Certe cose, le può capire soltanto chi ama il ciclismo. Il mondo si divide tra chi sente il proprio cuore palpitare vedendo i volti tirati dei corridori che s’arrampicano su un Mortirolo, su un Gavia, su un Pordoi, su un’Alpe d’Huez, su un Galibier, e chi non si emoziona di fronte a tanta eroica fatica.

E tutti quelli che amano il ciclismo (spesso si tratta di un amore romantico, fanatico, unico), hanno amato Marco Pantani, il Pirata con la bandana, l’orecchino, il pizzetto, le orecchie a sventola, che ha fatto palpitare i cuori di questi fanatici come, negli ultimi venti anni, non è riuscito a nessun altro campione di nessuna altra disciplina sportiva. Almeno così crede chi scrive, per esperienza personale.

Ricordo ancora benissimo le prime vittorie di Pantani al Giro d’Italia del 1994, quando scalzò El Diablo Claudio Chiappucci dal comando della Carrera con delle imprese che già allora lo distaccavano dai freddi computer (anche se sempre grandi campioni) come Indurain e Armstrong: questi ultimi immensi ma calcolatori, freddi, manageriali, il Pirata irrazionale, caldo, pulsante fuoco ad ogni tornante.

Ricordo poi i successi al Tour ma anche la tanta sfortuna che lo accompagnò negli anni successivi; ricordo il suo terzo posto nel mondiale colombiano.

Ricordo soprattutto che, dopo aver vinto il Giro d’Italia nel 1998, stroncando Zulle e Tonkov, aspettavamo con ansia il Tour successivo, anche perché dovevamo mostrare, agli eterni rivali francesi, che loro potevano sì eliminarci dal Mondiale (e poi vincerlo), ma noi quest’anno ci saremmo vendicati con il nostro Pirata. E così fu.

Ricordo, purtroppo, quel 5 giugno 1999, l’eliminazione dal Giro per tasso di ematocrito troppo alto. Eppoi tutto il resto: in queste ultime ore, la vita del Pirata è stata riproposta, discussa, scritta e analizzata momento per momento, da quel Giro del 1994 alla sua tragica morte avvenuta a Rimini sabato sera.

Non sappiamo cosa sia accaduto, non sappiamo cosa accadrà. Ma noi avremo per sempre, con noi, l’immagine di quel romagnolo che è riuscito a darci emozioni che in pochi (nessuno?) sono riusciti a regalarci. Addio Pirata.

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