Ogni anno, da oltre due secoli (precisamente dal 1859), migliaia di fedeli assistono con devozione alla storica processione del Cristo Morto partecipandovi con piena commozione. Una vera tradizione per Monteprandone, terra natale di San Giacomo della Marca.

Il Venerdì Santo, alla sera, tutti si ritrovano nella Chiesa di San Niccolò di Bari. I fedeli arrivano da ogni parte per vivere un momento spirituale che sa unire il folclore con la preghiera, la contemplazione con la storia, la tradizione con l’attualità. Sono oltre 300 le persone del paese che vestono i ruoli dei personaggi storici che compongono la processione, dalle pie donne ai portatori, dalla banda ai chierichetti.

Il tutto risalente al lontano 1845 quando la Confraternita della Pietà e della Morte decise di avere nella processione del Venerdì Santo una Bara bella e preziosa che potesse essere l’orgoglio di tutti i cittadini e nella su bellezza far contemplare e pregare i fedeli sulla morte di Gesù. Fu così che l’artista Emidio Paci realizzò in legno la bellissima statua del Cristo Morto e l’anno successivo Sante Morelli gli preparò la Bara, realizzata in legno a misura delle stradine paesane.

Nel 1851 fu commissionato a Tito Boccachiodi la doratura e nel 1855 si completò l’ornamento con stoffe, velluto, frange d’oro e d’argento, cuscini e fiocchi. La spesa fu considerevole, intorno ai 200 scudi romani. La Bara uscì in processione per la prima volta nel 1859. Era maestosa, splendente, imponente e mistica da far incantare i paesani.

Ancora oggi è l’elemento centrale della processione. Il suo peso si aggira sui 300 chili, viene portata a spalla da quattro giovani vestiti di nero che formano una squadra di portatori dandosi il cambio con altre squadre lungo il percorso. La tradizione vuole che portare la Bara è una benedizione per il portatore.

“Chi avrebbe portato la Bara si sarebbe sposato facilmente? così diceva il vecchio preposto. Tanto che tra i giovani si scatenava una vera gara non sempre dai toni amichevoli. Per frenare questa corsa, negli anni ’20, il preposto Caselli stanco delle continue liti fece aggiungere 50 chili in più per aumentarne il peso in modo da scoraggiare i portatori.

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