La Samb esce ridimensionata da quello che doveva essere il match del rilancio.

Un passivo così pesante contro una diretta concorrente, se non limita le reali possibilità di raggiungere i play off, sicuramente lo rende più difficile.

Tanto per intenderci, nulla è compromesso: mancano sette partite al temine del campionato e l’ultima volta che ne abbiamo vinto uno, la posizione in classifica a questo punto della stagione, non era certo meglio di quella che occupiamo adesso.

La cosa più grave non è dunque nel risultato, ma su come questo è maturato.

La scarsa tenuta fisica dei giocatori è l’atteggiamento di un allenatore che, dopo il 2 a 0 ha preferito tirare i remi in barca piuttosto che provare ad aggiustare le cose o a limitare i danni, potrebbero essere l’ostacolo più grande tra la Samb e gli spareggi.

Aldilà degli indiscussi meriti del Benevento, la Samb è andata nel pallone dopo il 2 a 0 subito nei primi minuti del secondo tempo e da li si è fatta notte fonda.

I problemi erano sotto gli occhi di tutti: Petterini che pur avendo di fronte uno dei giocatori di fascia più in forma della categoria, ha continuato ottusamente a farsi avanti, invece di preoccuparsi di limitare i danni, Pedotti e Cottini si sono spostati in avanti ogni volta che la Samb batteva un calcio piazzato, lasciando il fianco al contropiede del micidiale Molino.

Gli schemi sono saltati tutti insieme e sia Napolioni che Filippi hanno girato a vuoto per l’intera ripresa, nella vana ricerca di un lancio efficace per Borneo e Fanesi.

Dopo aver inserito Martini al posto di Martusciello ad inizio di secondo tempo, mister Vullo è rimasto impassibile, non ha fatto ulteriori cambi, rassegnato al fatto di aver una squadra con poca autonomia a livello fisico, che in qualsiasi caso non sarebbe stata in grado di controbattere le folate dei beneventani.

Il ragionamento che abbiamo potuto evincere (a pensar male, non si sbaglia mai) era di questo tipo: “mi ritrovo una squadra che non corre, non mi chiedete miracoli?.

Il problema è che noi ai miracoli ci siamo abituati.

Con tutto quello che è successo quest’anno, si potrebbe fare un film (e non è detto che un giorno qualcuno…) a cui lei signor Vullo ha il dovere di dare un finale.

Proviamo a riepilogare la sua sceneggiatura: dopo il burrascoso finale dell’anno prima, la squadra parte ridimensionata. Il giovin Gaucci arriva e tra i fischi decreta: “si punta sui giovani, cercando di fare meglio possibile?.

La squadra è affidata ad un esordiente, che predica il calcio champagne!

La folla è in tumulto ma con le tre, quattro, a volte cinque punte di Trillini, inizia a divertirsi e pian piano comincia a dare fiducia alla squadra.

Anche la proprietà inizia a crederci e arrivano due rinforzi di categoria (Martusciello ed Esposito), che dovrebbero dare quel tocco di esperienza in più all’ambiente (che poi saranno impiegati con il contagocce è un’altra storia).

Là davanti, la Samb è esplosiva: Zerbini e Scandurra macinano gol a volontè, i tifosi sognano con una coppia di bomber senza precedenza, ma il salto di qualità non arriva.

I rossoblù vincono in trasferta ma perdono in casa, quando dovrebbero essere proprio loro a fare la partita.

I tifosi se la prendono con il tecnico e di riflesso con la società, rea di non prendere rimedi.

E’ la frattura..

Alessandro Gaucci giura di non mettere mai più piede a San Benedetto e smobilita il gioellino che aveva creato, senza però rimuovere il tecnico.

Inizia il tutti contro tutti: prima i tifosi contro Gaucci, poi Gaucci contro l’amministrazione comunale, e i tifosi contro la stampa. La situazione diventa ingestibile, ma la squadra, trincerata dietro un isterico silenzio stampa, non affonda.

Quando tutto sembra sull’orlo di un precipizio, un gruppo di tifosi tenta il colpo di coda: la pace con Big Luciano, scavalcando il figlio Alessandro, nella gestione diretta della società.

Lucianone accetta la chiave della città dai tifosi, continua a guardarsi in cagnesco con il sindaco (spunto buono per un eventuale sequel) e rimbastisce comunque una rosa competitiva con il bomber Borneo e Max Fanesi.

Manca un tassello, ovvero quel mister Trillini pomo della discordia. Big Gaucci arriva a San Benedetto per suggellare il nuovo accordo con i tifosi e il Giulianova strappa un risicato zero a zero al Riviera.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso: a furor di popolo Trillini, viene esonerato e in conferenza stampa stupisce tutti rinnovando gratitudine e stima a chi lo aveva portato a vivere la dissaventura appena conclusa.

A questo punto entra in scena lei, mister Vullo (a seconda di come andrà a finire potremmo scegliere come interprete Lando Buzzanca o Antonio Banderas, n.d.r.)

Nessuno le chiede un lieto fine, ma in ogni buon film che si rispetti deve esserci suspense.

Lasci stare la preparazione atletica, sarà probabilmente una buona scusa se tutto andrà storto.

Questa Samb è la sua Samb e deve portarla nei play off, con le buone o con le cattive

Luigi MAria Perotti

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