno il numero dei membri della coalizione, più ci saranno galli a cantare, ma crescerebbero anche i vantaggi, soprattutto per i residenti. I cittadini infatti potrebbero sfruttare a livello urbanistico i benefici dell’unione. Ad esempio, prezzi degli appartamenti tenderebbero a livellarsi a vicenda. Certo, una casa in centro costerà sempre più di una in periferia, ma i due prezzi tenderebbero ad avvicinarsi tra loro.

Ha in mente un nome per una nuova, ipotetica realtà comprendente San Benedetto e dintorni?

Non saprei proprio. Ma non credo che il nome sia la cosa più importante. Io comunque mi chiamo Benedetto, quindi vorrei mantenere l’attuale nome della nostra città.

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