C’era una volta… il calcio!! No, non è una provocazione, ma la cruda e triste verità. O almeno tale è la mia personalissima opinione: ce ne vuole di coraggio a chiamare “calcio” quello che una volta era il gioco più bello del mondo e che adesso deve sottostare a logiche economiche, più di quello che non abbia mai fatto.

Il calcio di una volta sta morendo, al suo posto… ladies and gentlemen… the “football business”: pay-tv, pay-per-view, mercato aperto tutto l’anno, numerazioni dall’1 al 99, fallimenti societari, calciatori-bandiera “ammainati”, serie B a 24 squadre, Zamparini che se ne va dal Venezia al Palermo portandosi dietro l’intera squadra, Juve-Parma (Supercoppa Italiana) della stagione passata giocata a Tripoli, Perugia – Inter, ecco l’ultima trovata di Galliani e c., da disputarsi udite udite il prossimo 11 aprile, giorno della Santa Pasqua! Chi più ne ha, più ne metta!

Il caro e vecchio gioco del calcio si è da tempo “imbastardito” e se continua di questo passo il rischio di un ulteriore peggioramento dell’attuale situazione è reale e concreto. Gli ultras avevano già lanciato il grido d’allarme, si erano resi conto che il pallone stava scoppiando e che il tifoso stava velocemente diventando l’ultima ruota del carro: alle società gli introiti che derivano dalla gente che va allo stadio, importano sempre meno, ciò che conta è l’accordo con le pay-tv, o magari gli sponsor o i punti vendita ufficiali, ma non il tifoso che munito di sciarpa e bandiera versa i suoi venti, quaranta o settanta euro. I soldi del tifoso sono, nella maggioranza dei casi, granelli di sabbia nel deserto.

Dicevamo degli ultrà che avevano preso coscienza in anticipo di una situazione ormai degenerata, sfuggita di mano un po’ a tutti, addetti ai lavori compresi, sempre più attenti solo al “dio denaro”. Il sito degli ASRoma Ultras vede al suo interno, già da tempo, il cosiddetto “Manifesto contro il calcio moderno”, in cui vengono messi a nudo molti dei “mali” del mondo del calcio. Cliccare per credere…..

Non ci sarebbe neanche bisogno di spiegare che il calcio allo stadio è un’esperienza unica per l’atmosfera e le sensazioni che si respirano, per come si riesce a vivere in simbiosi con i 22 in maglia e calzoncini, con lo sguardo calamitato sulla palla ed il cuore che batte forte per quei colori. Le televisioni stanno mettendo a repentaglio proprio questa visione romantica della partita di pallone, annullando o quantomeno limitando la Componente – con la C maiuscola – di questo bellissimo sport. Significative le parole di John King, autore del libro “Fedele alla Tribù”: “Nessuna industria della televisione sembra che gli interessi dei tifosi, ma senza l’urlo e il movimento del pubblico il calcio sarebbe uno zero. E’ una storia di passione. Sarà sempre così. Senza la passione il football è morto. Solo 22 uomini grandi e grossi che corrono su un prato e danno calci ad una palla. Proprio una gran cagata. E’ la tifoseria che lo fa diventare una cosa importante”.

I “signori del pallone” dovrebbero leggere e rileggere la sopra citata frase, impararla a memoria e riflettere, in modo da scoprire quello che è il rispetto per il pubblico, senza il quale niente di tutto ciò che ruota intorno al pianeta calcio, avrebbe ragione di essere. La Maratona di Empoli in occasione di Empoli-Juventus del campionato scorso (22 settembre 2002) ha esposto un bellissimo striscione il quale recitava “Basta miliardi sponsor e televisioni, il calcio è del popolo e non dei padroni”. E invece ogni anno il “popolo” si ritrova – gli ultras in primis – a dover dibattere e “combattere” contro un problema che solo chi va allo stadio considera tale, mentre per chi governa lo sport, il calcio in tv è semplicemente un modo atto a incrementare gli introiti e porre fronte alla spinosa questione del teppismo calcistico, come se chi è follemente innamorato della propria squadra verrà persuaso a non recarsi alla partita, “perché tanto la danno su Stream o Tele +”.

Il giocattolo calcio insomma pare sempre più avere le sembianze di un burattino i cui fili vengono mossi dalle tv: riusciremo a fermare la “danza schizofrenica” del nostro amato burattino? I tifosi da tempo hanno “alzato la voce” riguardo i suddetti scottanti temi.
Domenica scorsa è andata in onda l’ennesima protesta – nel bel mezzo di queste settimane in cui si fa un gran parlare di decreto “spalma debiti” (o spalma Irpef), ulteriore atto della crisi nera del pallone – ad opera delle curve nostrane che hanno gridato il loro “NO” forte, deciso e civile contro questo stato di cose. Tre esempi.

I perugini, rivolti ai laziali, hanno scritto “A noi ce salva Cosmi…a voi Berluskoni”, i tifosi del Siena hanno esposto l’irriverente “I debiti non sono nutella”, mentre la gradinata sampdoriana ha puntato l’indice contro tutti i “mali” della palla pezzata: “Doping Fidejussioni Ripescaggi Repressione Plusvalenze Caro-biglietti IL CALCIO MODERNO”.
Non basta, però chissà…

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