Negli ultimi venti anni il Taranto ha disputato sei tornei di B (dal 1984 al ’92), tanta C, e pure lo smacco dei Dilettanti per una società nata nel 1926, di tradizione, seguita da una tifoseria di spessore notevolissimo. Da serie A, senza dubbio. Numeri, calore, passione, attaccamento, amore folle. Questa Taranto ed i suoi tifosi, una realtà – a mio avviso la migliore in Puglia – che potrebbe fare invidia a molte “piazze” dell’ Italia calcistica.

L’Erasmo Jacovone, stadio intitolato ad un ex giocatore rossoblu scomparso tragicamente in un incidente stradale, è da sempre teatro di grandi dimostrazioni d’affetto da parte di una tifoseria assai fedele agli jonici. Costruito nel ’65, capiente per 27.500 posti, è uno dei punti di forza di questa società che fa del calore della sua gente un’ “arma” da utilizzare contro i rivali di turno.

La città pugliese sale alla ribalta delle cronache sportive molto presto poiché protagonista, nel lontano 1947, di scontri epici nel corso di un Taranto-Salernitana che costa ben cinque giornate di squalifica allo stadio. Otto anni più tardi, nel ’55, il popolo di fede rossoblu invade la “nemica” Bari con 15.000 tifosi al seguito!

Il tifo tarantino affonda dunque le sue radici in un passato assai remoto; la curva rossoblu alla fine degli anni Settanta vede la nascita di gruppi quali Collettivo, Rebels Korps ed Angeli della Sud. Attualmente al timone della curva si registrano le presenze di Ultrapaz, Gruppo Zuffa e Krazy Group, oltre ad una serie di entità minori, quali su tutte Teste Matte ‘91, Vecchia Guardia 1977 e Menti Perse.

Le rivalità più sentite della Nord sono quelle con Pescara – scontri si sono verificati anche l’ultima volta che le due tifoserie si sono incontrate, ovvero nel campionato 2002-03, in quel di Pescara – Salernitana e Verona. Gemellaggi veri e propri non esistono, ma ci sono delle amicizie con i tifosi di Turris e Napoli. Aggiungo che dopo la partita di andata dello scorso 5 otttobre, un rapporto di amicizia potrebbe nascere anche con i tifosi di casa nostra, in virtù soprattutto dello striscione di solidarietà ultras esposto dall’Onda d’Urto: “Taranto società più rispetto per gli ultrà”.

A proposito di società, quella pugliese, versa ormai da due anni in una situazione diciamo…poco chiara (eufemismo!). Pieroni, patron anche dell’Ancona Calcio, azionista di maggioranza e poi Giove, possessore del 40% delle azioni del sodalizio jonico.

La passata stagione fu sì contrassegnata da numerosi atti di aperta contestazione nei confronti della dirigenza, ma dalla scorsa estate – con una squadra che in pieno agosto non era ancora tale per via dei “tentennamenti” in sede di mercato e le poco chiare intenzioni societarie – la ribellione della tifoseria organizzata ha ormai assunto i connotati dell’ufficialità, con manifestazioni di protesta rivolte a quell’Ermanno Pieroni capace di sedersi per l’ultima volta sui seggiolini della tribuna dello Jacovone, il 9 giugno 2003, data della sfida play off contro il Catania.

Gli appena 523 abbonati dell’attuale campionato sono un segnale inequivocabile riguardo lo stato d’animo di una tifoseria che si sente presa in giro e poco rispettata. Ecco allora che il popolo rossoblu ha “alzato la voce” in diverse circostanze , a partire dalla torrida estate appena trascorsa.

30 agosto 2003. Una nutrita delegazione di ultras della curva Nord si reca ad Ancona, organizzando un corteo verso la sede della società dorica, allo scopo di chiedere un incontro con Pieroni. Non saranno accontentati…

Ottobre 2003. Alla vigilia della trasferta di San Benedetto del Tronto, lo stesso Pieroni dichiara di non avere intenzione di spendere più neanche un centesimo per i colori rossoblu! Un manipolo di ultras interrompe l’allenamento della squadra, invitando i giocatori a non partire per le Marche.

6 gennaio 2004. Prima, durante e dopo la partita interna contro la Vis Pesaro, la tifoseria organizzata attua l’ennesima forma di protesta nei confronti di Pieroni e di una “società fantasma”. Alle 14.30 lo stadio ospita meno di un migliaio di persone: i tifosi hanno deciso di non voler dare più soldi a chi non rispetta il proprio amore ed i propri sacrifici per il Taranto Calcio. Nella balaustra della curva campeggia una sola scritta: “Ribelliamoci a questa società. Riprendiamoci la nostra dignità”. La gradinata invece aggiunge: “Ci avete rotto il ca…lcio!”. Dopo la gara parte la manifestazione che si snoda per le vie cittadine (ci saranno anche degli scontri con le forze dell’ordine), con slogan contro la dirigenza e qualche striscione tenuto dagli ultras, tra cui “Pieroni, illuminaci: datti fuoco!” e “Nessuna pietà per chi inganna la città”.

Da allora lo Jacovone assiste impotente alla diserzione da parte degli ultras tarantini; allo stadio sono presenti quei 2-3.000 che intendono comunque seguire il Taranto, a prescindere dalla situazione societaria.

Il match tra pugliesi e marchigiani sembrava dovesse disputarsi in campo neutro in virtù dei fatti di domenica scorsa, in quel di Martina Franca, dove si giocava il derby tra Martina e Taranto. I tifosi rossoblu (circa un migliaio), nell’intervallo, quando la squadra era sotto di due reti, hanno distrutto seggiolini e gettato in campo, insieme a quest’ultimi, fumogeni, petardi, bottiglie e aste di bandiere. Sul rettangolo di gioco sono poi finite due porte d’ingresso.

La partita nel secondo tempo è iniziata con un quarto d’ora di ritardo e nelle ore successive sono stati diffidati due tifosi jonici. Probabile che nei giorni a venire tale provvedimento raggiunga altri ultras tarantini.

Alla fine lo Jacovone, già diffidato, non è stato squalificato, ma alla società è stata inferta una multa pari a 5000 €.

Per chi raggiungerà la Puglia in auto o pullman, sarà necessario, dopo l’uscita dal casello autostradale dell’A14, imboccare la SS7, mentre a coloro i quali preferiranno il treno, ricordiamo che lo stadio, situato in via del Lago di Como, dista dalla stazione all’incirca 5,5 chilometri.

MICHELE NATALINI

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