Non mi è mai piaciuto infierire su chi perde e tanto meno vantarmi di aver avuto ragione. Non lo ho fatto dopo che la vicenda Samb-Venturato si è conclusa: avrei potuto fare un piccolo libro con tutte le verità che avevo scritto in quei tre anni. Per ‘vendicarmi’ magari di chi mi riteneva bugiardo e tanto peggio nemico della Samb, l’aspetto che più mi infastidiva in quello sventurato periodo che ha rischiato di azzerare definitivamente settant’anni di meravigliosa storia rossoblu. Ne sono uscito a testa alta ma anche in silenzio.

L’altra sera però, durante la trasmissione del martedì su Radio Azzurra, mi hanno talmente ferito le parole di alcuni ascoltatori che non posso esimermi dal dare spiegazioni. Mi hanno dato del bugiardo, con l’accusa di essermi inventato un incontro che aveva per tema l’acquisto della Sambenedettese Calcio.

I miei precedenti avrebbero dovuto insegnare che Sambenedetto Oggi, una mia creatura sia su internet che su carta, basa la propria credilibilità su tre principi: onestà, obiettività e coraggio (Ai miei collaboratori dico sempre: il mio giornale o si fa così o non si fa per niente).

Stavolta fortunatamente non ci sono voluti tre anni per dimostrare la nostra attendibilità ma soltanto alcune ore: già il mercoledì mattina le pagine locali de Il Messaggero confermavano le mie parole, stessa cosa di seguito per altri organi di informazione nostrana.

Non bastasse, altre accuse ingiustificate per via telematica mi hanno messo in bocca concetti che non ho espresso (mi auguro in buona fede e per via di un equivoco) e che vorrei chiarire: durante la trasmissione radiofonica l’unica volta che ho usato la parola ‘stipendio’ l’ho fatto per dire che, tra i giornalisti locali, io sono l’unico che per ovvii motivi non viene stipendiato e posso provarlo, pur senza nulla togliere a tutti i miei colleghi ‘dipendenti’ che scrivono di Samb perché la ‘piazza’ sportiva sambenedettese lo richiede. Cosa c’entra lo stipendio?

Non bastasse, tra il gruppo di tifosi ultrà che l’altra sera ci hanno aspettato fuori la sede di Radio Azzurra per uno scambio di idee con il sottoscritto, con Luca Bassotti e con Mimmo Minuto in un clima di assoluta civiltà, c’era un ragazzo di nome Giorgio che con me non voleva ragionare ma fare altre cose. Posso comprendere il suo sangue caldo che non deve, però, degenerare in violenza (è sempre sbagliato come le guerre) ma in un colloquio, seppur con toni forti, in cui esporre con decisione le proprie opinioni.

Chiedo perdono a Giorgio se inizialmente, quella sera, il mio spirito di cristiano credente (“Ama il tuo nemico”) non ha preso il sopravvento sulla mia indole di comune peccatore.

Scusate lo sfogo.

NAZZARENO PEROTTI

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