Tutti ne parlano, tutti la vogliono. Secondo molti sarebbe un vero toccasana per San Benedetto e per il territorio piceno. Stiamo parlando dell’università Ebbene sì, sta per nascere nella nostra città il corso di laurea triennale in ‘Economia, mercati e gestione d’impresa’ dell’Università Politecnica delle Marche ‘G. Fua’ (che ha sede ad Ancona).

L’iter prosegue spedito, il ‘taglio del nastro’ è previsto per il prossimo ottobre. Ad ospitare il nuovo corso di studi sarà Palazzo Vannicola (vecchia sede dell’Istituto Marino), complesso immobiliare di proprietà del Comune di Offida situato a Porto d’Ascoli, anche se inzialmente le lezioni si svolgeranno nell’ex caserma dei carabinieri di Via Pizzi.

La realizzazione della nuova sede universitaria comporterà una spesa di circa 130 mila euro a carico del Comune di San Benedetto. In realtà, l’università non costituisce una novità assoluta per la nostra città: già da qualche anno è attivo il corso di laurea triennale in Biologia della Nutrizione (Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino), frequentato attualmente da circa 200 studenti. La nascita del nuovo polo universitario ha sortito anche un effetto miracoloso: far viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, almeno per una volta, le opposte forze politiche.

PRO E CONTRO DI UNA SCELTA DI ‘ROTTURA’
Davvero l’Università costituirà una risorsa vitale per il futuro della nostra città? Proviamo ad esaminare i pro e i contro di questa scelta. Il principale obiettivo del corso di studi che verrà attivato a San Benedetto sarà quello di fornire appropriate conoscenze professionali a livello di marketing, di gestione e di organizzazione delle attività d’impresa, in stretta interdipendenza con la funzione produttiva e organizzativa ed in collegamento con i mercati locali, nazionali ed internazionali.

Si prevedono buone prospettive sia per chi voglia proseguire il corso di studi conseguendo una laurea specialistica sia per chi punti ad un’apertura immediata sul mercato del lavoro. In quest’ottica la nascita del nuovo polo universitario della Facoltà di Economia potrebbe agevolare il proliferare di centri di ricerca decentrati, in stretto coordinamento con la sede ‘madre’. Non solo: al termine del percorso formativo si renderebbe disponibile una forza-lavoro qualificata, a tutto vantaggio delle aziende. Una vera e propria ancora di salvezza per la realtà produttiva del Piceno, che negli ultimi tempi sta attraversando una grave crisi economica; spesso, infatti, gli imprenditori locali non sono consapevoli delle proprie reali necessità d’innovazione e di utilizzo di specifiche professionalità, di competenze e di abilità indispensabili per mantenere un adeguato livello di competitività.

L’istituzione di un corso di studi altamente qualificato contribuirebbe a colmare queste lacune. Fin qui i risvolti positivi del progetto-università. Esistono, tuttavia, delle controindicazioni. San Benedetto non è mai stata (e forse mai lo sarà) una città a ‘vocazione’ universitaria. Per questo motivo l’istituzione di un corso di studi altamente qualificato nella nostra città non può restare un’esperienza isolata ma, anzi, deve aprire una stagione d’interventi di alto profilo, per ottenere il progressivo ampliamento dell’offerta formativa su tutto il territorio.

L’università per sopravvivere ha bisogno di contare su risorse che permettano di seguire precise strategie a lungo termine per la didattica e la ricerca. Enti pubblici, forze sociali e operatori culturali, in collaborazione stabile con l’università, devono mirare in prospettiva futura allo sviluppo della formazione, intesa come veicolo di valorizzazione delle risorse umane. Come raggiungere quest’obiettivo? Attivando corsi d’orientamento e di preparazione alla scelta universitaria per gli studenti delle scuole medie superiori, ad esempio, o promovendo ricerche nelle aree applicative prescelte. Se tutto ciò non avverrà, l’Università a San Benedetto resterà solo un esperimento mal riuscito.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 132 volte, 1 oggi)