SECONDA PARTE

Come Sambenedettoggi, da tempo, ribadiamo la necessità di queste azioni. Tuttavia, pur con le elezioni provinciali alle porte, non ci sembra che questo sia un tema che attrae la discussione dei politici locali, nonostante – i nostri sondaggi on-line lo confermano – che sarebbe una battaglia apportatrice soprattutto di consensi…

Al contrario di quello che potrebbe ritenere un osservatore inesperto, l’unione di questi comuni non è un’utopia. L’unico ostacolo che si frapporrebbe alla sua realizzazione è di natura culturale. L’unione della “Riviera delle Palme” imporrebbe un cambiamento totale degli attuali schemi politici e innalzerebbe vertiginosamente il livello della discussione pubblica. Certo, ci sarebbe sempre chi, abituato alla bassa politica, troverebbe faticosa questa mutazione: ma chi non si informa, chi non studia, chi da sempre viaggia a vista e affronta soltanto i problemi congiunturali, non è utile per queste città. Non darei comunque troppo peso alla campagna elettorale per la Provincia, che tra tutte le istituzioni è quella meno sentita dal cittadino.

Da ex assessore, seppur estraneo alla usuale “carriera politica”: questo argomento può essere aggregante per i vari schieramenti?

La destra, il centro, la sinistra, devono scuotersi e fornire i loro “cervelli” più innovativi e capaci: la creazione di una grande città diventerà una prospettiva trasversale alle forze politiche! Conosco diversi personaggi politici di valore, in entrambi gli schieramenti, che adesso sono come frenati: ma nelle prossime campagne elettorali occorrerà che gli elementi migliori dei vari schieramenti guidino questa iniziativa e la inseriscano stabilmente nel programma di governo locale, altrimenti le loro stesse forze politiche saranno penalizzate dall’immobilismo a cui li costringono!

Quali sarebbero i principali benefici per l’unione di comuni della nostra “Riviera delle Palme” ?

Innanzitutto lo stato garantisce, per le unioni di comuni, delle entrate superiori del 15% rispetto ai trasferimenti che da queste giungono a Roma. Se le imposte che paghiamo sono pari a 100, lo Stato ci darà 115. E non è poco. Si avrebbe poi un notevole innalzamento culturale, anche nelle scelte economiche: la nostra è un’area dotata di eccellenti vocazioni territoriali (il turismo, la pesca, l’agroalimentare, l’artigianato di qualità), e soprattutto la zona costiera continua ad essere dinamica ma riceve invece, dalle istituzioni sovraordinate, soltanto i rimasugli: pochissimi finanziamenti, pochissima attenzione. Una città che per popolazione sarebbe la terza delle Marche dopo Ancona e Pesaro conterebbe molto di più. Non dimentichiamo poi i benefici di cui si gioverebbero tutti i cittadini: che senso ha lavorare, ad esempio, a tanti piccoli Piani Regolatori? Quanto è più affascinante lavorare ad un Piano Regolatore d’Area? Le nostre industrie, inoltre, si rapporterebbero ad una unità territoriale adatta a favorirne uno sviluppo armonioso e solido, mentre ora rischiamo di diventare definitivamente un territorio colonizzato dai capitali non autoctoni per mancanza di respiro economico ma anche politico-culturale! Infine: già oggi ci sono molti settori in cui questi comuni lavorano insieme: il Parco Marino, la Capitaneria di Porto (l’unica tra Ancona e Pescara), il trasporto (con la Start), il turismo (con il Consorzio “Riviera delle Palme”), l’Agenda 21, l’Ambito Sociale 21, la gestione dei rifiuti (con la Picenambiente) e tanti altri! Perché non gestirli, finalmente, in maniera unitaria?

Se davvero si cominciasse a lavorare ad un’Unione di Comuni, quanto tempo occorrerebbe per concretizzarla? E un dettaglio tutt’altro che formale: quale nome dare a questo territorio?

Credo che in due-tre anni, se ci si impegnasse seriamente, potremmo arrivare ad una effettiva unione. I comuni della zona vedono assolutamente di buon occhio questa ipotesi: bisognerà discuterne nelle prossime campagne elettorali. Riguardo al nome, non ci ho ancora pensato: la denominazione Truentum, antico nome di San Benedetto, non mi dispiacerebbe.

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