Inquinamento urbano, che fare? Come guarire dal mal di traffico? Gli interrogativi sono tanti, le risposte desolatamente poche. Per fortuna non siamo ancora sull’orlo del collasso, nonostante le concentrazioni d’inquinanti nell’atmosfera siano in pericoloso aumento. Proviamo, allora, ad individuare le possibili soluzioni, suddividendole per tipologie d’intervento. Sia chiaro, non esistono pozioni magiche (o perlomeno non ne siamo a conoscenza). Prima, però, una doverosa premessa: il controllo della crescita del traffico è ineludibile se si vuole realmente debellare la piaga dell’inquinamento atmosferico.

Interventi ‘politici’.

Tecnicamente prendono il nome di ‘politiche per la mobilità’ e corrispondono a quelle misure di lunga prospettiva che le istituzioni dovrebbero (e potrebbero) adottare per tutelare i cittadini dalle insidie dell’inquinamento urbano. Il condizionale è d’obbligo, poiché non giungono in tal senso segnali di svolta. Alcune ‘ricette’: potenziamento della rete di trasporto pubblico urbano, sviluppo del trasporto su rotaia, estensione delle piste ciclabili e del sistema dei parcheggi, creazione di isole pedonali in ogni quartiere. Di questo elenco potrebbe far parte a buon diritto la realizzazione di nuove infrastrutture viarie o di percorsi extraurbani alternativi (bretella, arretramento dell’autostrada e circonvallazione le ipotesi più accreditate per il nostro territorio), per consentire alle strade più trafficate di ‘respirare’, ma prima occorrerebbe valutarne l’impatto ambientale. A conti fatti, cosa fanno e quanto investono governo e amministrazioni locali per la cosiddetta mobilità sostenibile? Poco, davvero poco. Basti sapere che per il ponte sullo Stretto (che farà guadagnare ben 15 minuti a chi va in Sicilia) sono stati stanziati 5 miliardi di euro. Per l’ambiente solo noccioline.

Interventi ‘educativi’.

Comprendono le iniziative volte a sensibilizzare i cittadini sulle problematiche ambientali. Ricordate le lenzuola ‘anti-smog’ appese sui balconi di molti comuni italiani? E le giornate ecologiche (meglio note come ‘domeniche a piedi’) tanto care alla vecchia Giunta Perazzoli? Certo, la loro incidenza sul controllo del fenomeno inquinamento è davvero minima. Sarà così ma, come si suol dire, prevenire è meglio che curare.

Interventi d’emergenza

In ambito nazionale le misure d’emergenza più ‘gettonate’ sono la circolazione a targhe alterne, le limitazioni orarie del traffico e il bollino blu (un contrassegno adesivo, da applicare sul parabrezza dei veicoli, che certifica l’esito favorevole del controllo effettuato sui gas di scarico delle auto). Nel caso specifico di San Benedetto, le soluzioni anti-smog più in voga sono la deviazione del traffico pesante sulla A14 (più volte sperimentata nel periodo estivo) e il ricorso al trattamento delle superfici stradali con la soluzione pseudo-naturale del Biofix, prodotto biodegradabile che determina il ‘fissaggio’ delle polveri respirabili presenti negli strati bassi o già depositate al suolo, per impedirne il ‘risollevamento’ in aria. Secondo molti esperti questi interventi hanno lo stesso effetto di un’aspirina somministrata ad un malato di polmonite. Curare è meglio che prevenire?

Interventi ‘coercitivi’.

Poco graditi ai portafogli dei cittadini, molto amati dalle amministrazioni comunali. Ci riferiamo a quelle iniziative che incidono solo indirettamente sull’inquinamento atmosferico: estensione o creazione di zone a traffico limitato (formidabile ‘acchiappa-multe’) e aumenti delle tariffe orarie dei parcheggi a pagamento. Due modi poco ortodossi per disincentivare i cittadini all’uso dell’auto.

Interventi ‘alternativi’.

Veicoli elettrici, benzina senza piombo, marmitte catalitiche, diesel ecologico, uso del metano per autotrazione: ecco le soluzioni più originali per sconfiggere il mal di smog. Peccato che, per diverse ragioni, questi interventi non sortiscano gli effetti sperati. L’auto a propulsione elettrica ha il grande vantaggio di non produrre emissioni inquinanti gassose e di avere costi di manutenzione e di rifornimento ridottissimi; di fatto, però, la limitata autonomia e le modeste prestazioni non contribuiscono alla sua diffusione sulle nostre strade. Lo sviluppo di nuovi carburanti ecologici ha sicuramente un impatto positivo sulle emissioni nocive ma non è sufficiente a compensare l’incontrollato aumento del volume di traffico veicolare. Tra gli interventi alternativi segnaliamo una recente invenzione: l’Ecorivestimento, una malta cementizia da applicare sul manto stradale che è in grado di ‘mangiare’ mediamente il 50% di smog. Consigliamo, infine, due rimedi naturali per resistere alle insidie dei gas inquinanti: il crisantemo, fiore autunnale per eccellenza, considerato un ottimo alleato della pelle contro le aggressioni dell’inquinamento urbano e la dieta a base di frutta e verdura, utile a prevenire gli effetti indesiderati di una prolungata esposizione allo smog. Belli e impossibili.

La ricetta migliore? Suggeriamo un giusto mix tra interventi politici, educativi ed alternativi. A scanso d’equivoci, solo un consiglio: astenersi dal traffico, se possibile.

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