Quanto è strano il caso dell’area industriale di Centobuchi. Strano perché, a fronte di una situazione di degrado incontrovertibile, sembra impossibile, nella stratificazione delle competenze, trovare una responsabilità o, almeno, un’assunzione di responsabilità certa e univoca da parte di chi avrebbe dovuto garantire, agli imprenditori e ai lavoratori della zona, almeno gli stessi servizi che si trovano, normalmente, in una qualsiasi area industriale.

Strano perché, nel 1999, gli industriali della zona fecero sentire il loro disappunto minacciando la delocalizzazione delle imprese, successivamente attuata da Maiolino Confezioni (“emigrata? a Monsampolo) e Centotex (Spinetoli), mentre un’importante impresa della zona si è insediata in Emilia concludendo in tre mesi (!) la pratica di urbanizzazione.

Dal 1999, tante parole, tanti progetti, tanti intoppi burocratici, tanto “movimento senza azione?, ma la fotografia dell’area industriale è simile a quella del 1999 – anzi è peggiorata a fronte della perdurante stasi.

Strano perché, infine, i due principali protagonisti, il Comune di Monteprandone e il Piceno Consind (leggi scheda pubblicata in altro articolo), sono arrivati al punto di rottura per poi raggiungere un accordo che, dal 2002 ad oggi, non ha sortito ancora effetto alcuno. Nelle prossime righe, dunque, tenteremo di ricostruire cronologicamente quanto accaduto negli ultimi cinque anni.

1999: il Piceno Consind predispone la variante del Piano Territoriale di Coordinamento per l’agglomerato industriale di Monteprandone e Monsampolo, redatto dai tecnici Panichi e Benigni. La stessa variante viene adottata dal Consiglio Comunale di Monteprandone, ma viene poi bocciata dalla Provincia. E il Piceno Consind non avvia una nuova procedura: così si ha un’area industriale tutt’ora priva dello strumento urbanistico principale. Domanda: perché non si è redatta una nuova variante?

1999: gli industriali di Monteprandone, in rappresentanza di 100 aziende e 1.500 occupati, protestano per lo stato in cui è ridotta l’area industriale e chiedono che il Piceno Consind, responsabile della zona industriale di Centobuchi, deliberi di trasferire direttamente al Comune di Monteprandone le competenze per la manutenzione ordinaria dell’agglomerato.

2001: il Sindaco di Monteprandone Ruggieri scrive al Presidente della Provincia Colonnella, attaccando duramente il Piceno Consind: “È un mammuth che non serve più a niente e a nessuno?, scrive Ruggieri, “delegittimato da tempo, continua ad impegnarsi, e male, con i soldi degli altri, dapprima con quelli della ex Cassa del Mezzogiorno, ora con i soldi degli imprenditori e, soprattutto, del Comune.? Ruggieri minaccia l’uscita di Monteprandone dal Consorzio “e, pertanto riteniamo di non aver alcun obbligo o vincolo con il Consorzio stesso al quale non riconosciamo alcuna potestà gestionale.? Domanda: perché Monteprandone non è effettivamente uscito dal Piceno Consind?

2002: nel luglio infatti scoppia la pace tra Ruggieri e il Piceno Consind e viene siglato un accordo di programma tra Monteprandone e il consorzio per intervenire nell’area industriale. Ma la burocrazia blocca questo accordo: nel testo non compare la dicitura “per interesse pubblico?. In Italia, patria dei cavilli, succede anche questo. Si deve ricominciare daccapo: e l’accordo di programma viene approvato nel 2003. Domanda: di chi è la responsabilità di aver dimenticato di scrivere queste due parole ritenute così essenziali?

2002: le imprese della zona industriale firmano un “atto unilaterale d’obbligo? con le quali si impegnano a corrispondere 11 euro al metro quadrato per le ulteriori realizzazioni di superficie nell’area industriale, accettando di devolvere la somma totale (centinaia di migliaia di euro per ciascuna impresa) al Comune di Monteprandone con la causale “Oneri per attuazione accordo di programma Monteprandone-Piceno Consind?: tali somme sarebbero state utilizzate per la realizzazione di “opere di urbanizzazione e di infrastrutture necessarie al completo sviluppo dell’agglomerato industriale interessato?. Dopo due anni, le parole e i documenti firmati non hanno prodotto la minima azione. Domanda: perché si è fatto firmare gli imprenditori se poi non si è eseguito nulla di quanto pattuito?

2004: l’accordo di programma, prima di divenire esecutivo, deve essere approvato dagli enti superiori. Uno di questi è l’Autorità di Bacino del Tronto, che, secondo il vice segretario Carlo Casini, ha dato un parere positivo per la zona a nord della Superstrada (l’attuale area industriale), ma ancora si deve esprimere per quel che riguarda la zona a sud della superstrada, dove il Comune di Monteprandone vorrebbe inserire un’area commerciale. Quest’ultima zona rientrerebbe nelle aree cosiddette a rischio di esondazione: entro la fine di aprile è prevista l’istruttoria del Comitato Tecnico (composto da quattrordici membri provenienti dalle Regioni Lazio, Abruzzo e Marche e da tre province attraversate dal Tronto) che dovrà decidere specificatamente sulla zona di Centobuchi.

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