Nessuna risposta dal Piceno Consind, l’ente pubblico economico nel quale sono consorziati ventisei comuni tra cui anche Monteprandone e che è al centro del “pasticciaccio burocratico” che sta determinando la situazione degradata dell’area industriale di Centobuchi. Abbiamo chiamato telefonicamente, per tre giorni, gli uffici del Piceno Consind ma nessuno ci ha voluto (o potuto) parlare.

Il silenzio è stato imposto prima ai tecnici, poi agli amministratori, infine si è espressa la segreteria del presidente Simonetti (Sindaco di Castignano) che ci ha dichiarato: “Parliamo con la stampa soltanto per mezzo di conferenze, al momento il presidente non ha nulla da dichiarare sul tema dell’area industriale di Monteprandone.

Caro Piceno Consind, così non va. È vero che in Italia ci sono libertà di stampa e libertà di parola ed esiste anche la corrispettiva libertà negativa di non rilasciare dichiarazioni. Se nel metodo il comportamento è legittimo – ci mancherebbe – nel merito non capiamo come un ente che vive di contributi pubblici (e quindi di soldi dei cittadini) possa esimersi dal dichiarare la sua opinione su un argomento che è di sua diretta responsabilità quale la zona industriale di Monteprandone.

Il nostro non è un monito inquisitorio: abbiamo capito che ci sono stati dei passaggi poco chiari tra Comune di Monteprandone e Piceno Consind e crediamo che i cittadini gradirebbero capire meglio di chi sono state le responsabilità.

Sentiremo industriali e politici locali mentre il Piceno Consind preferisce restare in silenzio, disinteressandosi di un libero dibattito che riguarda direttamente i suoi compiti. Si tratta di una brutta notizia per il Consorzio stesso, che non potrà difendersi dalle eventuali accuse a suo carico e che viene meno ad un principio basilare delle società moderne: la trasparenza. Cosa gravissima, lo ripetiamo, se a farlo è “un ente pubblico economico” che deve rispondere alla collettività prima ancora che a se stesso.

Pubblichiamo comunque di seguito quelle che sarebbero dovute essere le principali domande che avremmo voluto rivolgere ad un qualsiasi rappresentante del Piceno Consind. Domande che per ora non troveranno risposta, ma che ci sforzeremo di fornire, con la nostra inchiesta, ai lettori che ci seguono di settimana in settimana.

1) Qual è il compito istituzionale del Piceno Consind?

2) Come sono organizzate le competenze professionali all’interno del Piceno Consind?

3) L’area industriale di Centobuchi è in una situazione di degrado: tra i vostri doveri c’è anche quello di gestire quella zona. Di chi sono le responsabilità di questa situazione?

4) Per quale motivo, dopo aver affidato a due tecnici la realizzazione di una variante al Piano Territoriale di Coordinamento in riferimento all’area industriale, e dopo che questa variante è stata bloccata dalla Provincia, non avete provveduto a riformulare un piano urbanistico conforme alle raccomandazioni della Provincia?

5) Per quale motivo, dopo che nel 2002 le imprese della zona hanno sottoscritto un “Atto Unilaterale d’Obbligo” con cui si impegnavano a versare degli oneri di urbanizzazione per la realizzazione dell’accordo di programma tra Comune di Monteprandone e Piceno Consind, nulla di quanto sottoscritto è stato ancora realizzato (vedi altro articolo della pagina)?

6) Per quale motivo l’accordo di programma tra Comune di Monteprandone e Piceno Consind, sottoscritto nel 2002, è diventato esecutivo soltanto nel 2003?

7) Quali sono i rapporti tra il Comune di Monteprandone e il Piceno Consind?

8) Come viene finanziato il Piceno Consind? A quanto ammontano i trasferimenti da enti pubblici? A quanto ammonta la somma trasferita dal Comune di Monteprandone al Piceno Consind?

9) Abbiamo letto con attenzione i vostri interventi a favore dello sviluppo industriale negli ultimi trentacinque anni: a Monteprandone si è intervenuto soltanto tre volte, nelle aree industriai di Ascoli Piceno ben 48. Cosa motiva questa differenza?

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