Allacciate le cinture, questo sabato la biblioteca di Sambenedetto Oggi vi porta a Verona! Niente autostrade o ferrovie, basta un libro, esattamente quello di Tim Parks, “Questa pazza fede – L’Italia raccontata attraverso il calcio” (titolo originale: “A season with Verona”, edito nel 2002 da Giulio Einaudi), e sarete in Veneto, nella città che ha fatto la storia del calcio “provinciale”, quella stessa città che nel lontano 1985 ha avuto la gioia ma soprattutto l’onore di fregiarsi del titolo di Campione d’Italia…Verona, non Milano, Torino o Roma…

Da qui vi addentrerete, accompagnati dall’autore – un inglese nato a Manchester ma residente a Verona da più di vent’anni e innamoratosi dell’Hellas – nel fantastico (a suo modo) mondo ultras, di cui le ex Brigate Gialloblu di Verona sono senz’altro una brillante e fantasiosa espressione.

Il libro è dedicato a loro, “ai butei che viaggiano con il pullman dello Zanzibar” – lo Zanzibar è il luogo d’incontro dello zoccolo duro dei tifosi gialloblu – a coloro che ufficialmente non sono più Brigate (auto-scioltesi nel ’91, l’anno in cui ricorreva il ventennale, in virtù della durissima repressione attuata nei loro confronti da forze dell’ordine e magistratura), ma che ne conservano e ne portano avanti orgogliosamente lo spirito e lo stile.

Uno stile tutto particolare, assai goliardico e scanzonato, che talvolta appare truce, ma che a coloro i quali hanno dimestichezza con le “logiche ultras” affascina e coinvolge in maniera indicibile.

L’autore, tifoso del Verona, segue il campionato di serie A dell’Hellas edizione 2000/2001, insieme alle ex Brigate, lo fa in casa come in trasferta. 34 partite più il drammatico spareggio con la Reggina, 17 trasferte tutte da raccontare, i cori, gli striscioni, i fumogeni, gli sfottò, i “riti”, l’ironia tipicamente veronese – “veronesi tuti mati” recita un famoso proverbio veneto – le frasi in dialetto, le scritte tratte dal “muro” del sito internet, i gruppi della Sud (come i Piu-mati o la Banda Loma), le coreografie, le magie di Camoranesi e i gol di Mutu, l’adrenalina dopo un gol, la depressione “post-sconfitta”.

Da Bari (prima trasferta del torneo) a Reggio Calabria (gara di ritorno dello spareggio per rimanere in A), per rendersi conto “di essere diventato, contro ogni previsione, parte di questo gruppo. O almeno di esserne accettato all’interno”, un viaggio lungo una stagione dentro la “pazza fede” che accomuna l’Italia intera.
Un itinerario sofferto, ma anche tremendamente dolce, perché alla fine l’Hellas resta in serie A, per la gioia del centinaio di “butei” scesi fino al Granillo.

Parks avrà nel frattempo conosciuto più da vicino il fenomeno ultras – come magari molti lettori che, da profani, si accingeranno ad aprire questo libro con una certa diffidenza – avrà dipinto in un quadro ideale le figure folli, simpatiche, dissacranti che albergano nelle 400 e più pagine, avrà sapientemente alternato aneddoti spassosi, mostrato a se stesso e al lettore le idee, i valori, i “credo”, i “perché” delle ex Brigate e di riflesso di tutti gli ultras italiani.

Leo Colucci, capitano del Verona di quella stagione, ammise: “Per noi i tifosi sono come il motore in una macchina, senza di loro non faremmo strada. Sono quelli che ci danno la spinta quando si mette male, se non fosse per loro non so come ce la caveremmo”; mi pare di intravedere il buon Tim Parks, immerso in un ideale sorriso, spiegare che si tratta di religione, di fede, di una “pazza fede”…

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