Acquaviva Picena, 23 febbraio 2004

Tarcisio Infriccioli è il sindaco di Acquaviva Picena dal giugno 2002: candidato indipendente sostenuto da una maggioranza di centrodestra, forse proprio questa sua posizione (politica ma non partitica) gli permette di vedere la situazione della sua città e del territorio della “Riviera delle Palme? in maniera ancor più nitida: e difatti dichiara espressamente di coltivare buoni rapporti con le giunte degli altri comuni della zona, indipendentemente dal colore di schieramento. Infriccioli ha anche una notevole consapevolezza del ruolo e dei benefici che Acquaviva, così come gli altri comuni della nostra “Città Grande?, può avere nel caso si arrivasse ad una Unione di Comuni; è consapevole, altresì, che esistono delle resistenze culturali (chiamiamole “conservatrici? nel senso proprio, non politico) all’idea di una gestione coordinata di tutti i comuni che orbitano attorno a San Benedetto. “Andiamo nelle scuole, cerchiamo di spiegare ai ragazzi la bontà di un progetto simile?, dice Infriccioli. Come non condividere?

In qualità di Sindaco di Acquaviva Picena, ritiene utile lavorare per una maggiore coesione delle politiche amministrative dei comuni della zona?

“È certamente un discorso molto valido. Forse occorreranno tanti anni, probabilmente un paio di generazioni, ma non vedo altra via di sviluppo per questi comuni, in special modo per i più piccoli che da soli non riuscirebbero a garantire i servizi necessari per i propri cittadini. Questo è infatti un aspetto centrale: con la riduzione dei trasferimenti statali, probabilmente un comune quale San Benedetto resterà a galla, ma noi affonderemmo.?

Secondo lei quali prerogative di intervento dovrebbe avere questa ipotetica “Città Grande??

“Bisogna gestire il territorio in un modo che attualmente né il grande né il piccolo comune ne sono capaci. Parliamo del controllo della malavita, dei traffici di droga, delle politiche sociali, e soprattutto di gestione comune dell’economia locale. Qui ad Acquaviva, più di trenta anni fa, sono sorte due zone industriali, grazie al supporto del Governo e soprattutto al momento molto fiorente di tutta l’economia italiana. Abbiamo una zona industriale sul Lungalbula, e un’altra in prossimità di San Savino. Ma l’epoca è finita, è cambiato il sistema commerciale e occorre cambiare anche a livello amministrativo. Bisogna anche tener presente l’importanza del turismo: se riuscissimmo a coordinare tutto il nostro territorio, dal mare alle specificità dell’entroterra, garantiremmo alla nostra zona un futuro turistico per almeno altri trenta anni. In tutti questi campi avremmo benefici sia in termini di spese ridotte che di gestione più efficiente.?

Perché, dunque, non dare attuazione a questa Unione di Comuni?

“Devo dire che troviamo, su questa strada, anche diversi ostacoli. Il principale è di carattere culturale, legato alla mentalità e all’ambiente del paese dove si vive: cambiare non è mai facile. C’è il timore di essere scavalcati, di non poter più governare il proprio futuro e anzi, probabilmente, l’impresa più difficile sarà convincere i cittadini che questa operazione porterà buoni frutti, sia economici che di gestione complessiva. Molti potrebbero preferire lo status quo rispetto alla novità, anche se possiamo immaginare già che la vita dei nostri cittadini cambierebbe in meglio.?

Tuttavia, nei nostri sondaggi on-line, abbiamo riscontrato circa il 90% di risposte favorevoli, anche se non si tratta ovviamente di un campione perfettamente attendibile…

“Questo è un dato che deve confortare, anche se bisogna dire che in alcuni argomenti una città come San Benedetto, che è abitata anche da tante persone che un tempo vivevano nell’entroterra, può essere più pronta alla novità rispetto ai paesi limitrofi, dove si è maggiormente legati al luogo di nascita. Occorre una preparazione graduale verso questo tema: occorrerebbe anche andare nelle scuole per far condividere ai ragazzi queste idee, in modo che un giorno troveremo cittadini preparati rispetto a questo passaggio.?

Crede che la strada praticabile possa essere quella dell’Unione (delega di alcune competenze a “Giunte intercomunali) o quella della Fusione (un unico sindaco per tutto il territorio esistente)?

“Penso che parlare di Fusione possa essere prematuro. Oltretutto, il controllo dell’intero territorio, delle sue caratteristiche anche culturali, deve essere effettuato capillarmente, e non può essere delegato a dei semplici funzionari. Ci sarebbero difficoltà, da parte di una sola persona, a conoscere la situazione complessiva.?

Riesce ad individuare l’ambito territoriale su cui realizzare questa Unione?

“Bisognerà studiare dettagliatamente la dislocazione degli abitanti, che non dovranno eccedere nel numero, e anche la posizione e la quantità delle attività economiche. E unire quei comuni che presentano una notevole affinità economica, sociale e anche culturale. Stando attenti a non escludere alcuno che abbia i requisiti per essere coinvolto nell’operazione.?

Quali sono i rapporti del comune di Acquaviva con i paesi vicini?

“Sono ottimi, e ogni qualvolta abbiamo avuto bisogno di collaborare con altri comuni abbiamo trovato sempre la massima disponibilità. L’abbinamento tra Acquaviva e San Benedetto, per questioni legate al turismo e al lavoro dei cittadini, è un fatto assodato. Non ho inoltre avuto mai alcuna difficoltà ad interfacciarmi con le altre amministrazioni, indipendentemente dagli schieramenti di governo: parlo ad esempio di Martinelli di San Benedetto, Ruggieri di Monteprandone, D’Erasmo di Ripatransone, D’Angelo di Offida. È finito il tempo dei campanilismi, non possiamo più farci le guerre l’un contro l’altro, come fossimo rimasti al Medioevo!

Una domanda “di colore?: quale nome darebbe alla “Città Grande??

“Non è facile scegliere il nome più adatto, ma è un argomento sul quale c’è il tempo per riflettere. La denominazione dovrebbe essere Unione di Comuni di…e vedremo di riconoscerci su di un nome che piaccia a tutti!?

ppf

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