Con la mostra che ha inaugurerato il tre aprile, Ripatransone vuole rendere omaggio ad uno dei più noti artisti marchigiani, Giancarlo Orrù. Le sue origini sarde si riflettono nei suoi quadri, ed il mare sterminato rappresentato dall’autore e davanti agli occhi dello spettatore ne è un chiaro richiamo.

Poliedrico Orrù, di un fermento di pensiero da cui nascono frutti interessanti, a prima vista diversi, che hanno un legame indissolubile che li accomuna: il relazionarsi dell’uomo con ciò che stimola le sue emozioni! A volte si tratta di cose dalla tranquillità inquietante, a volte pervase da una forza inimmaginabile pronta a manifestarsi in qualsiasi momento.

La natura sublime si fonde ad enormi costruzioni che lasciano immaginare una sacralità laica, un’altra cultura, divinità invisibili. Il Romanticismo di Bocklin, il Realismo naturale ed energico di Courbet, il Simbolismo di Odillon Redon, la metafisica di De Chirico ed il surrealismo di Dalì, si fondono in una dimensione unica.

Elementi come la preziosità delle forme; le forze ancestrali che sono dentro ai quadri di paesaggi; la visione della condizione solitaria, espressa nelle nature morte, si ritrovano tutti nelle figure di donna. Voluttuose, naturali, terribili e bellissime come i monumenti ciclopici negli spazi sterminati, enormi da coprire esse sole tutta la tela, assumono una dimensione quanto mai quotidiana nel loro stendere panni, nel loro stare sedute sdraiate riposate in una terribile ed irresistibile bellezza.

Dal 3 aprile al 2 maggio, in esposizione nella sala espositiva “Ascanio Condivi” di Ripatransone.

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