Gli abitanti di Grottammare possono dirsi orgogliosi delle attività svolte dalla loro Amministrazione Comunale: perché oltre al grande evento rappresentato dalla mostra di Pericle Fazzini, potranno ammirare ed entrare per la prima volta nel Torrione, luogo finora pericolante che così restaurato, costituirà un elemento di vanto per la cittadina della Riviera delle Palme.

È proprio quello su cui ha puntato il dito il sindaco di Grottammare Luigi Merli, che ha asserito come “per una cittadina di quindicimila abitanti la mostra di Pericle Fazzini assume un grande rilievo, sia perché viene ospitata nella città che ha dato i natali al grande scultore, sia perché si svolge in un luogo che finora era rimasto abbandonato, il Torrione della Battaglia, che sarà restituito all’intera popolazione. Inizia così la creazione di un percorso museale che ospiterà due sale espositive; e tutto questo è stato reso possibile grazie anche al contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.?

L’area, restaurata grazie ai finanziamenti ottenuti per il piano di riqualificazione urbana, presentava un elevato livello di degrado urbano, ed il ripristino del vecchio borgo, possibile grazie anche all’ente attuatore dell’iniziativa, l’Iacp, l’Istituto Autonomo delle Case Popolari, ha ridato vita a tutto lo spazio limitrofo: “l’obiettivo – ha tenuto a specificare il vice presidente dell’ Iacp, Ferdinando Venierinon è stato solo quello di restaurare l’intera area, ma quello di ripopolare il territorio attraverso nuovi appartamenti, inserendo nuovi negozi e incentivando in questo modo anche il restauro delle abitazioni da parte dei privati.?

Un contributo molto importante è stato quello offerto dalla Fondazione della Carisap, che presente alla conferenza nella figura di uno dei consiglieri di amministrazione, Domenico Malavolta, “ha reso possibile non solo l’acquisto di una gran parte delle opere di Pericle Fazzini presente alla mostra, ma anche la promozione turistica per la città stessa: nella settimana precedente l’apertura della mostra, in prima pagina su Canale 5, nella striscia mattutina su scala nazionale, si potrà assistere ad un breve spot pubblicitario che legherà la figura dello scultore, il comune di Grottammare e la Fondazione Carisap, che ha contribuito alla realizzazione dell’evento. La Fondazione ha seguito molto da vicino le fasi del progetto – continua Malavolta – sia per quanto riguarda la mostra natalizia che questa riguardante l’opera più famosa di Fazzini, la Resurrezione.?

“La caratteristica del museo ospitato nel “nuovo? Torrione – afferma l’assessore alla cultura Stefano Fabbioniè la dinamicità: si vuole puntare non alla semplice staticità del museo, ma ad integrare la collezione con altre opere, a farle girare, e a rinnovare le esposizioni con altri eventi?.

“La collezione di Pericle Fazzini, essendo molto consistente, è stata divisa in ambiti tematici: mentre la prima parte è stata presentata nella mostra inaugurata a Natale, questa sezione dedicata alla Resurrezione è caratterizzata dall’opera più nota dello scultore, vista da milioni di persone perché, ospitata nella Sala delle Udienze, la Sala Nervi, fa di sfondo al trono papale durante le udienze.?

L’opera – continua il prof. Valerio Rivosecchi, uno dei più importanti studiosi di Fazzini – che ha richiesto dodici anni di lavoro, dal 1965 al 1977, è stata fortemente voluta da Papa Paolo VI un vero appassionato di arte contemporanea tanto che, durante un periodo giovanile era stato a Parigi ed aveva frequentato i surrealisti. Inizialmente era stato Nervi, l’architetto della Sala, a non volere Fazzini perché non doveva esserci nulla a turbare la semplicità della Sala; la prima ipotesi proposta dallo scultore marchigiano prevedeva due finestre laterali da cui uscivano due angeli che diffondevano il verbo divino, e per la prima volta il progetto viene documentato in una mostra; successivamente si pensò di risparmiare sui costi e venne inserito alle spalle del Papa un arazzo di scuola raffaellesca del Cinquecento; ma la volontà di Paolo VI prevalse, e si continuò a lavorare all’ opera di Fazzini, che lui stesso definì “un’esplosione nucleare in un uliveto?. Per indagare in maniera scientifica l’opera di Fazzini si sono ricostruiti i rapporti dell’artista con la Chiesa, grazie alla collaborazione di Mariano Apa.?

Opera dalle dimensioni maestose, per la quale si impiegarono quattrocento quintali di bronzo, per la cui esecuzione a cui lavorò anche una troupe di scenografi della Rai per allestire le impalcature fu liberata una chiesa in Via della Conciliazione. Per lavorare Fazzini utilizzando per la creazione del polistirolo che modellava attraverso chiavi elettriche lunghe tre metri. Sebbene il primo progetto per l’opera si sviluppava in orizzontale, fu Nervi a impedire l’ingombro di così tanta parte della Sala, ed a spingerlo a lavorare più in profondità, passando così da un bassorilievo ad una versione tridimensionale.

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